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I figli della recessione

La povertà infantile è aumentata dal 2008. Nei 41 paesi più ricchi, in particolari, le condizioni di vita dell’infanzia sono peggiorate in 23 stati (in 18 sono migliorate, a volte anche in modo significativo). Sono 76 milioni i bambini che vivono in povertà nei 41 paesi, e il loro numero è aumentato di 2,6 milioni rispetto al 2008. Ma i veri figli della recessione sono i giovani: il tasso di NEET (la percentuale di giovani tra i 15 e i 24 anni di età che non studia, non segue una formazione, né lavora) è aumentato drammaticamente in molti paesi. Nel 2013, nella sola UE i NEET ammontavano a 7,5 milioni (poco meno dell’intera popolazione della Svizzera): quasi un milione in più rispetto al 2008. Questi i numeri più importanti di Figli della recessione, il rapporto dell’Unicef che analizza l’impatto della crisi economica sulla condizione di vita di bambini e giovani nei paesi ricchi.
 
I FIGLI DELLA RECESSIONE
La prima infografica che l’Unicef ci propone nell’indagine è quella che riguarda la variazione percentuale della povertà infantile nei paesi presi in esame. Nella colonna di sinistra si vedono prima i diciotto paesi in cui la povertà infantile è scesa (Cile, Polonia e Australia sono le nazioni che hanno fatto di più), mentre a partire dalla diciannovesima posizione ci sono i 23 paesi in cui le condizioni dell’infanzia sono peggiorate. In Italia il peggioramento è intorno al 6% in cinque anni.

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Unicef: la variazione della povertà infantile (I figli della recessione, 2014)

«Il maggiore incremento della povertà infantile è stato registrato nei paesi dell’Europa meridionale (Grecia, Italia e Spagna) – spiega l’Unicef – come pure in Croazia, nei tre Stati Baltici e in altre tre nazioni colpite duramente dalla recessione: Irlanda, Islanda e Lussemburgo. Nei cinque paesi in fondo alla classifica, la povertà infantile è aumentata di 10-20 punti, per un incremento superiore al 50 percento». Cile, Norvegia, Finlandia, Polonia e Slovacchia hanno invece ridotto la povertà infantile di circa il 30%.
 
I NEET E L’ITALIA
Il tasso dei NEET (cioè dei giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano, non seguono una formazione) è invece aumentato in 27 paesi su 41. «Gli aumenti assoluti più elevati si sono registrati in Croazia, a Cipro, in Italia e in Romania, con variazioni relative che si attestano intorno al 30 percento o più», dice ancora l’Unicef.
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Il tasso di NEET nei paesi più ricchi

Nel 2013, nella UE, 7,5 milioni di giovani (quasi l’equivalente dell’intera popolazione della Svizzera) erano NEET: circa un milione in più rispetto al 2008. Solo in Italia, oltre un milione di giovani di età compresa fra i 15 e i 24 anni nel 2013 non studiavano né lavoravano. «Gli aumenti del tasso di NEET riflettono l’impatto della recessione su un’intera generazione di giovani: la vita adulta produttiva che ai loro genitori appare scontata sembra destinata a sfuggirgli», commenta ancora l’Unicef.