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Il Corriere porta Starbucks in Italia

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È la bufala ricorsiva per eccellenza: lo sbarco di Starbucks in Italia appena due giorni fa era stato oggetto di una petizione che era stata bollata subito come notizia falsa. Oggi però il Corriere della Sera annuncia che c’è davvero una trattativa per far arrivare la catena di caffetterie nel Belpaese per il 2016. Gli accordi dovrebbero essere firmati entro Natale, e a sedersi al tavolo della trattativa sarebbe la famiglia Percassi.

Il Corriere porta Starbucks in Italia

Starbucks deve il suo nome al primo ufficiale del capitano Achab in Moby Dick. La svolta commerciale avviene nel 1982 quando Howard Schultz entra in azienda come amministratore delegato: sarà lui a convincere i tre soci fondatori a fare di Starbucks una catena di caffetterie. Il primo negozio aperto al di fuori del Nord America è del 1996, in Giappone. Nel 2010 arriva il wi-fi gratuito e illimitato in tutti i punti vendita. Attualmente gli Starbucks nel mondo sono 22,519 in 67 Paesi. Le miscele di caffè servite sono più di 30. E la trattativa, racconta il quotidiano nell’articolo a firma di Daniela Polizzi, sarebbe già in fase avanzata:

Da circa un anno la squadra di manager di Seattle, sede del gruppo che fattura circa 9 miliardi di dollari, ha aperto una trattativa con chi in Italia il retail lo conosce davvero. Si tratta di Antonio Percassi, 62 anni, natali a Clusone in provincia di Bergamo, ex calciatore del Cesena e dell’Atalanta di Bergamo, di cui ora è proprietario, ma soprattutto, guru dei centri commerciali. Il cui simbolo è lo shopping center di Orio al Serio. Come dire, colui che vanta nel curriculum l’espansione commerciale dei Benetton in tutta la Penisola nonché quella del suo concorrente più acerrimo, la spagnola Zara. Insomma, l’imprenditore che quest’anno ha anche aperto la strada ai negozi di lingerie Victoria’s Secret.

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Starbucks in Italia, l’interessamento di Percassi (Corriere della Sera)

Percassi comincia come imprenditore nel ramo immobiliare prima di aprire a Bergamo i primi negozi monomarca del gruppo Benetton; poi si dedica all’approdo in Italia di Zara, grazie alla Joint Venture con il gruppo tessile Inditex. Oggi le sue attività hanno un fatturato di 400 milioni di euro, e detiene anche il 3,9% di Alitalia ed è proprietario dell’Atalanta. Anche il quotidiano spiega però che l’accordo per Starbucks in Italia non è ancora chiuso:

La trattativa sarebbe in fase avanzata e gli americani, che avevano vagliato anche alleanze alternative stanno conducendo i colloqui con grande riservatezza. Per sbarcare nel Paese che ha fatto dell’espresso una bevanda di culto, l’imprenditore bergamasco e l’uomo d’affari della West Coast stanno ragionando attorno a una formula originale per catturare i clienti italiani, che avrà il suo punto di forza nel hi-tech e nell’offerta digitale. L’idea di partenza che è di selezionare location nel centro città, quello degli affari, dove si incontrano banchieri, avvocati, imprenditori e professionisti che hanno bisogno di parlarsi in modo riservato. Ma anche turisti stranieri e giovani. Tutti accomunati dal bisogno di incontrarsi e, soprattutto, di una buona connessione wi-fi. Un mix che anche a Milano, capitale del business, non è proprio facile trovare.

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Le bufale su Starbucks in Italia

L’approdo di Starbucks in Italia è stato spesso oggetto di petizioni on line ed eventi su Facebook, che si sono trasformate in bufale vere e proprie visto che le petizioni stesse venivano scambiate per decisioni già prese e approdi imminenti. L’ultima voleva l’apertura di Starbucks entro il 12 dicembre a Milano, e la notizia, con tanto di vendita di biglietti per l’inaugurazione; poi la pagina è stata trasformata in petizione:

Inizialmente nata come un indagine di mercato, il nostro evento ha confermato che siamo in molti a voler vedere aperto uno o più Starbucks nelle nostre città;
ora che abbiamo raggiunto la visibilità desiderata, trasformeremo l’evento in una petizione ufficiale. Chiediamo pertanto a tutti coloro che vogliano aderire a questa iniziativa di pubblicare sulla bacheca dell’evento il proprio nome e cognome unito a un’eventuale motivazione sul perché vorreste avere un punto Starbucks nelle nostre città. Più siamo e più la nostra iniziativa raggiungerà l’obiettivo che ci siamo prefissati;
Ci premeva infine chiarire alcuni punti fondamentali:
1. crediamo siano false le credenze secondo cui la concorrenza dei bar nostrani distruggerebbe il lavoro di uno Starbucks, poiché molte persone sarebbero disposte a usufruire dei prodotti della catena, così come abbiamo dimostrato con questo evento.
2. siamo d’accordo con voi sul fatto che il prodotto italiano (il caffè espresso nel caso concreto) vada sempre messo in prima linea, valorizzato ed esportato, ma purtroppo non piace a tanti stranieri che vengono in vacanza qui in Italia (gli Americani, i Francesi, gli Olandesi, gli Spagnoli per citarne alcuni), i quali preferiscono trovare e degustare quello che consumano abitualmente nel loro Paese (abbiamo notato, sempre attraverso un indagine di mercato, che una buona fetta di chi non nasce e non vive in Italia e viene qui in vacanza, non ama come noi cuciniamo la pasta o la pizza, ma preferisce la pasta e la pizza cosi come gli vengono cucinate nel proprio Paese di origine; tralasciando le giuste perplessità che questa indagine suscita in tutti noi che siamo innamorati della cucina italiana, si tratta di una indagine e come tale va analizzata).
3. non è assolutamente nostra intenzione dare precedenza o favorire multinazionali e/o prodotti esteri, ma se attraverso l’apertura di punti vendita di questa catena o di altre catene estere non presenti in Italia fosse possibile creare nuovi posti lavoro, sarebbe solo che un bene, per tutti.
Ma poi parliamoci chiaramente, un frappuccino ogni tanto fa sempre piacere, suvvia!
Ecco i motivi che ieri pomeriggio ci hanno spinto a dar vita a questa iniziativa al limite del provocatorio, certo, ma il risultato ottenuto è chiaro, lampante e visibile a tutti.
Da questo momento dichiariamo ufficialmente aperta la petizione a favore dei punti Starbucks in Italia!

Negli articoli che sbugiardavano le bufale spesso si spiegava che il business di Starbucks e il frappuccino da sorseggiare non erano considerati realizzabili in Italia, dove la tradizione e il costo troppo alto avrebbero potuto far naufragare l’attività imprenditoriale. Ora il quotidiano di via Solferino giura che tutti i dubbi sono stati superati. Oppure è un’altra bufala, che ha fatto stavolta una vittima eccellente.