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Il centrodestra liquefatto regge con il Pd diviso

La vittoria in Liguria è l’emblema del centrodestra: Toti, candidato trapiantato ed estraneo al territorio, riesce alla fine a farcela nella regione in cui la sinistra era uscita da primarie sanguinarie e da candidature discutibili. Ma Toti per governare ora dovrà tentare la carta dell’alleanza. O con il PD, generando una coalizione che andrebbe a questo punto da Salvini ai renziani, e che Rixi, ex candidato del Carroccio in zona, ha già escluso ieri sera. O con il MoVimento 5 Stelle, che rappresenterebbe un inedito politico. Fi non supera mai il 20%. In Campania e’ al 18%, in Liguria intorno al 13%, in Puglia al 10,8%. Risultato ad una cifra in Veneto (5,7%), Umbria e Toscana (8,5%), Marche (9,4%). Bene Fratelli d’Italia che supera il 6% in Umbria e Marche, sfiorando il 5% in Campania. In Puglia il derby tra Schittulli (Fitto-Fdi) e Poli Bortone (Fi-Lega-Pli) va al primo (18% contro 14%). Forza Italia con il 10,8% supera però la lista Fitto ferma al 9,52%.
 
IL CENTRODESTRA LIQUEFATTO REGGE CON IL PD DIVISO
La Lega sfonda da Roma in su. In Veneto ottiene il 17% più il 24% della lista Zaia. In Liguria il 20%, in Toscana il 16%, in Umbria il 14%, nelle Marche il 13%. Piu’ debole sotto Roma: la lista Salvini naviga intorno al 2% in Puglia e non si è presentata in Campania. La mancanza di risultati nelle regioni del sud però ne fa ancora un’alternativa debole a Renzi.