Attualità

Il paese che sta sconfiggendo Ebola

La Nigeria potrebbe essere il primo paese, tra quelli colpiti dall’epidemia di Ebola, a poter dichiarare la fine dell’emergenza sanitaria. A farcelo sapere è un comunicato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A scanso di equivoci è bene dirlo subito: la situazione in Nigeria è ritenuta incoraggiante dagli esperti dell’OMS ma questo non significa che il paese africano si possa dichiarare Ebola free, diciamo che i dati sono incoraggianti e che se la tendenza osservata rimarrà costante fra non molto un comitato di sorveglianza epidemiologica potrebbe dichiarare finita l’epidemia di Ebola in Nigeria.

Se la sorveglianza attualmente in attiva per individuare nuovi casi continuasse a non individuare nuovi casi allora l’OMS dichiarerà la fine dell’epidemia di Ebola in Senegal il giorno venerdì 17 ottobre. Allo stesso modo ci si aspetta che la Nigeria supererà i 42 giorni necessari, con le misure di sorveglianza attiva e nessun nuovo caso riscontrato, il giorno lunedì 20 ottobre.

 
QUALI SONO I PARAMETRI ADOTTATI DALL’OMS
Il comunicato dell’OMS fa riferimento ad un periodo di 42 giorni che devono necessariamente trascorrere dall’ultimo caso di Ebola individuato. Dal momento che la durata massima del periodo di incubazione del virus che causa Ebola è di 21 giorni, se nel doppio del tempo necessario all’incubazione le attività di sorveglianza e di monitoraggio della popolazione non riscontrano l’insorgere di nuovi casi di contagio allora l’OMS ha la possibilità di dichiarare la fine dell’epidemia. Gli studi condotti sulle popolazioni dell’Africa occidentale afflitte dall’epidemia di Ebola hanno riscontrato che:

Nel 95% dei casi confermati di Ebola il periodo di incubazione nel periodo tra 1 e 21 giorni; il 98% ha un periodo di incubazione che ricade nell’intervallo tra 1 e 42 giorni.

Naturalmente devono essere rispettati alcuni protocolli di sicurezza molto rigidi, ad esempio tutti gli operatori sanitari che sono entrato in contatto con dei malati, anche solo per pulire le stanze dell’ospedale, devono essere tenuti sotto controllo per 21 giorni dall’ultimo contatto, anche nel caso gli operatori avessero adottato tutte le misure di protezione individuale. Il sistema sanitario nazionale deve poi essere in grado di mettere in atto un protocollo di monitoraggio, supportato da un eccellente capacità diagnostica. Per evitare che alcuni casi sfuggano ai controlli la sorveglianza deve essere attiva e costante.

Mappa con la distribuzione dei casi di Ebola (fonte: extranet.who.int)
Mappa con la distribuzione dei casi di Ebola (fonte: extranet.who.int)

 
EBOLA IN NIGERIA
L’epidemia di Ebola in Nigeria è iniziata il 20 luglio, quando è stato scoperto il primo caso: quello di Patrick Sawyer un cittadino liberiano svenuto dopo il suo arrivo all’aeroporto di Lagos. Fortunatamente  i sanitari hanno subito riconosciuto Ebola e il sistema sanitario nigeriano è stato in grado di mettere in atto in tempi brevi i protocolli di contenimento della malattia. Tre giorni dopo il ricovero di Sawyer le autorità nigeriane (in collaborazione con OMS, UNICEF, Medici Senza Frontier e il CDC) hanno allestito un’unità di crisi per rispondere all’epidemia. I medici che hanno preso in cura il paziente zero nigeriano hanno però dovuto pagare un prezzo molto alto. Come riporta l’Independent 11 dipendenti dell’ospedale presso il quale è stato ricoverato Sawyer hanno contratto la malattia e 4 di loro sono morti (in seguito anche Sawyer è deceduto). Un decreto presidenziale emanato dal Presidente Jonathan Goodluck ha dato pieni poteri alle forze dell’ordine per poter scoprire i casi di Ebola: in questo modo sono state rintracciati circa 900 potenziali casi di contagio che sono stati messi sotto controllo per 21 giorni.
Mappa della diffusione di Ebola in Nigeria (fonte: who-ocr.github.io/ebola-data/)
Mappa della diffusione di Ebola in Nigeria (fonte: who-ocr.github.io/ebola-data/)

 
È stato attivato un complesso sistema di sorveglianza sia delle comunicazioni telefoniche per tracciare i malati sia a livello di interventi di prossimità nei quartieri per tenere sotto controllo tutti coloro che presentavano alcuni dei sintomi. A fianco dell’attività di monitoraggio è stata lanciata una campagna per informare la popolazione:
La campagna informativa su Ebola in Nigeria (Fonte: motherjones.com)
La campagna informativa su Ebola in Nigeria (Fonte: motherjones.com)

Nonostante l’aumento delle infezioni collegate alle persone che erano venute in contatto con Sawyer (passeggeri sul suo stesso volo, staff dell’aeroporto di Lagos, staff della struttura ospedaliera) gli operatori sanitari sono riusciti a contenere la diffusione della malattia limitandola a tre generazioni di pazienti. Un fattore decisivo è stata anche la non prossimità geografica con gli altri paesi africani maggiormente colpiti dall’epidemia di febbre emorragica.
Il grafico illustra il numero di casi di Ebola confermati (19) e probabili (1) in Nigeria nel periodo tra luglio e agosto 2014 (Fonte: CDC.gov)
Il grafico illustra il numero di casi di Ebola confermati (19) e probabili (1) in Nigeria nel periodo tra luglio e agosto 2014 (Fonte: CDC.gov)

Secondo quanto riporta il CDC, al 24 settembre le autorità nigeriane hanno condotto 18.500 visite mediche in tutta la Nigeria per verificare la presenza di focolai di infezione. Come risultato di questa politica di test sono stati rilevato 894 persone che erano entrate in contatto con pazienti di Ebola. Una politica di monitoraggio di questo tipo ha consentito di evitare che Ebola si diffondesse ulteriormente all’interno di un paese di 170 milioni di abitanti. Ma come si è visto il fattore tempo è stato fondamentale, l’aver iniziato immediatamente la quarantena ha permesso di limitare la portata del contagio. Dalla sua però la Nigeria, al contrario degli altri paesi flagellati da Ebola, ha uno dei sistemi sanitari più efficienti dell’Africa occidentale. Infine, come fa notare The Atlantic, la quasi vittoria contro Ebola stride con il fatto che in sei mesi le autorità nigeriane non siano riuscite a liberare le ragazze rapite dai terroristi di Boko Haram. La spiegazione sta nel fatto, ci spiegano, che la lotta contro Ebola è una battaglia che trascende e supera le divisioni etniche del paese, perché Ebola può colpire chiunque.

Dieci infografiche su Ebola


 
Foto copertina: Twitter.com via @NTANewsNow