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Il complotto di Massimo Bray candidato sindaco

Il complotto è servito: se Massimo Bray ha intenzione di presentarsi come candidato sindaco a Roma senza partecipare alle primarie del Partito Democratico ci dev’essere qualcosa sotto. Se lo fa con Ignazio Marino, un altro che ha deciso che non si candiderà alle primarie “ipocrite”, ci dev’essere ben più di qualcosa sotto. E infatti eccolo lì, il fantasma di Massimo D’Alema che “vuole mettere i bastoni tra le ruote a Renzi”. Comincia il Corriere della Sera stamattina in un articolo a firma di Maria Teresa Meli:

L’idea è questa: l’ex ministro dei Beni culturali si presenterebbe alle elezioni con una sua lista civica, affiancato dalla lista di Ignazio Marino (altro buon amico di D’Alema). Ma l’obiettivo ancora più ambizioso è quello di cercare di convincere Stefano Fassina, candidato di Sel e dei transfughi del Pd, a fare un passo indietro e a sponsorizzare anche lui Bray. Se una simile operazione andasse in porto sarebbe assai difficile per Giachetti riuscire ad arrivare anche al ballottaggio perché l’elettorato di centrosinistra si presenterebbe alle amministrative diviso. E questo sarebbe certamente un colpo all’immagine di Matteo Renzi, che non nasconde la delicatezza della situazione: «A Roma è difficile, ma se ci impegniamo riusciremo a vincere».

Prosegue l’Unità, organo renziano per eccellenza, con Mario Lavia, reduce – come Menichini – dai fasti di Europa:

Dietro questa operazione ci sarebbe Massimo D’Alema, sempre a caccia di bastoni da sistemare fra le ruote di Matteo Renzi. A detta di tutti Massimo Bray è una persona molto seria, colta, fu un buon ministro del Beni culturali nel governo Letta (suggerito sempre da D’Alema con una scelta imprevista ma che fa parte del corposo capitolo “vendette di D’Alema” – ma lasciamo andare), ha lavorato per anni alla Treccani ed è stato direttore di ItalianiEuropei. Ed è iscritto al Pd, partito che, com’è noto, terrà le primarie il 7 marzo proprio per far scegliere ai cittadini il migliore nome per la sfida finale.
Sorprenderebbe dunque che una persona così seria decidesse di evitare le primarie presentando una lista avversaria del partito a cui è iscritto. A meno che Massimo Bray non voglia dire bye bye al Pd come sta sostanzialmente facendo l’ex sindaco, quello che dovrebbe – ahilui – “affiancarlo” in una corsa tutta livore e zero politica: ma che c’entra, l’ex ministro? Qualcosa non torna.

Il complotto di Massimo Bray candidato sindaco

E così il complotto di Massimo Bray candidato sindaco a Roma è servito. Dietro c’è D’Alema, a lato si staglia la figura del sindaco eletto dopo le primarie ma defenestrato dal Partito Democratico e questi due furbacchioni, chissà perché, non si fidano delle primarie del Partito Democratico. Eppure Bray sembra aver voglia di essere molto chiaro su Facebook (e lo ha fatto il 24 gennaio, due giorni prima della pubblicazione degli articoli sul suo presunto complotto: «Non ho mai fatto e mai farò scelte politiche per dividere. Non appartengo a correnti e non farei mai una scelta contro qualcuno. Ho imparato che fare politica deve essere la capacità di ascoltare i cittadini, credere nei valori e battersi per la difesa dei beni comuni. Sono grato a chi mi stima e mi vuole bene e credo in una politica fondata sul rispetto e la lealtà».
massimo bray candidato sindaco roma
E a nulla serve che anche Orfini indichi la strada delle primarie all’ex ministro dei Beni Culturali dal lungo curriculum ma giubilato in favore di Franceschini: «Bray è un amico e se si vorrà candidare è perfettamente in grado farlo, partecipando alle nostre primarie». Gli scenari potrebbero iniziare a chiarirsi questa settimana quando, con ogni probabilità mercoledì, si incontreranno il commissario dem Matteo Orfini e il segretario romano di Sel Paolo Cento alla ricerca di una complicata convergenza sui temi. E chissà, anche, su una partecipazione del candidato Si-Sel Stefano Fassina alle primarie. Rumors parlano anche di una possibile prima riunione informale tra le diverse anime del Pd che nella Capitale non si ritrovano nella candidatura di Giachetti, per definire un candidato unitario.

I due litiganti e il terzo è Roma

Eppure la questione Bray dovrebbe essere chiara. Nel senso che chi dice di non appartenere a correnti smentisce la sua appartenenza alla fantomatica corrente D’Alema, chi dice di non voler fare scelte politiche per dividere non dovrebbe avere intenzione di candidarsi per fermare l’ipotetica corsa di Giachetti dopo le primarie, che Bray si candidi con Marino mettendosi contro l’intero Partito Democratico mentre era l’ex primo cittadino a voler fare il candidato fino all’altroieri. E tutte queste voci e ipotesi di complotto sono l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare un partito che va serenamente a scegliere il candidato che lo rappresenti nella corsa per il sindaco della Capitale d’Italia. Anche se magari chi si vuole candidare oggi alle primarie, ben conscio della brutta fine che ha fatto il precedente vincitore, se avesse qualche remora sarebbe anche giustificato.