Opinioni

Gli italiani riescono a litigare anche sui due poliziotti che hanno ucciso Anis Amri

Ieri notte due agenti del Commissariato di Sesto San Giovanni hanno fermato e – dopo una sparatoria durante la quale è rimasto ferito uno dei due poliziotti – ucciso Anis Amri l’uomo responsabile dell’attacco terroristico del 19 dicembre a Berlino. Fino a qui tutto bene, gli italiani per una volta sono riusciti a fare meglio dei tedeschi che si sono fatti sfuggire Amri per tre giorni e che fino a ieri notte ritenevano che il terrorista si trovasse ancora a Berlino.


C’è però il classico risvolto all’italiana di tutta la vicenda: la polemica o meglio le polemiche. Quella riguardante il fatto che i nomi dei due agenti che hanno fermato e ucciso Amri sono stati immediatamente resi noti e confermati anche dallo stesso Ministro dell’Interno Marco Minniti. Gianni Alemanno tuona contro il Ministro chiedendone le dimissioni per non aver tutelato l’identità dei poliziotti che, secondo Alemanno, ora potrebbero essere vittime di ritorsioni da parte dei terroristi. C’è poi quella “di sinistra” riguardante il profilo Facebook e gli account social degli agenti anche quelli prontamente rintracciati e vagliati dall’Internet Polizia che ha scoperto gravi indizi di colpevolezza: condivisioni da pagine gentiste di bufale sugli immigrati e foto di saluti romani. Insomma gli agenti eroi non sarebbero tali perché affetti dall’incurabile malattia del gentismo fascista.


Eppure in pochi si sono fermati a pensare che nonostante uno di loro abbia condiviso (due anni fa, perché i post pubblici risalivano al 2014) quei post – cosa che hanno fatto moltissimi italiani per altro – sono stati in grado di fare lo stesso il loro lavoro, fermare un terrorista. Dev’essere estremamente difficile accettare che anche un “fascista” (tra virgolette perché non sappiamo quanto effettivamente lo sia anche se i dubbi sono fondati) è in grado di fare il suo dovere e di fare la cosa giusta. Certo, non è confortante pensare che tra le forze dell’ordine ci sono persone che credono alla relativamente innocua bufala del ritorno della leva obbligatoria oppure vorrebbero mandare a casa tutti i clandestini che vivono negli hotel. Chi crede che gli agenti di Polizia, la truppa diciamo, abbiano maggiori informazioni rispetto al comune cittadino per interpretare la realtà si sbaglia perché anche loro sono figli della società che difendono: il fatto di indossare una divisa non li rende perfetti (certo magari credere nei valori della Repubblica sarebbe carino). E non ci sarebbe assolutamente bisogno di spulciare i profili dei due agenti per dirlo: bastano i fatti di Genova o gli applausi dei sindacalisti del SAP alla sentenza sul caso di Federico Aldrovandi (e l’elenco potrebbe andare avanti parecchio).
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Dal lato opposto di chi mostra che gli “eroi” non sono senza macchia (e sotto sotto ci gode) ci sono quelli che hanno aperto decine di pagine dedicate ai “poliziotti eroi”. Luca Scatà, l’agente che ha ucciso il terrorista viene definito “l’eroe di Berlino” in una pagina che dice di essere la “pagina ufficiale”. La macchina della retorica nazionalpopolare di chi sfrutta la vicenda per fare qualche migliaio di mi piace e di condivisioni  è già partita e le pagine dedicate ai due (soprattutto a Scatà a dire il vero) sono ormai decine.
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Un’altra invece che “vuole essere un omaggio” lo definisce “EROE Mondiale” e pubblica i messaggi di ringraziamento dei cittadini italiani. Non manca ovviamente la pagina che “chiede” una medaglia per Luca Scatà e Christian Movio, il suo collega ferito che – fortunatamente – è fuori pericolo e sta bene. Il tutto ovviamente accompagnato dalla classica richiesta “condividi se sei d’accordo”.
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Arriva anche la solidarietà di Beppe Grillo che in  un post su Facebook chiede di lasciare un commento sulla sua pagina per esprimere il proprio ringraziamento a Christian Movio

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NON HO STATO IO

Ed in effetti, più che proteggere i due agenti dalle ritorsioni dei terroristi forse sarebbe stato opportuno non diffondere i loro nomi per non farli finire – come scrive Leonardo Bianchi su Twitter “nel vulcano della retorica collettiva nazionale”


Consoliamoci con un meme

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Credits: Kiaraskura via Facebook.com