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Il “modello svedese” che dimostra che Conte può governare senza maggioranza assoluta

La prima reazione dell’opposizione quando Giuseppe Conte non è riuscito a raccogliere la maggioranza assoluta in Senato durante il voto di fiducia è stata l’esultanza. Eppure anche in Europa in questo momento ci sono altri paesi in cui i rispettivi governi hanno delle maggioranze risicate. E stanno andando avanti da mesi, o anni

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La prima reazione dell’opposizione quando Giuseppe Conte non è riuscito a raccogliere la maggioranza assoluta in Senato durante il voto di fiducia è stata l’esultanza. Matteo Renzi soddisfatto ha commentato: «Dovevano asfaltarci,non hanno la maggioranza». Giorgia Meloni ha invocato il Presidente della Repubblica: “Dobbiamo chiedere un colloquio con Mattarella. Non credo che il presidente chiuderà un occhio”. Matteo Salvini, col suo proverbiale aplomb britannico, ha parlato direttamente di “schifezza”. Eppure anche in Europa in questo momento ci sono altri paesi in cui i rispettivi governi hanno delle maggioranze risicate. E vanno avanti senza problemi.

Il “modello svedese” che dimostra che Conte può governare senza maggioranza assoluta

Il primo esempio è quello del Portogallo. Il governo presieduto da Antonio Costa, in carica dal 26 ottobre 2019, si è insediato dopo la vittoria del Partito Socialista alle elezioni legislative ed è non solo un monocolore ma anche un governo di minoranza che può contare in parlamento su  108 voti su 230, 8 in meno della maggioranza assoluta e che in questo semestre riceve dalla Germania il testimone della presidenza di turno dell’UE, e, come spiega bene analista politica Nicoletta Pirozzi: “Avrà il compito difficilissimo di gestire la crisi, comprese le vaccinazioni in tutta Europa, le decisioni unilaterali riguardo la possibile chiusura delle frontiere e così via. Allo stesso tempo dovrà affrontare le conseguenze economiche della crisi tramite l’attuazione del programma Next Generation EU. Ora la priorità è garantire che tutti gli Stati membri presentino i piani a tempo debito e un regolare processo di approvazione in seno alla Commissione Europea e al Consiglio”. Non è l’unico caso

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Da Repubblica 18 gennaio 2021

 

C’è la Spagna con il governo di coalizione di Pedro Sanchez in cui PSOE e Unidas Podemos governano insieme dal 13 gennaio 2020 con 9 voti in meno della maggioranza assoluta:  167 sì su 350. Ma soprattutto, giocando su un modo di dire molto in voga durante l’emergenza Coronavirus, c’è il “modello svedese”, ovvero il governo di minoranza che è in carica in Svezia dal gennaio 2019 sotto la guida di Stefan Löfven, leader del primo partito del paese. Nato in una situazione di frammentazione politica per arginare l’estrema destra può contare su appena 115 sì su 349 voti, 60 in meno della maggioranza assoluta:

 «Sfidiamo l’ambizione dell’estrema destra — annuncia Löfven —, proteggeremo la democrazia». Un governo di salvezza nazionale. Chiamato prima di tutto a salvare se stesso: il sostegno dei due nuovi alleati, che il leader moderato dell’opposizione Ulf Kristersson ora bolla come «traditori del mandato elettorale», che Akesson irride come «comparse al teatro dell’assurdo», ha un alto costo politico.

Così il Corriere spiegava la nascita dell’esecutivo di Löfven. Nonostante le concessioni nel programma ai nuovi alleati, che riguardavano meno tasse, mercato del lavoro flessibile, deregulation del mercato immobiliare quel costo però gli ha permesso di rimanere in carica fino ad oggi, allontanando il pericolo sovranista. Siamo sicuri che il Conte 2, pur con tutte le incognite che ancora deve affrontare, non possa diventare un “modello italiano”?