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Il complottone dell'Italicum

giuliano amato

C’è un complottone dei giudici contro il voto anticipato. E a dirlo non potevano che essere quelli che di complotti dei giudici se ne intendono, avendo pagato milioni di indennizzo negli anni per averne immaginati troppi. Ovviamente il Principe del Male ha un nome e cognome e si chiama Giuliano Amato.

Il complottone dell’Italicum

Sostiene infatti Libero che “l’ex premier socialista, sfilato dalla corsa per la Presidenza della Repubblica proprio da Matteo Renzi nonostante la disponibilità del centrodestra a votarlo, è sospettato tra i renziani di avere ordito un «mezzo golpe» impedendo il voto anticipato. Il giudice più in vista della Corte costituzionale, il “Dottor Sottile”, già cofondatore del Pd, è “accusato” di conoscere bene la Carta e, di conseguenza, rinviando il pronunciamento della Consulta sull’Italicum al 24 gennaio, ha impedito di convocare le elezioni anticipate rinviando la “finestra” da fine aprile in poi, un tempo sufficiente a “rosolare” il Rottamatore in carica per il «disbrigo degli affari correnti»”.

L’articolo della Costituzione “incriminato ”è l’88 e recita così:«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere(…). Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato(…),ovvero quando lo impedisca il calendario delle udienze della Corte Costituzionale». Con la scelta del 24 gennaio, considerato che ci vorrà almeno un mese per scrivere il testo della sentenza, qualche settimana per capire cosa succede e 90 giorni per convocare i comizi,si capisce che gli ermellini hanno di fatto impedito le «elezioni subito» chieste dal premier, come dalla Lega, dal M5s, da Fi e da Fdi.
C’entra forse il passato dell’ex premier da socio ideatore con Massimo D’Alema della fondazione ItalianiEuropei o quello stop alla sua salita al Quirinale che poi, di fatto, ha interrotto la stagione delle «riforme condivise» con Berlusconi e portato a tutto ciò che conosciamo? I renziani credono di sì. E pensare che Amato fu nominato alla Consulta da Giorgio Napolitano, grande sponsor della riforma fallita. Ad insospettire il premier dimissionario il fatto che il pronunciamento dei 15 alti magistrati fosse atteso ad ottobre.

In realtà si tratta per buona parte di balle. Tecnicamente, nessuno infatti può impedire al presidente della Repubblica di sciogliere le camere tra cinque minuti anche senza attendere la sentenza della Corte. In realtà, nessuno può impedire al parlamento di votare in cinque minuti una legge elettorale che renda inutile il giudizio della Consulta sull’Italicum. In realtà la Corte Costituzionale ha rinviato il giudizio sull’Italicum per evitare che questo pesasse (negativamente, ovvio) sul referendum, il che, direbbero i complottisti, equivaleva all’epoca (in campagna elettorale) a fare un favore ai renziani sostenitori del sì. All’epoca però nessuno gridò al complotto, chissà perché. In realtà, infine, la convocazione per gennaio risponde a alla necessità di tempi tecnici per le parti che si debbono preparare all’udienza.

italicum complottone
Le correnti del PD

«Guadagnano trentamila euro al mese e vogliono fare le vacanze di Natale»

Ovviamente, siccome in Italia si sposta sempre più in là l’asticella del poraccismo, nell’articolo si accusano le “toghe rosse” (non deve ancora essergli andata giù la faccenda del Lodo Alfano) di guadagnare un sacco di soldi per lavorare (mica come certi parlamentari italiani ed europei, che guadagnano un sacco di soldi per NON lavorare). E ovviamente a dare manforte è il Giornale, che con il senatore Augusto Minzolini cita molto opportunamente il Giovane Turco Stefano Esposito per spiegare il malumore dei renziani:

Se si tiene conto della situazione, infatti, sembra che la Consulta sia sulla luna: in termini teorici l’Italicum c’è, ma è sub judice della Consulta, per cui se si usa c’è il rischio di eleggere un Parlamento che poi potrebbe essere definito incostituzionale come l’attuale. Insomma, quel ritardo ha fatto saltare la strategia di Renzi delle «elezioni subito». Una mossa che ha mandato fuori dai gangheri i renziani: «Sono cose che succedono solo in Italia», è esploso il senatore Stefano Esposito.

cosa succede se si vota oggi
Cosa succede se si vota oggi: il sondaggio SWG per Il Messaggero (8 dicembre 2016)

In realtà il complotto contro il voto dovrebbe avere più estimatori tra i politici che tra i giudici visto che, come spiegano le simulazioni, se si votasse oggi con due metodi differenti non si avrebbe una maggioranza tra le due camere e bisognerebbe di nuovo dare la fiducia a un governo tecnico e non a uno “eletto dal popolo”, come ci spiegano tanti costituzionalisti in erba (speriamo che sia buona, almeno) che non hanno ancora capito che in Italia i governi non sono eletti dal popolo. L’unico complotto che c’è è quello della realtà. Un potere forte che da che mondo e mondo la politica italiana ha sempre combattuto. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.