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Il convento dove il Vaticano manda a «curarsi» i preti gay

Jenner Meletti su Repubblica di oggi ci parla della Congregazione di Gesù Sacerdote a Trento, ovvero il luogo in cui le diocesi mandano i preti omosessuali. Ne ha parlato qualche tempo fa don Mario Bonfante,l’ex sacerdote cattolico che tre anni fa è stato “licenziato” perché gay. «Esiste un convento in Nord Italia – ha detto ieri a Repubblica – dove vengono mandati a riflettere i sacerdoti che manifestano tendenze sessuali non consone. Un luogo dove ti aiutano a ritrovare la retta via. Volevano curarmi. Ho rifiutato di andarci». Prima pioggia e tuoni, poi sole e arcobaleno. Il tempo giusto per raccontare questo convento dove il Male e il Bene sembrano impegnati in una lunga battaglia. «Io posso dire soltanto – dice padre Gianluigi Pastò, 72 anni, superiore generale dei Venturini – che qui aiutiamo i sacerdoti a diventare santi». Il convento è la casa madre dei Padri Venturini, e lo raccontano così:

«Le spiego perché non vogliamo parlare. Un convento per preti pedofili, preti gay… si è scritto di tutto,con titoli assurdi. I sacerdoti vengono invece da noi per un periodo di formazione, di riflessione personale, di discernimento. In questo momento non abbiamo né preti gay né preti pedofili. Certo,nostro compito è accogliere tutti. Ci sono soprattutto i preti che soffrono di depressione, il male di questi tempi. Noi non vogliamo essere‘marchiati’. Questo perché oggi, con Google, rischi l’ergastolo a vita. Faccio un esempio: arriva un nuovo sacerdote in una parrocchia e c’è chi subito va in rete a cercare il suo passato. Magari risulta che è stato nostro ospite e allora tutti pensano chissà che cosa. Ci sono uomini che diventano preti già adulti e magari hanno avuto un passato di droga o altro. Hanno svolto un grande e pesante lavoro di redenzione, ma se il loro nome è stato scritto su un giornale o su un sito si trovano inchiodati al loro passato».

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congregazione gesù sacerdote
In questo momento sono sei o sette gli ospiti della comunità:

Formazione, accompagnamento, riflessione… Non parla mai di cura, il padre superiore. Ma nella presentazione del sito c’è scritto che «i larghi spazi di accoglienza – una casa grande e tanta campagna intorno – uniti a possibilità varie di terapia e di lavoro, consentono alla comunità di ospitare numerosi preti e religiosi offrendo loro un ambiente aperto e disteso ove affrontare le proprie difficoltà». Terapia,dunque. Chi arriva qui viene aiutato anche da psicologi e psichiatri. Con quale percorso e quale metodo? «Noi non parliamo – dice il superiore -di questo nostro lavoro. Che però è conosciuto dai vescovi di tante diocesi. Loro sanno cosa possiamo offrire. Io dico soltanto che qui nessuno viene perché obbligato. Entrare da noi è una libera scelta». Che però, come nel caso di don Mario Bonfante, è una libera scelta molto condizionata. Un vescovo invita un prete ad entrare nel convento comunità, questi rifiuta e si trova ridotto allo stato laicale.