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«Ignazio Marino è la discontinuità rispetto a Mafia Capitale»

“Le evidenze raccolte non consentono l’applicazione della misura dello scioglimento dell’Organo consiliare dell’Ente Locale”. Queste le conclusioni della relazione del prefetto Gabrielli sul possibile scioglimento del Comune di Roma. Gabrielli rileva come gli elementi raccolti sulle infiltrazioni mafiose hanno i “caratteri di rilevanza e concretezza ma non di univocità”. Ovvero: bella relazione, Gabrielli ricorda come la norma sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa richieda che gli “elementi su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso” debbano essere “concreti, univoci e rilevanti”. Per Gabrielli “gli elementi emersi, pur presentando i caratteri di rilevanza e concretezza”, non hanno “il tratto della univocità” e questo grazie ai tratti di discontinuità. Il giudizio del prefetto di Roma Gabrielli circa l’attuale amministrazione si discosta in parte da quello della commissione degli ispettori nominato dall’ex prefetto Pecoraro. Gabrielli appare meno severo in virtù dell’operato della giunta Marino che ha “posto in essere sforzi per marcare una discontinuità rispetto al passato, evidentemente percepito come connotato da pericolose anomalie e disfunzionalità”.

“Leggendo gli elementi riportati nella relazione della Commissione di accesso in sistema con l’ordinanza Mafia Capitale del 28 novembre 2014 emerge un quadro dell’amministrazione locale devastato e devastante. Senza entrare nel merito della posizione del sindaco Alemanno, incolpato di essere un intraneo di Mafia Capitale oltre che di corruzione, va sottolineato come gli esiti dell’indagine dimostrino una reiterata curvatura delle scelte degli organi di indirizzo politico-amministrativo alle esigenze e agli interessi di quell’organizzazione criminale”.

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IGNAZIO MARINO È LA DISCONTINUITÀ RISPETTO A MAFIA CAPITALE
Insomma, Gabrielli ha spiegato che durante l’amministrazione di Alemanno forse di motivi per sciogliere il Comune ce ne sarebbero stati, ma Marino non ha fatto quello che ha fatto Alemanno. Il quale, giova ricordarlo per ironia della sorte, ha continuato a chiedere le dimissioni di Marino insieme al partito da cui si è autosospeso dopo l’indagine per Mafia Capitale, Fratelli d’Italia. “Le risultanze emerse dall’attività ispettiva documentano come Mafia Capitale, anche sotto l’attuale Giunta, sia riuscita a infiltrare l’Ente locale, assoggettandone la funzione ai propri interessi grazie a amministratori corrotti e alle influenze esercitate da Carminati e Buzzi”, sono le conclusioni della commissione prefettizia incaricata di verificare l’eventuale infiltrazione mafiosa nel Comune di Roma e riportate nella relazione del prefetto Gabrielli. Con la relazione, viene ancora più da sorridere nel ricordare quel gran genio politico di Matteo Renzi, che voleva far dimettere Marino. – “Pur mantenendo il riserbo sul contenuto della relazione, che credo sia doveroso, abbiamo approcciato una questione che attiene solo al X Municipio (ndr. Ostia) e le cose che circolano sugli altri municipi sono completamente destituite di fondamento”, ha poi aggiunto Gabrielli, in merito alle indiscrezioni che parlano di ipotetico scioglimento di alcuni municipi di Roma e che sarebbe contenuto nella sua relazione sull’opportunità o meno di sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose. Alle quali Marino era alieno.
 
ANCHE PIGNATONE DICE NO ALLO SCIOGLIMENTO

“Non sussistono ad oggi le condizioni previste per lo scioglimento del consiglio comunale” in considerazione dei “segnali di discontinuità che si possono cogliere nell’operato della nuova Giunta, ancorché molto parziali e scarsamente efficaci fino alla esecuzione dei provvedimenti giudiziari (2 dicembre 2014)”: anche il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, nella sua relazione al comitato per l’ordine pubblico alla sicurezza, ora allegata alla relazione Gabrielli e inviata al ministro e all’Antimafia. Pignatone ha però aggiunto che il lavoro dei magistrati prosegue. Secondo la commissione prefettizia “il condizionamento si è realizzato secondo schemi e copioni non intaccati dal cambio di amministrazione determinato dalla Giunta, e avrebbe portato non solo a determinare l’esito delle procedure di appalto, ma anche orientando le scelte di vertici di società partecipate di Roma Capitale”. La commissione descrive “il quadro di un’amministrazione inquinata, connotata da una profonda mala gestio, in cui il condizionamento mafioso produce una pesante deviazione del canone di legalità dalla funzione di indirizzo politico, sotto l’influenza di dirigenti collegati a mafia Capitale”. Ma non solo. Secondo gli ispettori, “l’asservimento delle funzioni pubbliche travolge la libera determinazione della volontà degli organi deliberativi, piegandoli agli interessi del sodalizio criminale”.

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