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I riti massonici della 'ndrangheta

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Un rito di affiliazione della ‘ndrangheta, di cui ieri abbiamo visto un video, è stata filmata dai carabinieri prima del blitz che ieri ha portato a 40 arresti tra Lombardia e Calabria. La cerimonia di conferimento della Santa, misterioso caposaldo dell’associazione mafiosa, non ha quindi adesso più segreti da nessun punto di vista, dopo che per anni storici e giornalisti avevano lavorato per spiegare il significato del rito e la sua importanza all’interno della società segreta che governa l’associazione mafiosa.

Il video della cerimonia di affiliazione della ‘ndrangheta


LA CERIMONIA DI CONFERIMENTO DELLA SANTA
L’iniziazione avviene l’ultimo sabato del mese, tra le 17 e le 18. Il neofita poggia la mano sinistra sulla punta di un coltello tenuto dal «maestro di giornata». Al termine della cerimonia dovrà bruciareun santino di San Michele Arcangelo, protettore della ‘ndrangheta, e sottoporsi al«rito della pungitina» conil quale mischia il suo sangue aquello degli altri uomini d’onore. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera commenta spiegando perché venggono chiamati in causa Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, tutti personaggi storici in odore di massoneria.

I richiami non devono stupire perché la ‘ndrangheta nasce come rottura e superamento della «società dello sgarro», sicché a metà ‘800 cominciano a non valere più i vincoli e le regole dei comuni malandrini, e ciò che prima rappresentava «infamità» (come il rapporto con politici, imprenditori e polizie finalizzato allo scambio di reciproci favori) nella «Santa» diventa invece non solo permesso ma auspicato: rovesciamento che però all’inizio ebbe bisogno della massoneria come camera di compensazione tra ambienti diversi, e in questo quadro i massoni Garibaldi-Mazzini-La Marmora presero il posto (nella ritualità malata dei clan) di Osso-Mastrosso-Carcagnosso, cavalieri spagnoli che la tradizione vagheggiava fondatori di mafia-’ndrangheta-camorra dopo l’omicidio dello stupratore della sorella.

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La cerimonia di affiliazione della ‘ndrangheta: le parole (da Repubblica, 19 novembre 2014)

Roberto Saviano su Repubblica si inoltra invece nella simbologia dell’associazione:

I rituali avvengono secondo modalità precise e alla presenza di oggetti dalla forte carica simbolica. Per entrare nella Società Maggiore si utilizzeranno un limone, un ago, una pillola. Il limone rappresenta l’asprezza della vita ‘ndranghetista, oltre a simboleggiare la terra. L’ago è il fucile, ma anche la pungitura del dito. L’ago rammenda ma fa uscire sangue, quindi determina una distinzione che nella ‘ndrangheta è fondamentale tra fratello biologico e fratello di sangue. Il sangue nelle organizzazioni criminali è scelta, non una fatalità che ti manda il destino. Questo smentisce qualsiasi luogo comune sulle mafie che le ritiene vincolate alla sola radice famigliare: la famiglia è un contesto, il sangue è una scelta. La pillola è il veleno che dovrai usare in caso di fallimento, di infamia. Perché il santista non avrà altro giudice che se stesso. Dopo aver rinnegato il passato «per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli», non resta che assumersi il compito finale,quello di giudicare se stessi e decretare il proprio diritto a continuare a vivere o a morire. Crescere per uno ‘ndranghetista è rinnegare tutti coloro che superi nel tuo percorso («giuro di rinnegare tuttala società criminale da me finora riconosciuta», recita il rito). Se resti coerente con valori e persone di un preciso stadio gerarchico (e sociale) resterai sempre al loro livello non ti innalzerai mai.

Tra gli arrestati nell’operazione della Dda di Milano contro la ‘ndrangheta, chi riceve la carica della Santa andava incontro a seri pericoli in caso di grave trascuranza o tradimento. «Dovete essere voi a sapere che avete fatto la trascuranza. Vi giudicate voi quale strada dovete seguire», dicono i Santisti in alcune intercettazioni e la punizione poteva arrivare alla costrizione al suicidio. Il giuramento avviene infatti davanti a un’arma o a una pastiglia, che simboleggia la possibilità di darsi la morte per non tradire la Santa e la ‘ndrangheta: «Quanti colpi ha in canna, ne dovete riservare sempre uno!», spiegano, intercettati, i boss. Altrimenti c’è sempre «una pastiglia di cianuro» oppure «vi buttate dalla montagna».

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Le formule della cerimonia di affiliazione della ‘ndrangheta (da Wikipedia.en)

DA DOVE VIENE IL FILMATO
Il filmato in cui i carabinieri del Ros hanno ripreso la cerimonia di conferimento della Santa, il più alto grado ‘ndranghetista, nell’operazione che ha portato a 40 arresti su richiesta della Dda di Milano, è stato realizzato durante un incontro conviviale (una delle cosiddette “mangiate”) a cui partecipavano esponenti di tre gruppi mafiosi: il Locale di ‘Ndrangheta di Calolziocorte (Lecco), il Locale di Cermenate e quello di Fino Mornasco (Como). Era durante queste “mangiate” che si stabilivano gli aspetti operativi e venivano conferite le cariche. In una di questa mangiate era presente anche un minorenne, parente di uno degli affiliati.

«Per la prima volta nelle indagini in materia di ‘ndrangheta in Lombardia – scrive il gip Luerti nel documento di chiusura delle indagini – si è assistito al conferimento di una dote ad un minorenne». Il giovane, al tempo del conferimento del fiore aveva solo 16 anni. Nell’aprile 2014, quindi, il figlio di Salvatore Pietro Valente e il nipote, Nicholas Montagnese, «sono entrati nell’organizzazione criminale». Montagnese, sottolinea il gip, «è stato affiliato mentre si trovava sottoposto all’obbligo di presentazione alla Pg e ciò non può che testimoniare non solo che la custodia cautelare sofferta non ha sortito alcun effetto dissuasivo ma che anche la misura in atto non ha alcuna capacità deterrente». La cerimonia di affiliazione alla ‘ndrangheta del minorenne e di Montagnese è avvenuta quindi il 13 aprile 2014, in un luogo messo a disposizione del padre del ragazzo. Affiliazione che, nei giorni precedenti, come è emerso dalle intercettazioni telefoniche, è stata discussa a lungo dai componenti della locale di Calolziocorte. Antonino Mercuri, uno dei vertici della locale, ha affermato, riferendosi alla giovane età dell’affiliato, che «si può mettere mani pure a 14 anni», sottolineando però che è «necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di chi li propone», in questo caso il padre. Salvatore Pietro Valente è colui che «porta avanti» i due giovani e, per questo, si dovrà assumere «tutte le massime responsabilità (…) in tutto e per tutto».

Leggi sull’argomento: Cosa succede in una cerimonia di affiliazione della ‘ndrangheta