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Il falso attentato di Parigi "organizzato" da due teenager

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Finalmente un falso attentato a Parigi, dopo tutti i false flag ambientanti dai complottisti di mezzo mondo nella capitale francese qualcuno ha pensato bene di organizzarne davvero uno finto. La Polizia però ha preso la cosa sul serio ed è stato fatto scattare il massimo livello di allerta al punto di diffondere un avviso tramite SAIP (système d’alerte et d’information des populations) l’App del Ministero dell’Interno francese che invia messaggi di allarme selettivi grazie alla geolocalizzazione del dispositivo.
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L’abbiamo fatto per il brivido di fare notizia

Al centro della mobilitazione delle forze dell’ordine la chiesa di Saint-Leu, in rue Saint-Denis, all’interno del primo arrondissment parigino una zona centrale della capitale molto frequentata dai turisti. Sabato 17 settembre decine di agenti si sono precipitati nella zona allertati da una telefonata che denunciava la presenza di un gruppo di nordafricani armati all’interno della chiesa. Secondo le fonti della Polizia l’allarme non è scattato immediatamente, perché il centro emergenze una volta ricevuta la segnalazione da parte di un certo “padre Mathis” (alle 15:33) è rimasto a lungo al telefono con l’informatore per verificare se si trattasse di uno scherzo o meno, e una volta ritenuta affidabile la segnalazione le squadre di intervento rapido della BRI – Brigade de recherche et d’intervention – sono intervenute sul posto (alle 16:00). Alle quattro e un quarto del pomeriggio il SAIP invia un messaggio di allerta attentato a tutti coloro che si trovavano nel primo arroindissement. Le strade d’accesso all’area vengono chiuse e presidiate.
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E successivamente anche la Prefettura di Parigi twitta un avviso a evitare il settore presidiato dalle forze dell’ordine durante il loro intervento.
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Ma nella chiesa di Saint-Leu non c’era nessun gruppo di nordafricani armati come viene infine confermato poco prima delle 17 dalle autorità di polizia parigine che annunciano la fine dell’emergenza. Due ore dopo la telefonata il Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve diffonde un comunicato stampa dove conferma che si è trattato a tutti gli effetti di un falso allarme i cui autori non erano ancora stati identificati.
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Gli autori dello scherzo irresponsabile sono, secondo l’Observateur, due adolescenti parigini, di 16 e 17 anni, che utilizzano su Internet gli pseudonimi di “Tylers Swatting” e “Zakhaev Yamaha”. Il loro sarebbe stato uno scherzo che fa parte di quel genere di prank calls che in America è noto come “Swatting” ovvero scherzi telefonici nei quali si tenta di convincere le forze speciali a intervenire sul luogo di un presunto attentato (o altra situazione potenzialmente pericolosa per la sicurezza). I due avrebbero detto all’Obs che l’avrebbero fatto unicamente per il brivido di provocare la reazione della polizia e gustarsi di nascosto l’effetto che fa. A quanto pare anche la scelta del nome dell’informatore (Padre Mathis) è significativa, perché Mathis sarebbe il nome di un loro comune amico. Il quotidiano è anche in possesso di un file audio con la registrazione della telefonata tra “Padre Mathis” e il centralino del pronto intervento (registrazione fatta dai due autori dello scherzo per provare la veridicità delle loro affermazioni) dove viene chiesto a più riprese se fosse sicuro che c’era una reale emergenza perché – spiega l’operatore – la polizia riceve già numerosi falsi allarmi. Le Parisien ha diffuso anche alcuni screenshot di post pubblicati da “Tylers Swatting” dove si vanta di essere stato in grado di aver mobilitato almeno cinquanta agenti e un elicottero nonché di essere riuscito a far pubblicare la notizia dell’attentato su decine di giornali.
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A quanto pare il piano originale sarebbe stato quello di “swattare” una moschea ma poi hanno pensato che la chiesa potesse essere considerato un bersaglio più probabile per un’azione terroristica. In un altro screen si legge che Tylers avrebbe l’intenzione di far intervenire le forze speciali durante la Game Week che si terrà a Versailles a fine ottobre. I due autori dello scherzo, che hanno concesso numerose interviste via Skype hanno detto di essere ad almeno due ore di distanza da Parigi e di essere non rintracciabili perché hanno utilizzato un server criptato i cui dati non sono accessibili alle forze dell’ordine. Al momento i due account Facebook risultano chiusi e la polizia ha fatto sapere che i due rischiano fino a due anni di carcere per procurato allarme.