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Il muro di Idomeni

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La rotta delle migrazioni è costellata di muri e reticolati di filo spinato. L’Europa non fa purtroppo eccezione e quindi nel tentativo di arginare la marea di disperati in fuga dalla guerra in Siria, dall’Iraq sotto il controllo dell’ISIS (ma anche da Iran, Pakistan Afghanistan) l’Ungheria di Viktor Orbán si è rinchiusa dentro le sue paure e il suo odio xenofobo per evitare di essere “invasa”. Anche l’Austria ha iniziato a costruire il suo “muro anti profughi” al confine con il Brennero mentre altri paesi hanno ripristinato muri più “soft”: i controlli alle frontiere interne alla UE, paventando l’abolizione (non solo temporanea) del trattato di Schengen. Alla fine la Macedonia ha deciso di costruire il suo muro per difendersi dai migranti. Lo ha fatto al confine con la Grecia, e i migranti bloccati si sono ammassati all’interno del campo profughi di Idomeni dove la situazione è prossima al collasso.

Un’Europa di confini e barriere

Da tempo la rotta principale dei migranti e dei richiedenti asilo passa per la Grecia: è la rotta balcanica che  Dopo un lungo viaggio via terra attraverso la Turchia e una pericolosa traversata dell’Egeo i migranti arrivano in Europa, la porta è la Grecia ma le destinazioni sono i paesi dell’Europa del Nord, ricca terra dell’opportunità. A Idomeni il viaggio di molti si ferma perché l’esercito macedone sta costruendo una barriera che il solito Orbán vorrebbe estesa a tutto il confine greco-macedone. Qualche tempo fa Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia si sono accordate per mettere un tetto al numero dei profughi che possono transitare attraverso il loro territorio verso la Germania, da queste trattative è stata esclusa la Grecia. Il numero di migranti per il 2016 è di 37.500. In Grecia si stima ci siano attualmente più di quarantamila persone in attesa di varcare i confini, gli arrivi dalla Turchia non cessano il numero delle persone finite in quel limbo che è Idomeni continua ad aumentare. A Idomeni c’erano, quando la barriera ha sigillato il confine macedone, oltre 14mila persone in un campo che – quando venne allestito – era stato pensato per ospitarne al massimo duemila. Quando il confine è stato chiuso le autorità greche hanno deciso che anche il campo non aveva più senso di esistere: i rifugiati avrebbero dovuto essere trasferiti altrove in nuovi campi che il governo sta allestendo a Diavata, a 70 km da Idomeni, a Cherso e a Nea Kavala. Non è facile convincere gli ospiti del campo a trasferirsi, molti di loro non si fidano e ritengono che l’offerta greca di farli salire sui bus per portarli nei nuovi campi sia una sorta di deportazione che finirà con allontanarli dal confine e dalla possibilità di raggiungere la loro destinazione finale. A peggiorare la situazione e le precarie condizioni di vita a Idomeni è arrivata anche la pioggia che ha allagato il campo.

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fonte: MFS Sea via Twitter.com

Vivere a Idomeni

Non è facile descrivere cosa significhi vivere a Idomeni, non solo manca la speranza, manca tutto. Vice ci è stato una settimana e il reportage dal “purgatorio” greco ci racconta di migliaia di persone, ammassate l’una sull’altra al freddo, molte senza i vestiti adeguati, tutte in precarie condizioni igienico sanitarie. I bambini nascono letteralmente in mezzo al fango, come ci mostra questo scatto che ha fatto il giro del mondo.

Guardano film proiettati sulla fiancata di un furgone stando seduti in mezzo al fango


Naturalmente oltre al freddo il problema principale sono il cibo e l’assistenza medica, il primo è fornito dai volontari olandesi di Aid Delivery Mission, un’associazione che si occupa fornire assistenza durante la crisi dei rifugiati. A Idomeni ci sono quaranta persone di ADM che preparano circa ottomila pasti al giorno per i residenti del campo.

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Un volontario di ADM a Idomeni

L’assistenza medica invece è fornita da Medici Senza Frontiere e – occasionalmente – dalla polizia greca. È facile immaginare come a dover ricorrere alle cure dei medici di MSF siano soprattutto i bambini.

Ma la situazione non è esplosa negli ultimi dieci giorni, già a dicembre alcuni richiedenti asilo provenienti dall’Iran avevano iniziato uno sciopero della fame cucendosi le labbra con ago e filo per protestare per le inumane condizioni del campo.

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Il punto in cui i migranti cercando di guadare il fiume per entrare in Macedonia

 

Scappare da Idomeni

Dopo l’annuncio della chiusura della frontiera con la Macedonia molti hanno tentato di fuggire dal campo prima che le autorità greche inizino a sgomberarlo. Diverse centinaia di persone (secondo alcuni report addirittura duemila) si sono messe in cammino e hanno guadato il fiume con il solo aiuto di una corda tesa tra le due sponde. Durante uno dei tentativi di attraversamento sono morte tre persone.


E per coloro che sono riusciti ad arrivare in Macedonia non è detto che il viaggio verso la Germania potrà continuare, molti di loro sono stati arrestati e potrebbero essere espulsi e rimandati indietro. Altri invece potrebbero cadere nelle mani di trafficanti senza scrupoli disposti a trasportarli oltre confine con la promessa di un passaggio sicuro verso il Nord Europa. È il business dei profughi. Ad aiutare i migranti a uscire dalla Grecia e ad attraversare il confine macedone ci sarebbe anche un volantino diffuso da un misterioso “Kommando Norbert Blüm” (dal nome dell’ex-ministro del Lavoro tedesco degli anni Ottanta che si era recato in visita a Idomeni nel fine settimana). Nel volantino in lingua araba ci sarebbero le informazioni necessarie ad aggirare i blocchi della polizia e dell’esercito macedoni e anche il consiglio a non seguire le indicazioni delle autorità elleniche.

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Il volantino diffuso dal Kommando Norbert Blum

Il comportamento degli sconosciuti attivisti del Kommando è stato definito criminale dal Primo ministro greco, Alexis Tsipras che ha aggiunto che nel campo di Idomeni “si è verificata ieri una situazione inaccettabile con degli sconosciuti che, facendosi forse passare per dei volontari, hanno incoraggiato i rifugiati a forzare il confine per passare in Macedonia a loro rischio e pericolo“, ha affermato Tsipras. Secondo il premier ellenico i migranti devono prendere atto che la rotta balcanica è chiusa e ha escluso una sua eventuale riapertura.

Oltre il muro di Idomeni

Nonostante quello che ha detto Tsipras la rotta balcanica però non passa solo per Idomeni, la Macedonia e il suo muro. Ci sono altri percorsi possibili per uscire dalla Grecia via terra: attraverso l’Albania ad esempio oppure passando per Bulgaria e Romania. Il muro eretto a Idomeni non è una soluzione più di quanto non lo sia quello costruito dai greci al confine turco nel 2012. La soluzione alla crisi migratoria non può passare per la costruzione di muri e barriere di filo spinato e sarebbe necessario che l’Europa trovasse un accordo con il Governo di Ankara per la gestione dei flussi migratori, solo così si potrà fermare l’indecente traffico di esseri umani che è costato, da inizio anno a 443 persone.
In copertina: Soldati dell’esercito macedone costruiscono una nuova barriera nei pressi del fiume che scorre vicino a Idomeni, fonte: Twitter.com