Attualità

Il parroco e il «consenso informato» per le lezioni gender a scuola

A Lambrate nella parrocchia di San Martino in via dei Canzi un parroco, Don Luigi Badi, ha inviato ai genitori una lettera da consegnare alle scuole che frequentano i figli nella quale si diffidano gli insegnanti a fare lezioni gender o di sesso a scuola. La lettera, pubblicata su Facebook:
gender lezioni sesso 2
gender lezioni sesso 1
Il testo della lettera è questo:

All’ Ufficio Protocollo dell’Istituto…
Al Dirigente Scolastico,
Al Consiglio d’Istituto
Oggetto: Consenso informato
Egregio Dirigente/ Gent.ma Dirigente,
i sottoscritti, genitori dell’alunno/a ………………………, frequentante la classe ………… di codesto Istituto, nell’esercizio del loro diritto inviolabile e fondamentale all’educazione,
VISTO
– l’art. 26, terzo comma, della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli;
– l’art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo: «Lo Stato, nel campo dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche»;
– l’art. 30 della nostra Costituzione: «E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio».
– la Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e la sicurezza e garantire l’accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n.31)
– le “Linee di Indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa” diramate dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il 22 novembre 2012 che espressamente invocano il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa»;
CHIEDONO
– che la scuola notifichi loro con congruo anticipo e per iscritto la programmazione di ogni lezione, progetto, attività didattica che si tiene dentro e fuori l’Istituto, riguardante
a) questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei discenti;
b) campagne contro il bullismo, o le discriminazioni, o il razzismo o la parità di genere;
– che nella notifica sia descritto in modo completo e dettagliato il contenuto dell’attività didattica in questione, i materiali e i sussidi usati, la data, l’ora e la durata della stessa, e ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione dell’attività in questione, al fine di valutare anche i loro titoli;
– che, in mancanza di tale notifica o in mancanza del nostro consenso scritto, nostro/a figlio/a sia esonerato dal partecipare al progetto in questione e dal frequentare le attività ad esso connesse; – che, nell’ipotesi di cui sopra, sia organizzata un’attività didattica alternativa per i ragazzi in questione.
AVVERTONO
– che la presente richiesta viene formalmente inoltrata al fine di poter valutare se dare o meno il consenso alla partecipazione di nostro figlio a tali attività didattiche;
– che, in mancanza delle informazioni richieste o in mancanza del consenso scritto, nostro figlio dovrà essere esonerato dal partecipare ai summenzionati progetti formativi e dal frequentare le attività ad essi connesse;
Esprimono, quindi, apprezzamento e gratitudine per il sostegno che la S.V. vorrà in ogni circostanza fornir loro per facilitare l’esercizio libero, democratico e civile dei diritti di padre e madre, nel rispetto dello sviluppo della personalità del loro figlio/a, garantito dall’art.3, secondo comma, della Costituzione.
Data Firma
 

Il parroco, interpellato da Repubblica, ha detto che nell’iniziativa non trova nulla di strano: “Non ho imposto nulla, ho solo distribuito un foglio che mi è stato dato da un genitore, poi le famiglie del catechismo possono scegliere se usarlo o buttarlo. Io rispetto la laicità della scuola pubblica, ma solo la famiglia è titolare dell’educazione sui temi della sessualità, che sono fuori dai programmi ministeriali. Per parlarne in classe, bisogna che le famiglie siano informate e autorizzino”.

Leggi sull’argomento: La circolare del ministero contro la bufala del gender a scuola