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Green pass: la circolare del Viminale che chiarisce chi controlla i documenti e quando

La Ministra fa chiarezza sul green pass, i ristoratori responsabili solo in assenza di controllo: multe da 400 a 1000 euro

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E’ il giorno della chiarezza sul green pass, con una circolare arrivata ieri sera dal Viminale la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha chiarito la posizione dei “controllori”. Per cominciare ogni ristoratore dovrà munirsi della app VerificaC19, attraverso cui potrà controllare che la persona interessata ad entrare nell’attività sia vaccinata o abbia avuto il covid o abbai effettuato un tampone nelle 24ore precedenti.

Il problema emerge quando i dati che emergono dal controllo che il gestore effettua sulla certificazione fa emergere una palese incongruenza con la persona che sta provando ad entrare nel locale. A quel punto subentra la verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde “Si renderà necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme come quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici”. La circolare del Viminale arriva dopo le dichiarazioni del Garante della privacy che ieri aveva dato l’ok per il controllo dei documenti da parte dei gestori degli esercizi pubblici, smentendo le parole della ministra dell’Interno che qualche giorno fa aveva spiegato che ristoratori e affini non dovevano chiedere carta d’identità o altri badge. In effetti le affermazioni di Lamorgese avevano fatto sorgere subito dei dubbi perché in contrasto con quanto normato con il dpcm del 17 giugno. In ogni caso anche la circolare sta creando polemiche. Sembra perlomeno opinabile la possibile incongruenza tra green pass e dati anagrafici che verrà decisa dal gestore. Che in pratica potrebbe facilmente non controllare ed evitare problemi dicendo che non ha notato incongruenze. Come del resto chi dovrà essere controllato potrà affermare che non è necessario essendo tutto molto soggettivo:

Green pass: la circolare del Viminale che chiarisce chi controlla i documenti e quando. Il nodo dell’incongruenza

La circolare del Viminale a questo punto è chiara. In accordo con il Garante della Privacy, i ristoratori potranno di fatto essere dei pubblici ufficiali e chiedere i documenti in caso di palese incongruenze. A dirlo è Bruno Frattasi, capo di gabinetto del Viminale. “Chiederemo i documenti solo laddove si ravvisi una palese contraffazione del certificato. E in quel caso, se il cliente si rifiuta di esibire il documento, chiameremmo le forze dell’ordine. Non possiamo sostituirci a un pubblico ufficiale”, insiste il direttore generale della Fipe, Roberto Calugi.

Una volta riscontrate le irregolarità, è lo stesso ristoratore a dover chiamare la polizia. Anche questo, nelle parole della Ministra è incontrovertibile: “Gestori non sono poliziotti, ci penseranno le forze dell’ordine a far rispettare le regole”. Per i clienti le sanzioni saranno da 400 a 1000euro, mentre i ristoratori risulteranno responsabili solo di mancati controlli ma non di eventuali errori.