Cultura e scienze

I responsabili della diffusione di Ebola in Africa

È solo di oggi l’ultimo caso di un cittadino statunitense contagiato da Ebola. Come riporta Buzzfeed il Dr. Craig Allen Spencer ha fatto rientro negli States il 17 ottobre dopo un periodo trascorso in Guinea dove era andato a prestare aiuto con Medici Senza Frontiere per tentare di arginare l’epidemia. Fortunatamente dopo il suo rientro il medico ha monitorato i suoi segni vitali per verificare se era stato infettato dal virus e non appena ha registrato un aumento della temperatura corporea si è presentato in ospedale. Dal momento che i malati diventano contagiosi solo quando iniziano a mostrare i primi sintomi è improbabile che il Dr. Spencer abbia contagiato altre persone, per precauzione gli ufficiali sanitari hanno isolato altre tre persone che erano venute a contatto con il medico. Nel frattempo continua la ricerca per stabilire quali siano le cause che scatenano le periodiche epidemie di febbre emorragica dovute ad Ebolavirus. Una recente ricerca condotta dal Professor Simon I Hay della Oxford University e pubblicata su Lancet e sul sito del National Center for Biotechnology Information ha mappato tutte le epidemie di Ebola registrate dal 1976 ad oggi e contribuisce a fare chiarezza su quali siano gli animali portatori del virus.

La tabella riassume tutte le epidemie di Ebola  nell'uomo dal 1976 ad oggi (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)
La tabella riassume tutte le epidemie di Ebola nell’uomo dal 1976 ad oggi (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)

 
LE EPIDEMIE DI EBOLA DAL 1976 AD OGGI
Nei quasi 40 anni trascorsi dalla scoperta del virus Ebola sono state registrate 23 epidemie di Ebola, la localizzazione è quasi sempre nell’Africa Centrale.
Mappa delle epidemie di Ebola (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)
Mappa delle epidemie di Ebola (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)

L’attuale epidemia è al di fuori dell’area storica di trasmissione e di contagio, ma non ci si deve sorprendere troppo. La società africana ha subito infatti notevoli trasformazioni dal 1976 ad oggi, sia in termini di urbanizzazione e del conseguente trasferimento della popolazione dalle aree rurali a quelle più densamente popolate sia per quanto riguarda le possibilità ti spostamenti all’interno del continente, grazie all’aumento delle infrastrutture di collegamento (strade, aeroporti, etc.). Dai dati analizzati emerge anche che l’attuale epidemia di Ebola, pur originatasi allo stesso modo, ha una scala e una diffusione maggiore proprio a causa delle nuove modalità di trasmissione da uomo a uomo e non da un cambiamento o da un espansione della nicchia zoonotica. La ricerca ha infatti evidenziato come negli ultimi 40 anni:

L’aumento della popolazione e delle connessioni possono aver facilitato una successiva diffusione di epidemia di Ebola. Questi fattori evidenziano come sia in atto un mutamento nelle modalità con cui Ebola interagisce con la popolazione umana.

Confrontando la cartina qui sopra con la mappa che traccia i casi di infezione di Ebola negli animali possiamo notare come il contagio iniziale sia spesso dovuto alla trasmissione zoonotica (come mostra anche questa tabella):

Localizzazione delle infezioni da virus Ebola negli animali (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)
Localizzazione delle infezioni da virus Ebola negli animali (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)

 
I PRINCIPALI INDIZIATI
Le analisi iniziali suggeriscono che il virus che ha dato origine all’attuale epidemia (originatasi in Guinea) di Ebola in Africa occidentale è di un ceppo differente da quello delle altre cinque specie di Ebolavirus. Analisi successive hanno invece mostrato che il virus è lo Zaire ebolavirus che si è separato dalla variante centroafricana circa dieci anni fa. Quali sono le specie animali nelle quali si annida il virus tra un’epidemia di Ebola nell’uomo e l’altra? Ci sono senza dubbio alcune specie animali che costituiscono una sorta di serbatoio all’interno del quale il virus può sopravvivere prima di attaccare l’ospite finale. Non è molto chiaro però quali siano anche se c’è una lista di possibili ospiti: i primati, ad esempio, dei quali si sa essere portatori di infezioni da filovirus (come Ebola e Marburg). Però, fanno notare i ricercatori che hanno condotto lo studio, l’elevato tasso di mortalità nelle scimmie dovuto al virus, il fatto che il loro areale sia sempre più ridotto e la popolazione sia in diminuzione fanno pensare che non siano ospiti di passaggio per Ebola. Altri indiziati per la trasmissione da animale a uomo del virus che causa la febbre emorragica sono i pipistrelli che avrebbero quindi un ruolo molto importante all’interno del ciclo vitale di Ebola e di altri filovirus. Dal momento che non si è a conoscenza di casi di trasmissione del virus da uomo ad animale, ed in particolare ad animali che costituiscono il serbatoio del virus,  si può supporre che l’essere umano sia uno degli ospiti finali di Ebola. Su NeXt abbiamo spiegato come avviene la trasmissione del virus da uomo a uomo ma come inizia un’epidemia di Ebola? Secondo quanto sostengono i ricercatori:

Il tipico profilo epidemico è definito da un individuo iniziale che è entrato recentemente in contatto con il sangue di un altro mammifero o durante la caccia o tramite la macellazione di carcasse di animali.

Non sempre si è potuti risalire alla fonte zoonotica del caso iniziale delle epidemie. Ad esempio per quanto riguarda l’epidemia di Ebola in Africa occidentale non si è ancora riusciti a risalire alla causa zoonotica scatenante ma, prosegue lo studio:

Un tema ricorrente sembra essere la caccia e la manipolazione di carne di animali selvatici.

 
LE PROBABILI AREE DI TRASMISSIONE ZOONOTICA
Lo studio individua anche le aree del continente in cui sussistono le condizioni e sono presenti le nicchie zoonotiche che potrebbero favorire la trasmissione di Ebola da animale a uomo e quindi lo svilupparsi di nuove epidemie di febbre emorragica. Queste previsioni sono basate sulla diffusione delle tre specie di pipistrelli individuati come i principali serbatoi di Ebolavirus. Le tre specie sono l’Hypsignathus monstrosus (A nella cartina sotto), il Myonycteris torquata (B) e l’Epomops franqueti (C). La figura D mostra l’areale combinato dove è stata osservata la presenza delle tre specie di chirotteri. Come si può notare la zona dell’Africa Occidentale dove è attualmente in corso l’epidemia è inclusa nell’area dove è possibile trovare pipistrelli delle tre specie.

Probabile diffusione delle specie di pipistrelli sospettati di diffondere Ebola.  (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc)
Diffusione delle specie di pipistrelli sospettati di diffondere Ebola. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc)

In base all’analisi della diffusione delle tre specie di pipistrelli i ricercatori sono stati in grado di formulare delle previsioni sullo diffusione della nicchia zoonotica di Ebola:
Probabile diffusione dei casi di Ebola dovuti alla trasmissione del virus da animale a uomo (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)
Probabile diffusione dei casi di Ebola dovuti alla trasmissione del virus da animale a uomo (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)

Questa la distribuzione della popolazione a rischio nei paesi dove sono diffusi i pipistrelli sospettati di essere tra le cause della diffusione di Ebola. Il rettangolo grigio indica i paesi in cui sono stati registrati casi di Ebola, gli altri paesi sono considerati a rischio perché all’interno dell’habitat delle tre specie di chirotteri.
Totale della popolazione a rischio residente nell'area a rischio di trasmissione zoonotica (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)
Totale della popolazione a rischio residente nell’area a rischio di trasmissione zoonotica (fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/)

 
Foto copertina: Wikipedia.org