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I prefetti fermano la lotta alla mafia delle spiagge di Ostia?

Ignazio Marino ha lasciato il Campidoglio, il commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca si è insediato al governo della città ma incredibilmente i problemi della Capitale non sono spariti dall’oggi al domani. Del resto Mafia Capitale non è stata costruita in un giorno solo e quindi smantellare il sistema di corruzione e infiltrazioni mafiose può richiedere del tempo anche all’uomo incaricato di traghettare Roma verso nuove elezioni amministrative. Dopo una denuncia del senatore PD (ed ex-assessore ai trasporti della giunta Marino) Stefano Esposito si torna a parlare della situazione del X Municipio e del litorale di Ostia.
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Prefetti contro la Municipale

Stefano Esposito sarebbe venuto a conoscenza di una situazione di interferenza da parte di un commissario prefettizio con le attività di indagine della Polizia Municipale. Secondo quello che ha scritto in un post sul suo sito uno dei commissari avrebbe intimato alla Polizia di Roma Capitale di non procedere – in esercizio della sua funzione di polizia giudiziaria – con le verifica delle irregolarità sul litorale ostiense senza «preciso ordine da parte del Prefetto». In particolare l’altolà sarebbe arrivato prima della verifica di un non meglio precisato stabilimento balneare, prevista per lunedì 16 novembre. Esposito ritiene che dal momento che i Commissari Straordinari stanno svolgendo una funzione di natura amministrativa questi non possono e non devono interferire con l’attività di Polizia giudiziaria. Pertanto il senatore del PD, chiedendo al Ministro Alfano «un immediato chiarimento» ha annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente in Senato e alla Commissione Antimafia per fare luce sulla vicenda. Ma chi è il prefetto in questione? Stefano Esposito parla di uno dei tre prefetti specificando che non si tratta di Domenico Vulpiani il prefetto che presiede la commissione che sta gestendo il municipio di Ostia dopo lo scioglimento per mafia. Restano quindi altri due “indiziati”: Rosalba Scialla e Maurizio Alicandro ma Esposito non dà alcun indizio ulteriore. Difficile invece che si tratti di uno dei sub-commissari del “Dream Team” di Tronca: nei giorni scorsi Tronca aveva annunciato che a ciascuno dei sei componenti della sua squadra di governo sarebbe diventato referente di due o tre municipi che però non risultano essere già stati assegnati. Proprio ieri Vulpiani e la Commissione straordinaria del X Municipio avevano incontrato i rappresentanti di Federbalneari per discutere la demolizione degli abusi e un “restyling” del lungomuro in modo da consentire l’apertura “di quattro o cinque accessi” entro la prossima estate. Incontro che Esposito aveva commentato così:

Leggo dell’incontro tra il Prefetto Vulpiani, commissario di Ostia, e il Presidente di Federbalneari Papagni che al termine dell’incontro stesso ha fornito alla stampa una ricostruzione parziale e di comodo. Ribadisco che per quanto riguarda il Pd ad Ostia, sul tema concessioni lungomuro e abusi edilizi, esiste una sola linea che non ha alcuna attinenza con restyling e trattative di alcun tipo. Ad Ostia la legalità sul tema-mare si ripristina in un solo modo: decadenza delle concessioni e indizione di una gara europea per la loro riassegnazione; abbattimento del lungomuro illegale senza se e senza ma e abbattimento di tutti gli abusi presenti sugli arenili. Con chi ha commesso questo tipo di illegalità non si tratta, lo Stato deve applicare esclusivamente la legge e ripristinare la legalità. Papagni, dal canto suo, non trascini il Prefetto Vulpiani su posizioni che non ha mai espresso. Per quanto ci riguarda vigileremo con attenzione anche se non abbiamo dubbi sul lavoro del Prefetto, e della sua squadra, e sulle sue capacità unanimemente riconosciute di essere al servizio della legalità.

Nei giorni scorsi gli uomini della Municipale dopo aver messo i sigilli allo stabilimento Tibidabo con tanto di richiesta della revoca della concessione a Adriano De Filippi, uno dei balneari storici di Ostia. Sempre la Municipale lunedì aveva effettuato un blitz allo stabilimento Lido.
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Il pasticcio del litorale romano e le responsabilità del PD

La vicenda che ha portato al commissariamento del X Municipio è iniziata con il pentimento di Sebastiano Cassia. Le sue parole hanno permesso di cominciare a fare luce sulla struttura criminale che comandava sul litorale. Due le organizzazioni a fronteggiarsi: quella di Carmine Fasciani, alleato del boss Michele Senese, e quella dei siciliani Triassi, poi soppiantati dagli Spada. Cassia ha cominciato a raccontare il sistema del pizzo e delle estorsioni, che ha permesso ai Fasciani di prendersi tante attività economiche a Ostia costringendo a cedere le aziende. Con le buone o con le cattive c’era chi doveva versare una tassa dai 500 ai duemila euro al mese, in base alle stime sul fatturato. Chi non lo faceva finiva nella morsa classica dell’associazione mafiosa: prima gli attentati ai negozi e alle automobili, poi alle case e infine le aggressioni. I prestiti a strozzo si andavano a incrociare con i traffici di droga, mentre l’organizzazione aveva stipendiati con compensi di tutto rispetto, basati sull’anzianità e sull’amicizia. Il core business è lo spaccio: dalla cocaina all’eroina, da smerciare nei locali notturni o nelle piazze. Dove comandano i Fasciani, e gli altri possono soltanto chiedere e aspettare. Oppure lavorare come affiliati che si prendono i rischi dello smercio minuto, mentre loro giocano soltanto con chi conoscono e alle loro regole. Scriveva qualche tempo fa Lirio Abbate su L’Espresso:

Nelle deposizioni di Sebastiano Cassia non ci sono solo i padroni della strada. Il potere del clan ha bisogno di complici borghesi, per riciclare e mandare avanti la crescita imprenditoriale della famiglia. Il collaboratore ha parlato di magistrati e avvocati corrotti, alcuni dei quali già arrestati, perché con l’aiuto di medici riuscivano a far uscire dal carcere i boss. Sulla base dei suoi verbali le indagini della squadra mobile coordinate dal procuratore aggiunto Michele Prestipino stanno cambiando la situazione. Finora nessuno dei commercianti chiamati a confermare le estorsioni ha ammesso di avere pagato. Poche settimane fa invece il titolare di una ricevitoria di Ostia si è rivolto alla polizia, denunciando le pretese di due uomini degli Spada: volevano centomila euro. Gli agenti li hanno intercettati e ammanettati mentre incassavano il pizzo.

Una storia che ha lasciato il segno anche sul PD romano, con l’ex-Presidente del X Municipio Andrea Tassone del PD arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. «Diciamo che abbiamo il sospetto piuttosto fondato che a Ostia la mafia abbia cercato, e in qualche settore anche ottenuto, il controllo di alcune scelte dell’amministrazione», ha detto Alfonso Sabella a Repubblica ad agosto. Di certo il terremoto nel X municipio è arrivato dopo anni di polemiche e contestazioni sulle scelte dell’amministrazione Pd. «A Ostia c’è la mafia, punto. Questo non è un Municipio qualunque, ma lo è stato considerato dal PD, e ammetto una sottovalutazione del partito, e dall’amministrazione, che ha lasciato che venisse governato con una gestione ordinaria quando la situazione è straordinaria, visto l’alto rischio di infiltrazione mafiosa», disse all’epoca Orfini in una tardiva e parziale assunzione di responsabilità da parte del Partito Democratico.
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I problemi del MoVimento 5 Stelle a Ostia

La storia dei rapporti tra mafia e politica sul litorale romano si è arricchita di recente di un nuovo capitolo, quello scaturito in seguito alla pubblicazione di un dossier del MoVimento sugli affari di Libera sul lungomare di Ostia. Dossier che sarebbe stato pubblicato, secondo Sabella, su pressione di Roberto Bocchini  per interesse personale visto che era il gestore di una spiaggia poi assegnata all’associazione antimafia. L’associazione di Don Ciotti aveva risposto invitando il Movimento 5 Stelle a ritirarei quanto detto all’interno del dossier su Ostia e consegnato alla Commissione Antimafia. Mentre l’allora assessore Sabella aveva evidenziato in un lungo comunicato gli interessi comuni di Paolo Ferrara del M5S e Roberto Bocchini

«Quanto all’interesse personale del Sig. Ferrara ho preso solo atto di queste evenienze:
a) Ferrara è amico del Sig. Bocchini tanto che ne ha celebrato le nozze come consigliere di Municipio. E lo diceva lui stesso sulla sua pagina FB l’altro ieri, 25 settembre, “Sposare un conoscente, amico e compagno di scuola che abbia avuto piccoli precedenti….” Anche se oggi, 27 settembre, sul Tempo afferma “Lo conosco ma non è un mio amico”. Ma hanno litigato giusto ieri mattina?;
b) Bocchini era giusto giusto il precedente gestore della spiaggia Ammanusa che è stata poi assegnata a UISP e Libera perché si è accertato che Bocchini aveva precedenti penali;
c) Quando io ho fatto controllare tutti i titolari di concessioni e spiagge sul litorale, tra cui anche Uisp e Libera l’attento Ferrara, l’1 agosto scorso, ha dichiarato che avrebbe presentato “un’interrogazione su questi gravi fatti che se confermati devono portare immediatamente al ritiro delle convenzionì ma non già di tutte quelle (la quasi totalità) in cui erano state rilevate violazioni amministrative;
d) Nell’articolo del Tempo che illustra il vostro dossier guarda caso si tratta anche del ruolo oscuro che, secondo voi, avrebbe avuto a Ostia perfino l’avvocato Rodolfo Murra che è proprio colui che, nei due mesi in cui ha diretto il Municipio di Ostia, ha scoperto i precedenti penali di Bocchini e gli ha tolto la gestione della spiaggia ed è pure l’avvocato che ha vinto i ricorsi prima al Tar e poi al Consiglio di Stato;
e) Come sapete benissimo la spiaggia SPQR a Ostia dà fastidio ai balneari perché introduce un nuovo e libero modo di accesso al mare e sempre Ferrara è colui che ha organizzato un incontro occulto tra almeno una deputata del vostro Movimento e i predetti imprenditori “onesti”…e che sono proprio i maggiori interessati a far fallire il modello di balneazione proposto da UISP e Libera.