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I fruttariani alla ricerca di una cura per il cancro

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Una mela al giorno leva il medico di torno dicevano già qualche decina di migliaia di anni fa i nostri antenati nella Rift Valley (che l’avevano a loro volta imparato dai loro bis-bis-bis-bis-nonni che vivevano nel Giardino dell’Eden) e come sappiamo c’è una particolare categoria di persone, o meglio un sottogruppo dei fruttariani, che si ciba quasi esclusivamente di mele: sono i melariani. Capita però, nonostante per gli adepti di questa particolare disciplina mistica il fruttarismo sostenibile (e il melarianesimo) siano il massimo della salute, che anche qualcuno di loro si ammali; in fondo nonostante tutto sono esseri umani come noi.
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La ricerca delle cause del tumore, secondo i melariani

Il problema però nasce quando i fruttariani si mettono alla ricerca delle cause della malattia per poter individuare una possibile cura. Dal momento che la ricerca scientifica è poco etica l’unico procedimento ammesso è quello del ragionamento per analogia, cose appunto del tipo “i nostri antenati non morivano di cancro” (ma solo perché l’età media era di poco più di vent’anni) oppure, se gli elefanti vivono così a lungo mangiando solo vegetali allora la strada da seguire è quella. Quando una persona si ammala, soprattutto quando si ammala di tumore, spesso si interroga sul “perché è successo a me”. A volte la risposta è nei geni (nel senso che c’è una certa predisposizione ad ammalarsi) altre volte dipende dal tipo di lavoro svolto o stile di vita (un fumatore ha più probabilità di ammalarsi di certe forme di tumore rispetto ad un non fumatore) in diversi casi invece le cause sono più difficili da identificare in modo univoco. Va da sé che per una persona che è convinta che il suo regime alimentare lo metta al riparo da ogni male la diagnosi di una malattia possa scatenare una serie di riflessioni che mettono in discussione la “prevenzione” fatta fino a quel punto. Le malattie sono davvero inevitabili, nonostante tutti i nostri sforzi per metterci al riparo? La domanda è senza dubbio interessante e del resto già millecinquecento anni fa Boezio – e prima di lui un Giobbe nella Bibbia – si chiedeva Deus est unde malum? (dove naturalmente malum sta per male e non per mela). Per Boezio il male però non è era soltanto la malattia (il male fisico) ma soprattutto il male morale, che però era la causa del primo. Lo stesso genere di problema lo troviamo in quei vegani/fruttariani/melariani che si interrogano sulla genesi del male fisico, una questione che nel loro caso è probabilmente resa più pressante in virtù della consapevolezza che la loro è una scelta etica e quindi moralmente superiore.
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Ci sono diversi gruppi di vegani fruttariani dove ogni tanto qualche utente (o un troll?) si interroga su questi temi, non succede molto spesso ma quando accade gli spunti di riflessione sono tanti. Le risposte però sono più o meno standardizzate, come se mancasse una certa capacità di astrazione che pure l’autore del post originario aveva ben presente (vista la sua condizione di salute). È vero, risponde qualcuno, anche i “malivori” si possono ammalare ma la colpa è del fatto che lo stile di vita è cambiato “perché noi non abitiamo e non ci muoviamo più come i nostri antenati” e del resto il logorio della vita moderna ci costringe a “digerire tutte le emozioni negative che spesso ci portiamo dietro” che a quanto pare sono la vera causa della malattia. Magari potessimo tornare a quell’età dell’oro di quando eravamo primati che raccoglievano le mele dagli alberi e non avevamo problemi sul lavoro e di coppia, ed era tutto più semplice! Impegnandoci un po’ avremmo potuto perfino comporre un’opera di Shakespeare (certo prima sarebbe stato necessario inventare la macchina da scrivere).
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Come curare un tumore fruttariano

La drammatica risposta è che il nostro malato di cancro non ha mangiato solo mele, come invece avrebbe dovuto per evitare di ammalarsi: vegetariani e vegani si ammalano, la salute incomincia dal fruttarismo, dichiara uno degli esperti che intervengono nella discussione. Ma forse nemmeno questo è sufficiente, perché così come nei regimi dittatoriali c’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura nel mondo di queste pratiche alimentari ai confini della realtà si trova sempre qualcuno più etico di te che ti depura. Il fruttarismo sostenibile non è sufficiente: abbiamo bisogno di tornare respirariani.
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Perché in fondo è tra un pasto è l’altro che siamo quello che dovremmo essere. Non per nulla se stiamo senza aria quanto ci mettiamo a morire? A giudicare dal commento alcune cellule nervose riescono a trovare il modo di accedere ad Internet.
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Ci sono poi diverse fazioni: a quanto pare acqua e limone e frutta acida non fanno bene, contrariamente spiegava tempo fa Paola Maugeri e si parte con la diagnosi per trovare quello che ha causato il tumore. Nell’ordine abbiamo: abuso di frutta acida, abuso di glutine, abuso di cotto e mancata regolazione della ghiandola pineale perché “non camminiamo più scalzi come in natura”.
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Si passa poi ai consigli per la guarigione, tutti a base di mela che è il più potente anticancerogeno esistente sul pianeta. Figuriamoci se chemioterapia o altre forme di terapia della “medicina ufficiale” vengono prese in considerazione. Se acqua e limone vengono considerate tossiche e nocive i composti chimici (che poi, pure una mela è un “composto chimico” ma ok) sono sicuramente il male assoluto e rischiano di contaminare il corpo. L’unica cosa da tenere in considerazione quando si ha un tumore è il melarismo sano.

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PLOT TWIST

Dopo una decina di giorni la sorella dell’utente che aveva iniziato il post scrive per ragguagliare gli amici fruttariani sull’esito dell’intervento. A quanto pare tutti quei discorsi sul tumore generato da uno stile di vita poco “sano” e puro, quelle diagnosi basate sull’assunzione di acqua e limone e il consumo di pane non erano poi così azzeccate, anzi: erano completamente sbagliate. Perché questo è quello che succede quando ci si improvvisa medici dell’Internet in seguito ad una laurea conseguita con i bollini trovati sulle mele. Il tumore si è rivelato il risultato di un’infezione dovuta ad una precedente operazione. Ancora una volta la tesi secondo la quale essere melariani salva dal cancro è salva. Hurrà!
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