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I dieci punti dell'Unione Europea per fermare le stragi nel Mediterraneo (spiegati)

Il Sole 24 Ore riepiloga in questa infografica pubblicata oggi il decalogo dell’Unione Europea per fermare le stragi del Mediterraneo. Si tratta per lo più di proposte che vanno ancora finalizzate, ma l’analisi del quotidiano di Confindustria ci permette già di comprenderne i punti di forza e quelli di debolezza. In particolare l’ipotesi di catturare e distruggere le navi dei trafficanti prima che vengano messi in acqua (e quindi sulle coste libiche) sarebbe in sé una soluzione efficace, ma ci sono da risolvere prima il nodo politico (con quali autorità rapportarsi in un paese in preda all’anarchia) e quello strategico militare: i raid aerei sono difficili da attuare visto che i barconi sono facilmente occultabili e, se sono posti vicino alle zone abitate, il rischio di danni collaterali è molto alto. Poi ci sono i meccanismi di ricollocamento di emergenza, ovvero il superamento del principio di Dublino, secondo il quale la richiesta di asilo va presentata nel paese di prima accoglienza: l’ipotesi è di lavorare su quote o una ripartizione su base volontaria di 5mila profughi in tutto il territorio dell’Unione. Anche qui, sarà difficile trovare un accordo tra i vari paesi.

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Il decalogo dell’Unione Europea ai raggi X (Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2015)

Di difficile attuazione sembra anche il programma di rimpatrio rapido per gli immigrati coordinato dall’agenzia Frontex: per questo le obiezioni sono le stesse per gli altri programmi, ovvero la difficoltà di reperire il paese d’origine di molti migranti. Così come appare piuttosto difficile ad oggi coinvolgere i paesi confinanti con la Libia, come il Niger.

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