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Hotel Rigopiano, ecco la telefonata dell'allarme tra la dirigente della prefettura e Quintino Marcella

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Repubblica oggi riporta la trascrizione della telefonata tra Quintino Marcella e la dirigente della prefettura di Pescara che non ha creduto all’allarme di Giampiero Parete. La trascrizione della telefonata è importante perché consente di capire il motivo dello scetticismo della dirigente, che risale all’allarme per una stalla si trova a pochi chilometri di distanza dall’Hotel Rigopiano, e quella mattina il terremoto ne ha danneggiato gravemente il tetto: è piombato su 300 pecore, rimaste incastrate. Per questo motivo il proprietario aveva segnalato il crollo.

Marcella: «Mi sente?»
Funzionaria: «Sì che la sento».
M: «Sono Marcella di cognome, Quintino di nome. Il mio cuoco mi ha contattato su WhatsApp cinque minuti fa, l’albergo di Rigopiano è crollato, non c’è più niente… Lui sta lì con la moglie, i bimbi piccoli… intervenite, andate lassù».
F: «Questa storia gira da stamattina. I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche a Rigopiano, è crollata la stalla di Martinelli».
M: «No, no! Il mio cuoco mi ha contattato su WhatsApp 5 minuti fa, ha i bimbi là sotto… sta piangendo, è in macchina… lui è uno serio, per favore».
F: «Senta, non ce l’ha il suo numero? Mi lasci il numero di telefono (…). Ma è da stamattina che circola questa storia, ci risulta che solo la stalla è crollata. Che le devo dire?».

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La mail di Bruno Di Tommaso al prefetto, al sindaco di Farindola e al comando della polizia provinciale Pescara

Ecco quindi spiegato il motivo dello scetticismo della dirigente. Nell’articolo di Fabio Tonacci poi si racconta che in effetti Parete aveva telefonato al 118 subito dopo le 17, quando la valanga aveva appena seppellito l’Hotel Rigopiano, e proprio in seguito a questa telefonata era stato contattato Bruno Di Tommaso, direttore dell’albergo, che però si trovava a Pescara e aveva fatto sapere che non c’era stato nessun crollo.

F: «Come si chiama quel cuoco?».
M: «Giampiero Pareti. È quello della pizzeria, è il figlio di Gino…».
F: «Sì, lo conosco benissimo il figlio di Gino, conosco lui, conosco la mamma. È da stamattina che gira ‘sta cosa. Il 118 mi conferma che hanno parlato col direttore due ore fa, mi confermano che non è crollato niente, stanno tutti bene».
M: «Ma come è possibile?».
F: «La mamma dell’imbecille è sempre incinta. Il telefonino… si vede che gliel’hanno preso…».
M: «Ma col numero suo?».
F: «Sì».

“Tutti i ritardi, i fraintendimenti, le incongruenze e i problemi nella comunicazione che sono avvenuti nel post-valanga hanno avuto una rilevanza causale non epocale, provocando ritardi che verosimilmente sono di circa un’ora”, ha invece spiegato ieri il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, nel corso di in un punto stampa sul l’inchiesta relativa alla tragedia di Rigopiano. Al momento non ci sono indagati e le ipotesi di reato, su cui indagano Tedeschini e il sostituto procuratore Andrea Papalia, sono omicidio colposo plurimo e disastro colposo. “Considerando tutta la tempistica alla quale abbiamo assistito nell’arrivo dei soccorsi – ha proseguito il procuratore aggiunto – possiamo constatare che l’incidenza del ritardo, torno a dire sul piano causale, non è di particolare rilievo”.

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