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Ignazio Marino e lo stipendio regalato alla Cooperativa 29 Giugno

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«Questa mattina ho incontrato “29 Giugno”, una cooperativa che ha denunciato con molta severità i tagli subiti dalla giunta Alemanno e quindi si trova in grandi difficoltà. In accordo con le banche la cooperativa emetterà delle obbligazioni per poter finanziare la propria attività. Ho deciso, quindi, che il mio primo stipendio da sindaco, non so neanche quanto sia ma lo investirò tutto in obbligazioni di ’29 Giugno’ perché questa è la strada giusta»: parole di Ignazio Marino, pronunciate il 29 aprile 2013 durante la campagna elettorale che lo vedeva contrapposto all’allora sindaco Gianni Alemanno. E che fossero toni da campagna elettorale lo si capisce dal fatto che secondo l’attuale sindaco la cooperativa avrebbe denunciato i tagli al sociale della giunta di centrodestra – che portò da 26 a 24 milioni i fondi a disposizione per l’assistenza durante il mandato di Alemanno – mentre, come sappiamo dalle carte, sponsorizzava le varie iniziative elettorali dell’ex sindaco. Una storia un po’ strana, che dimostra però più l’ingenuità di Marino che una sua presunta collusione.
 
IGNAZIO MARINO E LE FOTO CON BUZZI
E poi ci sono le fotografie con Salvatore Buzzi. «Non ho mai avuto conversazioni con Salvatore Buzzi». Così ha detto ieri a «Otto e mezzo» il sindaco di Roma Ignazio Marino. Ma alcune foto dell’archivio della Cooperativa «29 giugno» di Buzzi (a lato una delle immagini: Buzzi è il primo a sinistra), pubblicate oggi dal Corriere della Sera, documentano invece incontri tra i due.

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La foto che ritrae Ignazio Marino con Salvatore Buzzi, che controllava la Cooperativa 29 giugno

Una questione più di aneddoti che di fatti interessanti per il tribunale, che rivelano molto di più sull’ingenuità del sindaco Marino piuttosto che su infiltrazioni dei clan. Molto più seria invece l’indagine sulla strana affluenza di stranieri e nomadi alle primarie che hanno incoronato Marino come candidato sindaco:

«Come siete messi per le primarie?», chiede Massimo Carminatia Buzzi. E l’altro: «Avemo dato 140 voti a Giuntella (expresidente Pd Roma) e 80 a Cosentino(senatore Pd). Lui è proprio amico nostro». Proprio il giorno delle primarie, in un clima di scarso entusiasmo— solo 100 mila votanti —, si contano molte zingare in coda, qualcuno dubita sull’autenticità di quella militanza, ma pochi hanno il coraggio di denunciare. Tranne Cristiana Alicata che dalla direzione Pd rivela: «Sono voti comprati».Anche su questo indagano ipm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo,Luca Tescaroli, che ieri hannop roseguito con gli interrogatori di garanzia. Ascoltato Claudio Turella, che dai vertici dell’assessorato all’Ambiente avrebbe favorito le coop di Buzzi. Nel suo appartamento il Ros ha trovato 570 mila euro. «Non ne so niente», si è difeso.Dai contanti di Turella al vasellame di Carminati: in casadel Nero c’erano, oltre ai quadridi Pollock e Warhol, anche vasellame e statue antiche per i quali è già stata disposta una perizia. Non si esclude che Carminati abbia fatto spesa da qualche tombarolo delle campagne laziali. Ma le indagini viranoanche su fatti più recenti: ad esempio sull’assegnazione sempre all’«Eriches 29» del compito di trovare alloggi agli ex occupanti di strutture sgomberate nella primavera scorsa, come l’ex scuola «AngeloMai» a Caracalla.

 
Una foto che Marino spiega tranquillamente sul suo profilo Facebook: “Come ho già spiegato in altre occasioni, e ripetuto ieri durante la trasmissione Otto e mezzo, ho visitato la cooperativa 29 giugno per il reinserimento sociale, durante la campagna elettorale. Le foto che girano anche con Buzzi sono state scattate in quell’occasione. In quella visita – spiega il primo cittadino – ho incontrato anche tante donne e uomini che lavorano per quella coop e che oggi scoprono la verità, come tutti noi, sul loro responsabile. Con lui non ho avuto conversazioni di lavoro né quel giorno né mai. E’ incredibile che mentre escono intercettazioni della mafia in cui si parla di farmi fuori si cerchi di alzare un polverone su una visita pubblica – e relativa foto – fatta alla luce del sole”. Anche perché, come raccontavamo ieri, l’attuale sindaco di Roma nei discorsi tra gli indagati viene dipinto come un problema, più o meno, per il sodalizio criminale. Come un elemento da avvicinare attraverso i suoi collaboratori, su cui «prendere le misure», come dicono spesso nelle intercettazioni allo scopo di testare la sua disponibilità. E in tante parti del racconto dell’ordinanza si ribadisce che il sindaco è un corpo estraneo rispetto alla linea di potere che era stata infiltrata.
 
MAFIA CAPITALE: IL RUOLO DI IGNAZIO MARINO
In questa conversazione con Giovanni Fiscon, Salvatore Buzzi, a capo della holding di cooperative che si aggiudicava gli appalti su immigrati e nomadi in Comune, spiega che con il sindaco sarà più difficile intrattenere rapporti, citando presunte difficoltà ma anche “l’area Zingaretti” (Luca, il presidente della Regione Lazio, che già aveva governato la provincia di Roma) e la possibilità che una nomina che riguarda il primo possa andare a buon fine.
mafia capitale ignazio marino
 
In un’altra conversazione, sempre di Buzzi ma con Emilio Giammuto, si fanno una serie di nomi che rappresenterebbero i punti di contatto dell’organizzazione con la nuova amministrazione comunale. Tra questi, uno degli assessori indagati. Poi c’è l’ormai famosa intercettazione delle minigonne, in cui Carminati si informa del lavoro di lobbying dell’amico Buzzi presso gli esponenti della giunta Marino.

Dell’inizio delle contrattazioni per avviare i 200 nuovi rapporti con l’amministrazione capitolina di centro sinistra, BUZZI Salvatore discuteva con CARMINATI Massimo in data 14.06.2013201; il BUZZI riferiva, infatti, di trovarsi “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”, circostanza favorevolmente accolta dal CARMINATI che riteneva necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades… adesso”; il BUZZI esprimeva la difficoltà di muoversi nell’ambito della nuova situazione politica romana in quanto in quel momento “solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta”, ricevendo in risposta dal CARMINATI “e allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi amico mio, eh… capisci”. Il BUZZI, nel riferire che la situazione era “sotto controllo”, spiegava la propria preoccupazione inerente la possibilità che “sbagliano qualche nomina”, circostanza che li avrebbe costretti ad avere a che fare con amministratori non disponibili per cinque anni, ovvero per l’intera durata del mandato.

 
BUZZI E IL PROBLEMA DEL MARZIANO
In una conversazione immediatamente successiva Buzzi, con due interlocutori, parlava dei contatti con Marroni e Ozzimo. I tre proseguivano parlando del fatto che quasi nessuno dei dirigenti esterni, che il neo sindaco stava cercando di impiegare presso il Comune, stava dando la propria disponibilità in considerazione che lo stipendio da assessore o consigliere ammontava solo a 3500 € mensili. Poi c’è la già citata conversazione tra Buzzi e Carminati su Marino:

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La conversazione tra Buzzi e Carminati (ordinanza Mafia Capitale, pag. 157)

E i rapporti con un dirigente vicino al sindaco, da usare come testa di ponte all’interno della nuova amministrazione:

I rapporti con la nuova amministrazione comunale da parte di Buzzi sono costituiti da una relazione con il capo della segreteria del sindaco, Mattia Stella, che s’intrecciano con quelli con Coratti, massimamente in relazione alla questione AMA. Eloquente nel senso della costruzione di un rapporto privilegiato con Stella è la conversazione nella quale Buzzi chiamava Carlo Guarany, 289 lo informava che prima sarebbe andato in AMA e successivamente sarebbe andato presso il Gabinetto per incontrare Mattia (Mattia Stella, dirigente nella Segreteria del sindaco Marino),conversazione nella quale Guarany diceva che occorreva “valorizzare” Mattia e “legarlo” di più a loro.La costruzione di un rapporto privilegiato che passava anche con incontri personali inluoghi diversi da quelli istituzionali, come quello monitorato dal pedinamento della seradel 22.1.14292, nel contesto temporale di un programma corruttivo, delineato da Buzzi al mattino della stessa giornata ai suoi collaboratori:

E l’sms con cui Buzzi e Stella si accordavano per vedersi dopo l’appuntamento con Mirko Coratti è una ulteriore prova del tentativo di avvicinamento. O meglio, si trattava di prendere le misure: «mò se perde devo dare quarantamila euro a Panzironi ….. sull’Eur, glieli dovrei do sull’Eur, poi vedo Massimo se glieli vò dà …….. l’avevamo comprati tutti ….. se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati ….. poi ce pigliamo le misure con Marino….».
Vignetta in copertina di Artefatti