Attualità

«Il bimbo che fa il saluto romano all'asilo di Cantù? Una bufala»

In un articolo a firma di Francesco Borgonovo, Libero di oggi sostiene che la storia del bambino che fa il saluto fascista all’asilo è una bufala. Nell’articolo si racconta del sindaco che smentisce la notizia dopo che dice di aver verificato la storia chiamando tutti gli istituti del suo comune, mentre l’autore del pezzo su Repubblica, Paolo Berizzi, conferma tutto ma dice di non voler dire quale sia l’istituto per tutelare la privacy del bimbo (spiegazione assolutamente credibile). La storia è stata pubblicata su Repubblica martedì 12 maggio. Federico, spiega il quotidiano, viene ripreso dalle maestre mentre fa il saluto romano con i compagni. Scriveva Repubblica:

Il baby balilla ha 4 anni e frequenta una scuola materna— pubblica — del canturino: provincia “nera” di Como (poi spiegheremo perché nera). Primo anno di asilo. Non siamo nel Ventennio: allora il saluto romano faceva praticamente parte del programma scolastico; lo impartivano le maestre. Nel caso di Federico — lo chiameremo così— va in un altro modo. Un giorno il bambino si presenta all’asilo e per salutare i compagni — forse quando sarà più grande preferirà chiamarli camerati — si esibisce nel saluto nazifascista. Il brutto, anzi il peggio, è che non si tratta di un’iniziativa estemporanea: bensì di un’abitudine. Le maestre lo capiscono con il passare dei giorni. Ogni volta che si presenta di fronte a un compagno, a un’insegnante,a un bidello, per annunciarsi o per congedarsi Federico allunga il braccio destro e schiude il palmo della mano. Sulle prime, colte di sorpresa, le sue maestre non sanno come affrontare quella che appare una situazione, diciamo, singolare.
Gli altri allievi non capiscono e non chiedono: troppo piccoli. Mal’inconsapevole esuberanza politica del camerata in erba, nello stupore generale, non può passare inosservata agli occhi di chi sta dietro la cattedra. Che succede allora? Racconta Barbara, una maestra della scuola materna: «Decidiamo di convocare i genitori. Quando spieghiamo loro il comportamento anomalo del figlio e chiediamo, a nostra volta, spiegazioni, ci rispondono così: «Che cosa c’è di strano? Vogliamo dargli un’educazione rigorosa e allo stesso tempo naturale». Il padre ha 30 anni. La madre uno in meno. La cosa incredibile è che, dopo qualche giro di parole, i genitori di Federico escono allo scoperto. «Ci hanno detto chiaramente quali sono le loro idee politiche, rivendicando con fierezza l’insegnamento del saluto romano al figlio. Abbiamo obiettato— continua la maestra —che quel saluto è vietato dalla legge italiana e che non è esattamente un gesto adatto ad un bambino di 4 anni che frequenta un asilo».

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«IL BIMBO CHE FA IL SALUTO FASCISTA ALL’ASILO? UNA BUFALA»
Libero però racconta un’altra storia. Il sindaco diCantù sostiene che, nella sua città, del bambino fascista non ci sia traccia. «Dopo che Repubblica ha pubblicato questa bufala», spiega a Libero, «ho fatto sentire tutti gli istituti e le scuole materne. E le dico che quel bambino di sicuro non frequenta una scuola di Cantù. Me lo hanno confermato i direttori e le direttrici delle scuole, che ho contattato uno per uno e che sono tenuti a dirmi le cose come stanno». Claudio Bizzozero dunque sostiene che Repubblica abbia scritto il falso:

Se davvero c’è un bambino che ama i saluti romani, di certo non è a Cantù. Motivo per cui il sindaco querelerà il giornale. «Ho il dovere di farlo», dice. «La bufala che ha pubblicato è allucinante». Anche al Provveditorato di Como sono sorpresi. Rosa Siporso, sentita dalla Provincia di Como come referent edell’ufficio scolastico,ha spiegato: «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni simili». E ha aggiunto: «È strano,un dirigente scolastico di un qualsiasi nostro istituto comprensivo, a fronte di una storia del genere, quantomeno si sarebbe preoccupato di avvertire».

Dal canto suo,Paolo Berizzi conferma tutto a Borgonovo:

«È una notizia straverificata», ha ripetuto ieri a Libero. Spiega che non ha intenzione di dire di più per tutelare la sua fonte, e si professa certissimo di quanto ha pubblicato. Però non rivela quale sia la scuola. Ma come nasce questa strana vicenda? L’ha ricostruita un giornalista della Provincia, Christian Galimberti. Venerdì scorso, Paolo Berizzi si trovava a Como a presentare un suo libro. A moderare l’incontro c’era Barbara Rizzi di Ecoinformazioni, che ha raccontato: «Una maestra si è avvicinata prima dell’incontro a me e a Berizzi e ha raccontato quanto le è accaduto. Non so di quale scuola sia e di quale paese. Detta così potrebbe sembrare anche inventata? Può darsi, io non lo so». Dunque la fonte sarebbe questa signora apparsa alla presentazione del libro di Berizzi. Ed è qui che il sindaco di Cantù va su tutte le furie: «Ma non era il caso di verificare? Di chiamare il Provveditorato, per esempio? Adesso voglio proprio sapere, se questo bambino davvero c’è, che scuola frequenta, da che Comune viene. Se si trattasse di un Comune guidato dal Pd, Repubblica dirà che dove governa il Pd ci sono i bambini che fanno il saluto romano?».

Insomma, forse è sbagliato il luogo ma la notizia è vera.
 
Il SINDACO CLAUDIO BIZZOZERO
Di certo il sindaco di Cantù non ci crede. E su Facebook scriveva già il 12 maggio:

LA “BUFALA” DI “REPUBBLICA” SUL SALUTO ROMANO IN UNA SCUOLA DI CANTU’ E GLI ESTREMI PER UN’AZIONE LEGALE CONTRO IL GIORNALE (STESSO GIORNALE E STESSO GIORNALISTA CHE SPARARONO CONTRO LA NOSTRA CITTA’, MESI FA, UN’ALTRA BUFALA SU UN PRESUNTO “RESIDENTE CANTURINO” ADERENTE ALL’ISIS, CHE POI SI SCOPRI’ ESSERE RESIDENTE IN ALTRO COMUNE)
“Repubblica”, il noto quotidiano debenedettiano, oltre a dedicare un’intera mattinata ad una lunga intervista al conducator fiorentino (praticamente un mega spottone elettorale trasmesso in diretta da RepubblicaTV), trova pure il tempo per occuparsi di un’altra “notiziona” davvero da prima pagina (e del resto, quando non si ha di meglio di cui occuparsi, tutto fa brodo).
Il fatto: un bimbo di quattro anni (!) fa il saluto romano all’asilo. Le maestre chiamano i genitori e questi si giustificano dicendo che è il loro credo politico. La cosa viene ripresa da un giornalista di “Repubblica” che nell’articolo scrive: “La vicenda è ambientata a Cantù. Che non è forse un luogo a caso. Da due anni la cittadina in provincia di Como ospita il festival Boreal”. Conseguenza: i diversi giornali mi chiamano per avere un commento e poi cominciano pure ad arrivare le telefonate e le mail di cittadini indignati.
Lasciamo stare il discutibile sillogismo (festival Boreal a Cantù = saluto romano alla scuola materna) e lasciamo stare anche il fatto che la nostra città, contrariamente a quel che scrive il giornalista, ha ospitato il Boreal in una sola occasione, mentre da diversi anni (più dei due citati nell’articolo) FN organizza qui da noi una sua festa di partito.
Occupiamoci invece del fatto centrale che però, al contrario di quel che scrive il giornalista, non è affatto accaduto in una scuola materna di Cantù e lo dico con cognizione di causa ed assoluta certezza perché ho ovviamente fatto sentire in merito tutte le nostre scuole. Trattasi dunque di una CLAMOROSA BUFALA!!!!!

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Nulla di sorprendente se si pensa alla altre bufale che la medesima testata ha infiocchettato nel corso dei decenni.
Per quanto riguarda noi, invece, non è certo la prima volta che capita una cose del genere. Ricordate quando qualche mese fa la stampa parlò di un giovane aderente all’ISIS e residente a Cantù (così scrissero i giornali), salvo scoprire successivamente che era residente in altro comune a noi vicino?
E sapete chi erano il giornale ed il giornalista che spararono la “bufala”? Stesso giornale e stesso giornalista. Insomma: niente di nuovo sotto le stelle. Alla faccia della professionalità!
Adesso però sarebbe interessante scoprire quale sia il Comune nel quale risiede questa famiglia di nostalgici. Sarà un comune guidata da una maggioranza di destra o di sinistra? Chissà: magari, una volta scoperto quale sia il comune “incriminato”, qualcun altro potrebbe lanciarsi in altrettanto singolari sillogismi.
Nel frattempo, in ogni caso, corre l’obbligo di valutare se esistano gli estremi per agire contro Repubblica a tutela del nostro Comune.