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Il mistero delle schede bianche alle primarie di Roma

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Un totale di 2866 cittadini è andato a votare alle primarie del Partito Democratico di Roma pagando la quota di due euro per mettere la scheda nell’urna. E al momento decisivo ha votato scheda bianca. Dopo le polemiche sulla scarsa affluenza, e le stime diffuse dai candidati stessi – tutte provvisorie -, Fabio Melilli in una nota a nome del Comitato promotore delle primarie del Centrosinistra per il candidato sindaco di Roma diffonde i dati definitivi da cui emergono alcuni dati significativi. Oltre 3600 cittadine e cittadini, infatti, non hanno espresso alcuna preferenza o hanno annullato la scheda. I partecipanti alla consultazione di ieri, infatti, sono stati 47.317, ma i voti validi sono stati 43.607 perché ci sono state 2.866 schede bianche, 843 nulle e 1 contestata. Il Comitato precisa, anche, che questi dati non sono comparabili a quelli della consultazione del 2013, perché i candidati dell’epoca erano portati da aggregazioni politiche diverse.

Il mistero delle schede bianche alle primarie di Roma

Si spiega che nei 4 Municipi in cui si votava anche per il candidato presidente, l’affluenza è stata maggiore del 28%. Si spiega anche che l’operazione “anti-cammellaggi” avrebbe funzionato visto che stranieri e minorenni registrati sono stati appena l’1% del totale dei votanti. Data questa cornice, si conferma il dato per cui Roberto Giachetti, con 27.968 voti, si aggiudica la corsa con il 64,1% delle preferenze, seguito da Roberto Morassut con 12.281 preferenze, che equivalgono al 28,2%. Domenico Rossi guida la coda dalla lunga distanza con 1.320 preferenze (3,0%), seguito da Chiara Ferraro che prende 915 voti (2,1%) con 594 schede si piazza penultimo Stefano Pedica (1,2%) mentre Gianfranco Mascia, nonostante la campagna “dadaista” e il traino del piu’ famoso Orso, arriva ultimo con 529 preferenze che equivalgono all’1,2% dei votanti. In II Municipio si afferma Francesca Del Bello per cui si è espresso il 61.02%, su Andrea Alemanni che riporta il 38.08%. In VI Municipio Dario Nanni batte con il 69.06% Franco La Torre che riporta il 30.04% delle preferenze. In VII Municipio vince Valeria Vitrotti con il 56.04% dei voti su Massimiliano Massimiliani con il 39.03% e Gugliemo Calcerano con il 4.03%. In XIII Municipio Massimiliano Pasqualini supera con il 58.05% Danilo Amelina che si attesta al 41.05% delle preferenze. Il ringraziamento di Fabio Melilli va, pero’, a nome di tutto il Comitato Promotore “ai Presidenti di seggio, gli oltre 1000 volontari, tra scrutatori e rappresentanti di lista, che ci hanno consentito di offrire a Roma, un’altra stagione di grande partecipazione democratica”. Non spiega però il numero di schede bianche così ampio:

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I votanti e le schede bianche alle primarie del PD a Roma (Il Messaggero, 8 marzo 2016)

Una forma di protesta?

Per capire meglio il fenomeno- di cui ieri nel Pd nessuno dava conto – occorre dare un termine di paragone. Nel 2013, alle primarie vinte da Marino tra accuse di truppe cammellate e rom in fila, si presentarono in centomila e ci furono in tutto 2.435 casi annullati. Una media fisiologica che si attestò intorno al 2,4 per cento. Questa volta tre anni dopo si è arrivati quasi al quadruplo.Ma la cosa ancora più curiosa è un’altra, spiega ancora il Messaggero:

Ieri dopo quasi 24 ore il comitato promotore delle primarie non è riuscito a fornire il dato diviso per i 193 seggi, né scorporato per i XV municipi della Capitale. Ma un aggregato con questa enorme anomalia. Secondo i numeri pubblicati in rete dai vari mini-sindaci non torna quasi nulla. Qualche esempio: all’Eur le schede bianche e annullate sono state meno di 20, a Roma Nord, come dice il presidente Torquati solo 2, nella zona Portuense e Magliana 3 bianche e 4 nulle. E come si arriva quindi a quasi quattromila voti buttati? Un mistero. Come i tempi biblici dello scrutinio: quasi 24 ore. Con il giallo dei 25 seggi che per tutta la giornata di ieri non si sarebbero trovati.

Una storia che si va a intersecare con il video dei voti comprati alle primarie di Napoli. E che non può che lasciare perplessi di fronte a un risultato così curioso. Una forma di protesta? Un segnale? E a chi?