Attualità

Il massacro dei cani randagi alle Mauritius

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Da qualche tempo diverse associazioni animaliste denunciano il lato oscuro e brutale di in uno di quei luoghi che vengono definiti “paradisiaci” dai turisti e dai vacanzieri: le Mauritius. La storia risale almeno a quattro anni fa quando nel 2012 iniziarono ad essere pubblicati i primi report sul modo decisamente disumano con il quale veniva “risolto” il problema del randagismo nell’arcipelago al largo delle coste del Madagascar. La autorità mauriziane  a quanto pare non sono in grado di contenere e controllare la proliferazione dei cani randagi e quindi non hanno trovato di meglio che catturarli, ingabbiarli ed eliminarli nel modo più rapido e crudele possibile.

La petizione per fermare il massacro di cani alle Mauritius

Si potrà dire che un paese povero ha ben altri problemi che destinare risorse preziose al trattamento umano degli animali, oppure che in altri paradisi artificiali per turisti (pensiamo solo ai resort egiziani sul Mar Rosso) avvengono ben altre violazioni dei diritti umani. La prima affermazione è però falsa, perché le Mauritius non sono un paese povero (per gli standard del resto del continente africano) ed inoltre l’arcipelago risulta uno dei pochi paesi pienamente democratici del continente. Insomma, ci sono le risorse economiche e culturali per poter affrontare meglio il problema, anche perché a quanto pare tra i cani “sterminati” non ci sono solo cani randagi ma anche animali domestici che vengono prelevati con la forza (e che possono essere liberati entro tre giorni con il pagamento di una multa) questo perché gli accalappiacani che lavorano per la Mauritius Society for Animal Welfare (MSAW), una società privata finanziata dal governo mauriziano (che ha preso il posto della Mauritian Society for the Prevention of Cruelty to Animals che nonostante il nome agiva nello stesso modo), vengono pagati a cottimo, ovvero in base al numero di catture giornaliere. Quello che succede trascorso quel lasso di tempo è ciò che si vede in questo video pubblicato dal Daily Mail, il tabloid che da anni sta conducendo una campagna contro una pratica che – sostengono le associazioni animaliste – porta alla morte di ventimila cani ogni anno, alcuni pare vengano sepolti nelle fosse comuni mentre sono ancora vivi. Una cifra davvero incredibile calcolando che l’arcipelago ha poco più di un milione e trecentomila abitanti, ma la questione qui è quella di evitare che i cani randagi “disturbino” il soggiorno dei turisti. Sempre il Daily Mail (tenete conto che le Mauritius sono una delle mete turistiche preferite dei britannici) sosteneva tempo fa che dopo quell’inchiesta del 2012 le cose stavano cambiando per il meglio, ma evidentemente non è così. Eppure basterebbe davvero poco per evitare tanta crudeltà, ad esempio mettere in atto un serio piano nazionale di sterilizzazione dei cani randagi, in modo da limitare la crescita della popolazione canina. Il tasso di riproduzione dei cani è molto più rapido del pur efficiente sistema di cattura ed uccisione mauriziano che quindi non riesce a risolvere il problema una volta per tutte. Questo sistema di controllo delle nascite, unito ad una campagna per l’adozione dei cani catturati (ci sono diverse associazioni che si occupano anche di adozioni internazionali) potrebbe alleviare di molto il problema canino alle Mauritius.

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La MSAW ha negato ogni addebito dicendo che il video è falso ma il presidente della IAR ha pubblicato un comunicato che smentisce queste affemrazioni

Proprio dopo la pubblicazione del video da parte della International Animal Rescue è stata lanciata una petizione su Change.org affinché venga revocato l’incarico alla MSAW e per chiedere al governo mauriziano di impegnarsi a trovare soluzioni alternative a questo trattamento brutale che evidentemente continua ancora oggi indisturbato nonostante le proteste di alcuni turisti più sensibili alla questione del trattamento degli animali.

La petizione delle Iene per cambiare la legge che punisce il maltrattamento agli animali

Nel frattempo in Italia le Iene hanno lanciato una loro petizione per chiedere al Governo italiano di modificare «il titolo IX bis del codice penale, non più rubricato come “Dei delitti contro il sentimento per gli animali” ma come “Dei delitti contro gli animali”». In un impulso manettaro le Iene chiedono anche se la pena massima prevista (24 mesi di carcere) costituisca un deterrente sufficiente, soprattutto nei confronti di quei soggetti che diffondono sui social network video di maltrattamenti contro gli animali.