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Il miserabile voto segreto sulle unioni civili

angelo bagnasco

«Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto»: come un andreottiano qualsiasi il presidente della CEI è arrivato a perorare il volto coperto pur di ottenere una bocciatura della legge sulle unioni civili. In effetti per cercare di affossare questa legge sperando in franchi tiratori bisogna vergognarsi talmente tanto che è meglio indossare un passamontagna.

Il miserabile segreto sulle unioni civili

Ma il voto segreto in Senato sulle Unioni Civili non lo ha chiesto soltanto Angelo Bagnasco. Ieri da parte del Carroccio e Fi sono arrivati a un centinaio gli emendamenti al ddl Cirinnà sui quali si intende chiedere il voto segreto. E ieri Grasso ne ha seccato subito uno. La votazione a scrutinio segreto sulla proposta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Cirinnà “non può essere concessa, non solo ricorrendo a un giudizio di prevalenza sul contenuto complessivo del testo, ma soprattutto per il fatto che la disciplina delle formazioni sociali, dove si svolge la personalità dell’individuo- e tra queste rientrano senz’altro le famiglie non fondate sul matrimonio- trova il proprio fondamento costituzionale nell’articolo 2, che non è ricompreso tra le disposizioni tassative per le quali il voto segreto può essere concesso”, ha motivato Grasso mentre nel documento Calderoli-Quagliariello, la richiesta di voto segreto era stata avanzata appellandosi invece agli articoli 29, 30, 31 della Costituzione. E il bello è che questa motivazione può essere utilizzata nel caso per negarlo sempre.

L’arma dei vigliacchi

Visto che i partiti hanno concesso libertà di coscienza, infatti, non si capisce perché chi decide di votare a favore o contro la legge debba nascondere i suoi intenti. È invece necessario il contrario: ovvero che su un tema così importante i senatori – così come i deputati – facciano sapere come la pensano. Perché questo può essere dirimente nella scelta dell’elettore al voto: è giusto che chi deve esercitare il mandato popolare faccia sapere se ha intenzione di deviare dalle linee guida del partito e in base a quale motivo. Visto che si parla tanto di pressioni e ricatti del Vaticano, quale migliore occasione per la trasparenza rispetto al voto? Ci sono tanti parlamentari del Partito Democratico che in altre occasioni, nascosti dal voto segreto, hanno colpito. In questa occasione, così sentita, perché nascondersi? Per fare un favore a qualcuno e poi riferirlo in privato? Non c’è bisogno di arrivare a tali vette di miseria. L’elettore deve sapere.