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Il pentito dell'ISIS che consegna la lista dei jihadisti

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Anche l’ISIS ha i suoi pentiti, o almeno i presunti tali, uno di questi è quello noto con il nome di Abu Hamed che ha consegnato a Sky News un archivio con i nomi e i dati personali di 22mila presunti appartenenti all’organizzazione guidata dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Una lista che contiene nomi, numeri di telefono e provenienza di molti di quelli potrebbero essere i terroristi reclutati anche nel nostro continente. Complessivamente sono 51 le diverse nazionalità dei militanti dell’esercito dello Stato Islamico

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Il jihadista pentito durante l’intervista a Sky News

Al comando della struttura militare ci sarebbero ex ufficiali dell’esercito iracheno

I documenti consegnati all’emittente televisiva sono i questionari delle ventitre domande e le schede anagrafiche che tutti gli aspiranti jihadisti devono compilare al momento in cui fanno richiesta di arruolarsi nell’esercito di Daesh. L’uomo che ha consegnato la chiavetta USB ha raccontato di essere passato dal Free Syrian Army, un’organizzazione militare anti-Assad attiva fin dal 2011 alle fila dell’esercito del Califfato islamico. Ma anche la sua militanza tra gli uomini in nero dell’ISIS è durata poco, l’uomo infatti si è sentito tradito quando ha scoperto che alla base dell’ideologia di Daesh c’è ben poco di islamico e nemmeno segue i dettami della Shari’a. Deluso dalla leadership che sarebbe ora in mano a ex ufficiali dell’esercito baathista iracheno fedeli a Saddam Hussein e disilluso dopo aver capito che l’ISIS non poteva essere quello che sperava che fosse Abu Hamed ha trafugato i documenti della polizia segreta di Daesh e li ha consegnati a Stuart Ramsay, corrispondente per Sky News dalla Turchia. Nella lista dei nominativi si trovano parecchi “volti noti” come ad esempio quello di Abdel Bary, il giovane rapper britannico a lungo sospettato di essere Jihadi John, oppure quello di Junaid Hussain, considerato il capo della comunicazione dello Stato Islamco che si è unito all’ISIS assieme alla moglie, l’ex-punk Sally Jones. A quanto pare i documenti sono utili a comprendere non solo il meccanismo di reclutamento ma anche gli spostamenti dei presunti jihadisti che prima di arrivare in Siria sono riusciti a transitare indisturbati per quei paesi che già si sospetta siano i punti nevralgici dei migranti del terrore: Yemen, Sudan, Tunisia, Libia, Pakistan e Afghanistan. Il ministro degli interni tedesco Thomas de Maizièr ha confermato l’autenticità dei documenti ottenuti da Sky News, a quanto pare il governo federale tedesco è in possesso della stessa copia fornita da Hamed all’emittente televisiva e sarebbero stati ottenuti a fine del 2013. Si tratterebbe quindi di documenti non aggiornati ma che sono importanti perché fanno riferimento ad uno dei periodi di maggiore afflusso di foreign fighters nella regione.
 

La cattura dell’esperto di armi chimiche di Daesh

Su un altro fronte invece ieri le forze speciali USA hanno catturato nel nord dell’Iraq uno “specialista” di armi chimiche di Daesh. L’episodio sarebbe avvenuto tre settimane fa ma solo oggi la notizia è stata confermata ufficialmente. Il nome del jihadista è Sleiman Daoud Al-Afari e dagli interrogatori è emerso che era incaricato di sviluppare un programma militare dell’ISIS per la creazione di armi chimiche. Non è chiaro però se Al-Afari fosse il leader dell’intero programma militare o solo di una piccola parte. Grazie alle informazioni ottenute durante gli interrogatori (l’uomo sarebbe detenuto a Irbil, in Iraq) gli USA sono stati in grado di bombardare diverse presunte fabbriche di armi indicate dal jihadista. A quanto pare l’esercito dello Stato Islamico starebbe cercando di fabbricare armi a base di iprite (noto anche come gas mostarda) una sostanza utilizzata dall’esercito tedesco già durante la Prima Guerra Mondiale che non è letale ma che è in grado di causare gravi ustioni a occhi, pelle e polmoni delle persone che vi entrano in contatto. A quanto pare Al-Afari prima di unirsi al Califfato era un tecnico chimico che lavorava per il regime di Saddam Hussein nell’Autorità per l’Industrializzazione Militare dove aveva il compito di condurre il programma per la guerra chimica e bateriologica. Non è la prima volta che si ha il sospeto che Daesh abbia la capacità di utilizzare armi chimiche fino ad ora sono stati riportati una ventina di casi ma pochi sono stati confermati da organizzazioni indipendenti e potrebbero essere anche il frutto di propaganda. Come ricorda The Atlantic l’estate scorsa un proiettile d’artiglieria all’iprite (come hanno successivamente confermato le analisi) era stato sparato contro un’abitazione a Marea, in Siria.