Attualità

I 50 italiani dell'Isis

Il Corriere della Sera pubblica oggi un articolo in cui racconta degli italiani che sono nell’Isis, ovvero dei cittadini della Repubblica che risultano partiti per Siria e Iraq e al soldo dell’Isis:

I «foreign fighters», dalle indagini finora svolte,sono tutti molto giovani. Hanno tra i 18 e i 25anni. E sono per lo più maschi. Non si hanno peril momento notizie di donne partite dall’Italia percombattere. Sono stati convertiti alla fede jihadistaspesso attraverso il web. È la novità principaledel fondamentalismo violento. Un’insidia moltodifficile da combattere. L’indottrinamento avvienecon tecniche pervasive e rapide, che in pocotempo fanno fare ai ragazzi il passo decisivo dellapartenza verso i teatri di guerra. Tecniche psicologichemanipolative potenti, sperimentate inPakistan, nei campi di addestramento per giovanikamikaze. Quando sono pronte, le reclute dell’Isis possono contare sugli ufficiali di collegamento che organizzano le loro trasferte spesso senza ritorno. Come è stato per una decina diquesti ragazzi partiti dall’Italia e morti in Siria.

Molti combattenti nel nostro Paese sono stati reclutati al Nord:

È in fermento la zona di Brescia,assieme alle città di Torino e Milano. Ma ancheRavenna e Bologna, l’area di Padova, la Valcamonica,oltre a Napoli e Roma. Mentre a Cremonaera attivo Adhan Bilal Bosnic, ritenuto uno deiprincipali reclutatori dell’Isis e considerato daglianalisti uno dei sostenitori in Siria e del Califfatooltre che uno dei leader wahabiti integralisti. Ènoto sui siti Internet integralisti il suo video cheinneggia alla distruzione degli Stati Uniti con slogandel genere: «Con esplosivi sul nostro pettocostruiamo la via verso il paradiso». Se il web aumentala capacità pervasiva di radicalizzazione,secondo l’intelligence andrebbe certamente tenutasotto maggiore controllo l’attività svoltanelle moschee. Mentre in molti Paesi islamici esisteun ministero degli Affari religiosi che a voltevaluta in anticipo i sermoni tenuti da imam conosciutie controllati, da noi no. E senza l’obbligodi pronunciare i discorsi in italiano diventa difficilecapire quando la religione cede il passo allaviolenza. E quando, invece di pregare per la fratellanzauniversale, si incitano i fedeli alla guerrasanta.