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I rapporti tra Flavio Carboni e il padre di Maria Elena Boschi

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Flavio Carboni spunta nella storia di Banca Etruria. Il faccendiere rivela di aver avuto tre incontri con Pier Luigi Boschi, il padre di Maria Elena Boschi, durante i quali ha segnalato Fabio Arpe, fratello di Matteo Arpe, come direttore generale per la banca allora in difficoltà. . Boschi dunque interviene attivamente sull’as se tt o bancario tentando di inserire persone suggerite da una sua rete di amicizie. In particolare di una, come racconta oggi Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano: Valeriano Mureddu, imprenditore 46enne di origini sarde, cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno e poi stabilitosi ad Arezzo.

I rapporti tra Flavio Carboni e il padre di Maria Elena Boschi

Carboni è un faccendiere socio di Silvio Berlusconi nelle operazioni immobiliari sarde, è stato anche imputato per la morte di Roberto Calvi e ha ricevuto una condanna per il fallimento del Banco Ambrosiano. La storia della P3 l’ha portato di nuovo davanti ai giudici insieme a Denis Verdini. Scrive Il Fatto:

Mureddu è l’uomo chiave d e l l’intera vicenda in parte anticipata ieri da Libero. Lui è amico sia di Carboni sia di Boschi ed è lui che organizza gli incontri tra i due, è lui che raccoglie la richiesta di Boschi per individuare un nome e la porta a Carboni, ed è sempre lui che riceve il nome di Arpe da Carboni e lo comunica a Boschi. Lo conferma lui stesso, contattato telefonicamente dal Fatto.“Non c’è nulla di male a rivolgersi alle persone che si ritengono intelligenti e affidabili”, premette Mureddu. “Quando Boschi, parlando a tavola del più e del meno, mi ha chiesto se per caso conoscessi qualcuno da inserire in banca, ho pensato di rivolgermi a chi sapevo avere una rete affidabile di persone”. Quindi contatta Carboni, “che stimo profondamente”, spiega.
“Gli presentai Boschi e poi gli chiesi se conosceva qualcuno, nulla di straordinario”. Certo è che Mureddu ha ottimi rapporticon l’universo renziano. Conosce benissimo il premier e suo padre Tiziano ma, dice, “non li ho più sentiti da quando lui è diventato presidente del Consiglio, per non dar adito a strani pensieri”. E sui rapporti con Boschi, invece, sostiene di essere in amicizia. “Mi occupavo di agricoltura ad Arezzo e per questo lo conobbi, gli chiesi consiglio per delle vigne”. E poi lui ha chiesto consiglio per la banca? “Non mi ha dato alcun incarico, chiariamo”, si schermisce Mureddu. “Semplicemente mi ha chiesto un consiglio come si fa tra persone che si stimano”.

Fabio Tonacci su Repubblica invece riporta la posizione del padre della ministra:

Pierluigi Boschi non commenta, nemmeno per smentire. Da quando è cominciato lo scandalo Etruria non ha voluto rilasciare interviste. La sua versione dei fatti l’ha consegnata mesi fa, in 41 pagine di memoria difensiva, nelle mani dei funzionari di Bankitalia che stanno valutando se e di quanto multare gli ex componenti del cda della Popolare. «Il procedimento è da reputarsi illegittimo – esordisce Boschi senior, riferendosi a Palazzo Koch – le disposizioni in materia di sanzioni non prevedono la facoltà di audizione, né l’incolpato può difenderesi per iscritto o oralmente. Tanto costituisce una violazione del principio del contraddittorio». Sulla mancata fusione con la Popolare di Vicenza, una delle contestazioni che gli vengono mosse, scrive: «Era un’offerta soggetta a numerose condizioni di assai improbabile realizzazione e, dunque, non vincolante. La sua mancata sottoposizione all’assemblea è apparsa la soluzione più logica».
Fa notare di aver agito «sempre in stretto coordinamento con la Vigilanza». E sull’accusa che più lo infastidisce, cioè quella di aver fatto parte di una commisione informale interna poco trasparente, dice: «La mancata verbalizzazione degli incontri della Commissione è pienamente giustificata dal carattere informale, e comunque solo consultivo e di raccordo della stessa, nonché dal fatto che è stata solo in rarissime circostanze convocata collegialmente. Avevamo l’obbligo, puntualmente adempiuto, di riferire al cda. Non si comprende dunque il cenno degli ispettori alla mancanza di trasparenza». Ora però, su Pierluigi Boschi, un’altra tegola. Le dichiarazioni di Flavio Carboni.

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Flavio Carboni

«Se esce la verità cade il governo»

Intanto su Libero, che aveva rivelato per primo degli incontri tra Boschi e Carboni, Giacomo Amadori pubblica la terza intervista di giornata a Carboni. Quella in cui il faccendiere dice le cose più sibilline, sempre a partire dagli incontri per trovare un nuovo direttore generale (e magari un nuovo partner) per Banca Etruria:

.Alla fine,però,il direttore non venne trovato e nemmeno i finanziatori. Banca d’Italia e gli altri membri del cda bocciarono i nomi usciti da via Ludovisi. Un risultato che probabilmente ha lasciato il segno: «I rapporti attuali tra Boschi e Valeriano non sono dei migliori», ammette Carboni. Il problema è che il papà di Maria Elena si è dimostrato poco grato? «Sì è stato poco grato» conferma l’ospite. Prima di congedarmi mi squadra e sconsiglia di andare avanti nell’inchiesta sui rapporti tra Mureddu, Pier Luigi Boschi e Tiziano Renzi per le ricadute che potrebbe avere sui loro figli: «Questa cosa qui è una bomba atomica se esplode è un casino e nientepopodimeno cadono tutti e due (Renzi e la Boschi ndr) e appresso a loro il governo…».

Perché il governo debba cadere a causa degli incontri di papà Boschi è un mistero, per l’ex P3. Il quale forse si ritiene a tal punto una cattiva compagnia da poter provocare il crollo. Ma forse anche lui si sopravvaluta.