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Giuseppe Iannini: il carabiniere e i dossier per ricattare i potenti

I pm Fabrizio Vanorio e Alessandro D’Alessio coordinati dall’aggiunto Giuseppe Borrelli hanno chiesto e ottenuto l’arresto di Giuseppe Iannini, maresciallo di 49 anni, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio. Ma, scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere, c’è di più:

Politici, faccendieri e carabinieri, implicati in un traffico di documenti giudiziari utilizzati per far passare «soffiate» sulle indagini in corso. Ma non solo. Perché il sospetto inquietante è che in realtà gli atti riservati potessero servire per tenere sotto «pressione» alcune personalità se non addirittura a compiere ricatti. Tra i coinvolti ci sono l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, il giornalista Valter Lavitola, l’ex presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro, il sottufficiale dell’Arma Enrico La Monica. Ecco perché ieri mattina, alcune perquisizioni ordinate dai pubblici ministeri dopo l’arresto di un altro maresciallo dell’Arma, hanno fatto scattare l’allarme rosso. A casa il carabiniere custodiva infatti materiale riservato anche su «uomini delle istituzioni». E proprio su questo si concentrano adesso i nuovi accertamenti.

carabiniere giuseppe iannini
Il documento firmato dal gip del Tribunale di Napoli che ha portato all’arresto del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Iannini (Corriere della Sera, 29 luglio 2016)

A Iannini avrebbe consegnato a Cosentino una chiavetta con copie di atti:

Scrive il giudice riferendosi al contenuto della «chiavetta»: «L’informativa riguarda gli accordi che sarebbero stati fatti tra i Puca e i Casalesi ed è dedicata ai rapporti — altalenanti tra contrasto e cooperazione — tra Cosentino, ritenuto referente dei Casalesi, e Cesaro, ritenuto referente dei Puca. La conoscenza di notizie riservate su indagini in corso reca oggettivamente favore alle organizzazioni camorristiche che possono prendere adeguate contromisure».