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Il complotto per nascondere la verità sulla tragedia di Rigopiano

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Sarebbero quasi tutte morte sul colpo, a causa della forza inaudita con la quale la massa di neve, fango e detriti si è abbattuta sull’hotel Rigopiano, le 29 vittime della tragedia del 18 gennaio. La notizia che trapela dalla Procura di Pescara non è ancora ufficiale perché i medici legali non hanno ancora consegnato i referti delle autopsie eseguite sui corpi delle ventinove vittime della valanga ma stando alle indiscrezioni le morti sarebbero sopraggiunte quasi tutte entro un breve lasso dall’impatto della valanga sulla struttura. Traumi, asfissia, schiacciamento sarebbero le concause dei decessi.

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Come si presentava l’Hotel Rigopiano alle prime squadre del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino giunte sul luogo del disastro [Credis: Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico via Facebook.com]

Come sono morte le 29 vittime del Rigopiano

Le autopsie non sono ancora concluse ed è probabile che i periti possano prolungare il loro lavoro di indagine oltre i tempi stabiliti visto che devono attendere i risultati di prelievi e analisi ma a quanto pare il quadro che sta emergendo è che le vittime siano decedute in breve tempo e non – come ipotizzato in precedenza – per ipotermia. La rapidità e la forza d’urto con cui si è abbattuta la valanga non ha lasciato scampo a clienti e personale. Stando a quanto si è appreso chi non è morto subito non è sopravvissuto alla valanga per lungo tempo. Un quadro dei fatti che era già emerso da quanto detto dai soccorritori che avevano raccontato che i corpi sono stati trovati quasi tutti con danni evidenti, colpiti, trascinati dalla valanga e dai detriti in modo violento “con una forza inaudita”. La Procura di Pescara ha aperto un’inchiesta per determinare se la morte delle persone travolte dalla valanga al Rigopiano poteva essere evitata e se sarebbe stato possibile salvare le persone finite sotto alla massa di neve, fango e detriti se i soccorsi fossero stati attivati per tempo. e quindi se la telefonata effettuata da Quintino Marcella – il titolare del ristorante presso cui lavora Giampietro Parete – sia stata presa in carico in maniera corretta dalla funzionaria della Prefettura di Pescara oppure se il ritardo dovuto al fatto che l’operatrice credeva si trattasse di una bufala sia stato in qualche modo determinante nel determinare la morte di alcune delle vittime.
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Domenico Angelucci, il medico legale di parte incaricato dalla famiglia di una delle vittime ha invece dichiarato nei giorni scorsi che Gabriele D’Angelo è morto assiderato sotto la valanga: “non ci sono segni di traumi né di asfissia come emorragie congiuntivali. Secondo noi se fosse stato soccorso entro due ore probabilmente poteva essere salvato“. Secondo Angelucci come D’Angelo (uno dei camerieri dell’hotel) ma anche il maitre Alessandro Giancaterino dovrebbe essere morto per la stessa causa dal momento che i due corpi sono stati trovati vicini e nelle stesse condizioni. A quanto pare però né per D’Angelo né per Giancaterino i medici legali della Procura parlano di morte per ipotermia. Se queste notizie venissero confermate si potrebbe probabilmente escludere che i ritardi nei soccorsi – dovuti al fatto che la strada che da Farindola sale al Rigopiano non era percorribile a causa della neve – abbiano giocato un ruolo determinante del causare le ventinove morti. Questo però non esclude eventuali responsabilità nei confronti di chi avrebbe dovuto inviare dei mezzi per consentire almeno agli ospiti dell’hotel di abbandonare l’albergo. Una comunicazione inviata il 18 gennaio dall’amministratore unico dell’hotel Rigopiano Bruno Di Tommaso alla Prefettura di Pescara sollecitava l’intervento dello spazzaneve per poter liberare la strada, ma l’arrivo del mezzo – previsto per le ore 15 – era stato posticipato alle 19. La valanga ha colpito l’hotel intorno alle ore 17 del 18 gennaio.
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Qualcuno vuole insabbiare la verità (ma per fortuna l’Internet ha già scoperto tutto)

Le indagini però andranno avanti e finché non si saprà come sono morte quelle ventinove persone non è possibile dire nulla di certo a riguardo. Questo però non ha fermato tutti i medici legali, gli esperti di valanghe e i tecnici del soccorso alpino laureati presso l’Università della Strada con master in analisi di quello che è scritto tra le righe che sono accorsi con solerzia e senza alcun ritardo (evidentemente a casa loro le strada dal divano alla scrivania è sgombra dalla neve) a commentare la notizia data dai giornali per spiegarci che c’è qualcosa di strano nel fatto che “quasi tutte le vittime siano morte sul colpo”. E quel qualcosa di strano ovviamente non è una valanga che ha distrutto un albergo di tre piani addirittura spostando la struttura di qualche metro, no, quello che “non torna” è che così facendo il Governo (e chi sennò?) vuole coprire le proprie responsabilità per evitare di pagare i risarcimenti alle famiglie delle vittime o per proteggere i veri colpevoli. C’è qualcosa di perverso nel pensare che lo Stato italiano sia sempre pronto a ingannare i cittadini nei modi più strani (ad esempio ribassando la Magnitudo dei terremoti) pur di non pagare. In questo discorso non c’entrano nulla la burocrazia, i ritardi nei pagamenti della P.A., il debito pubblico o la crisi economica che sono cose vere e sotto gli occhi di tutto. C’entra invece la voglia di voler trovare sempre un significato occulto, un senso nascosto dietro notizie che riguardano fatti scientifici. Siccome l’interpretazione di questi fatti è in mano ad esperti e studiosi (geologi o medici legali o quant’altro) non è possibile fidarsi. Questo anche se l’ordinamento giuridico italiano consente la possibilità per le parti di presentare contro perizie e di acclarare la verità giudiziaria in tribunale. L’inchiesta sulla tragedia di Rigopiano è appena iniziata, la Procura deve ancora fare le mosse decisive ma già c’è qualcuno che si preoccupa che “ci vogliano fottere”.
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Che coincidenza, tutti morti sul colpo! Scrivono in molti che hanno già scoperto la strategia per non pagare i danni e far finire la faccenda a tarallucci e vino. C’è addirittura chi pur non essendo stato a Rigopiano ci spiega che la maggior parte delle vittime è stata ritrovata in “piccolissimi spazi, alcune bloccate magari con una gamba, un braccio”. Con una così raffinata capacità di analisi  non servono le autopsie, non serve l’indagine della Procura e non serve nemmeno un processo. Che diamine, cosa ce ne facciamo dei tribunali quando il primo Tizio su Internet ha già risolto il caso? Sarebbe un bel risparmio e si potrebbero dare i soldi ai terremotati (o agli immigrati negli hotel?).
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Qualcuno che prova a far ragionare questi Sherlock Holmes da tastiera c’è, ma è una dura lotta perché c’è sempre qualche appassionato di Cluedo che ha scoperto dove sta l’inghippo e ci spiega che la notizia è “impossibile che sia vera”. Ad esempio ecco qui un’esperta che non ha nemmeno letto le cronache dei giorni precedenti che ci spiega che se i bambini sono vivi allora anche i genitori avrebbero dovuto esserlo subito dopo l’impatto: la maggior parte delle vittime è morta “per ipotermia, negligenza, superficialità e menefreghismo”. Il caso è chiuso.
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Questo è quello che vogliono farci credere, scrivono persone che fortunatamente non hanno mai visto una valanga che probabilmente non hanno letto l’articolo di giornale che spiega che qui non c’è nessuno che vuole far credere qualcosa a qualcuno. Per il semplice fatto che la Procura di Pescara non si è ancora pronunciata ufficialmente e che i referti delle autopsie non sono ancora stati consegnati.
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Possiamo discutere sul modo in cui queste indiscrezioni vengano presentate come notizie ufficiali e anche sul fatto che forse non sarebbe opportuno fare uscire queste voci di corridoio senza notizie certe. Se esistono i negazionisti delle versioni ufficiali ecco che fanno la loro comparsa anche i negazionisti delle versioni ufficiose, la cosa non ci deve sorprendere poi tanto. L’unica notizia è quella data durante una conferenza stampa dal procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini che la settimana scorsa ha fatto il punto sulle indagini su quanto accaduto al Rigopiano alla luce degli esami condotti su sei delle vittime. Dalle autopsie è emerso che per questi primi sei casi le cause dei decessi sono diverse una dalle altre: in alcuni casi sono morti immediate per schiacciamento, in altri – ha spiegato Tedeschini – “c’è concorrenza di cause: schiacciamento, ipotermia e asfissia“. Le indiscrezioni trapelate sulle autopsie delle altre ventitrè vittime non smentiscono completamente questi fatti e per una volta sarebbe necessario attendere la chiusura delle indagini prima di sputare sentenze sui morti.