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Hasna Aitboulahcen, prima kamikaze donna d'Europa

Hasna Aitboulahcen kamikaze

SI chiamava Hasna Aitboulahcen e detiene un nuovo e triste record: è la prima kamikaze donna che si fa esplodere nel cuore dell’Europa. È successo tutto dopo le 4 del mattino. Il blitz delle teste di cuoio nell’appartamento di Rue de la République a Saint Denis, comune a nord di Parigi, era appena cominciato quando i poliziotti si sono trovati di fronte la donna, con i capelli biondi e il gilet esplosivo.  Le hanno intimato di alzare le mani e deporre le armi, subito dopo si è sentita un’esplosione. La prima donna a farsi saltare in aria in Francia e in Europa era la cugina di Abdelhamid Abaaoud, considerato la mente degli attentati di Parigi. La prima volta che una donna europea si è fatta saltare in aria risale invece al 2005: si chiamava Muriel Degauque, di Charleroi, in Belgio, 38 anni, convertita all’Islam. Degauque azionò però la sua cintura esplosiva in Iraq, a Baghdad, riuscendo ad uccidere soltanto se stessa e un soldato americano del convoglio che aveva preso di mira. L’ISIS all’epoca ancora non esisteva.
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Hasna Aitboulahcen: la prima kamikaze donna d’Europa

Hasna Aitboulahcen era intercettata, come ha spiegato a iTélé lo specialista della polizia Jean-Michel Decugis. “Era braccata su tre fronti. Era oggetto di intercettazioni amministrative dell’intelligence, di intercettazioni giudiziarie di polizia per una vicenda di stupefacenti e di intercettazioni giudiziarie dell’antiterrorismo da quando ha preso in mano il dossier attentati”, ha affermato, “Ha proposto i suoi servizi per compiere degli attentati in Francia”. Sono le intercettazioni che hanno consentito agli inquirenti di rintracciare dove si trovasse e di arrestare sette sospetti terroristi questa mattina a Saint-Denis. La kamikaze aveva 26 anni ed era cittadina francese, a differenza di Abaaoud che è belga. “Sembrava ossessionata dalla jihad”, ha aggiunto Decugis. La donna era ufficialmente l’amministratore di una società immobiliare in liquidazione da anni. In un video registrato dai vicini durante il raid si osserva il momento in cui Hasna Aitboulahcen si fa esplodere.

Il momento in cui Hasna Aitboulahcen si fa esplodere 

Proprio seguendo Hasna la polizia francese è arrivata all’appartamento di Saint Denis. A questa scena sarebbe legato anche un video diffuso da Tfi e rilanciato sempre da Le Parisien. Si sente la polizia urlare “Dove è il tuo complice?”. La parola è «copain», che ha più significati. La donna risponde due volte “Non è il mio compagno”. Poi, scrivono i media francesi, si fa saltare in aria. La sua società, la Beko, era domiciliata nel distretto di Bobigny, ed era stata fondata nel 2011 a Epinay-sur-Seine, vicino a Saint Denis. Era fallita dal febbraio 2014.
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Abdelhamid Abaaoud è morto?

Abdelhamid Abaaoud, la presunta mente degli attentati di Parigi, è morto. Lo riferisce il Washington Post citando due fonti dell’intelligence. Il quotidiano non fornisce ulteriori dettagli, ne’ specifica di che nazionalita’ siano le due fonti di intelligence. «Abdelhamid Abaaoud e Abdeslam Salah non sono tra i fermati nel raid a Saint Denis», ha annunciato il procuratore di Parigi Francois Molins, senza precisare se siano tra gli uccisi, “ancora da identificare”. Le identità dei terroristi uccisi oggi nel raid della polizia francese a Saint Denis, a nord di Parigi, non sono state ancora determinate. La conferma della sua morte sarebbe arrivata, precisano le fonti del quotidiano americano, dalle analisi condotte dalla scientifica nell’appartamento nel comune a nord di Parigi in cui hanno fatto irruzione questa mattina le teste di cuoio francesi. Nel febbraio scorso Abaaoud si era concesso ai ‘cronisti’ dell’Isis. Raccontò di essere tornato da una missione in Belgio. “Con altri due fratelli, Abuz-Zubayr al-Baljiki ‘Khalid’ e Abu Khalid al-Baljiki ‘Sufyan’, abbiamo deciso di andare in Europa per terrorizzare i crociati che hanno scatenato la guerra contro i musulmani in Iraq e Siria”, spiegava il terrorista, nato in Belgio come i suoi due compagni citati (al-Baljiki significa ‘il belga’, ndr).
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“Abbiamo impiegato mesi per trovare una strada sicura per arrivare in Belgio, poi ci siamo procurati armi e un rifugio”. Ma “uno di noi aveva fatto un video prima di una battaglia, la videocamera si è persa, poi ritrovata e venduta a un giornalista occidentale”, spiegava Abaaoud. Che sottolineava: “A quel punto la mia foto era su tutti i media, ma Allah ha accecato i miscredenti. Sono stato anche fermato da un agente, ma alla fine mi ha lasciato andare, perché non ha notato somiglianze”. Il giorno del raid a Viviers, Abaaoud non si trovava nel covo: “Abuz-Zubayr e Abu Khalid erano insieme nel rifugio, con le armi e gli esplosivi pronti. Dopo una violenta sparatoria sono stati benedetti” (ovvero uccisi, ndr). “L’intelligence mi conosce bene, mi hanno anche arrestato diverse volte. Hanno cercato in tutti i modi di arrestarmi ma non ci sono riusciti: ed eccomi qua in Siria”, concludeva Abaaoud.