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Il gesto eroico di Iacovacci, che ha fatto da scudo umano ad Attanasio

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Il carabiniere Vittorio Iacovacci avrebbe reagito. Avrebbe cercato di difendere Luca Attanasio. E, sopratutto, avrebbe fatto da scudo umano all’ambasciatore italiano. Un gesto eroico, che però non gli ha lasciato scampo. Perché lui, militare dell’Arma di 30 anni, è morto sul colpo: è stato raggiunto da due proiettili sparati da un o più kalashnikov. Un gesto tanto eroico quanto disperato, perché essere disarmati e senza giubbotti antiproiettili in mezzo a fuoco “amico” e nemico, di certo rendeva le cose disastrose. Soprattutto agli occhi del giovane militare.

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foto IPP/social 22/02/2021
L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio il carabiniere della sua scorta, sono stati uccisi in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale.

Proprio in questi minuti si stanno svolgendo i funerali di Stato a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Le due bare, avvolte nel tricolore, sono davanti all’altare, adagiate a terra. Lo stesso tricolore che abbracciava i loro corpi all’arrivo all’aeroporto di Ciampino, e che poi li ha accompagnati fino al policlinico Gemelli. Dove ieri sono state effettuate le autopsie: cinque proiettili, tre dei quali hanno colpito Attanasio, due Iacovacci. L’ambasciatore è stato ferito due volte di striscio, una invece in pieno sull’addome. È questo colpo che non ha lasciato scampo ad Attanasio, che diversamente da Iacovacci non è morto sul colpo. Ma -emerge- ci son voluti circa 50 minuti prima che l’ambasciatore si spegnesse: emorragia interna. Una lunga agonia, non così lunga però da raggiungere vivo il presidio ospedaliero.

Gli esami autoptici hanno sostanzialmente confermato quanto già si immaginava: i colpi sono di kalashniokov, che però in Congo vengono usati sia dai militari che dai ribelli. E, quindi, questo non aiuta a capirne di più. Si sa solo che son stai colpiti da sinistra verso destra. Interrogativi tanti, riposte poche: si aspetta però di sapere cosa abbia dichiarato Rocco Leone, vicedirettore del World Food Programme in Congo, italiano rimasto illeso. Già sentito dai Ros e dagli 007 italiani, inviati nei giorni scorso in Congo.

Anche perché la procura di Roma ha aperto un fascicolo, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, che ora vuol far luce principalmente su tre punti: esecutori, movente e misure di sicurezza. E soprattutto: son stati traditi da qualcuno che ha rivelato posizione e percorso delle due jeep bianche? Scrive Repubblica:

È assai probabile che Iacovacci e Attanasio comincino a morire nella notte tra il 20 e il 21 febbraio a Bukavu, 800mila abitanti sulla riva ovest del lago Kivu. Qui l’ambasciatore aveva visitato la casa regionale dei Missionari saveriani dove, da anni, lavora padre Giovanni Querzani. “Per noi l’ambasciatore era una persona meravigliosa”, dice a Repubblica. I carabinieri del Ros che stanno conducendo le indagini, e gli uomini dell’Aise, il nostro servizio di intelligence estera, hanno un sospetto: a Bukavu, qualcuno – che chiaramente nulla ha a che fare con i saveriani – ha tradito. Si è venduto l’informazione della loro presenza in loco e dell’itinerario previsto. Ha avvisato i predoni.