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Giuseppe Dragone: lo stalker di Maria Elena Boschi condannato

maria elena boschi

Due anni e due mesi di reclusione. È questa la condanna per Giuseppe Dragone, il 45enne napoletano accusato di stalking nei confronti del sottosegretario Maria Elena Boschi e processato con rito abbreviato dal gup Rosalba Liso. Determinanti per il verdetto, le decine di email, prima piene di avances e poi di minacce, inviate per mesi all’allora ministro delle Riforme. Maria Elena Boschi non si è costituita parte civile nel procedimento. All’epoca denunciò i fatti, spaventata dalla frequenza con cui l’uomo tentava di contattarla. L’uomo venne arrestato il 3 novembre 2016 a Firenze mentre già pendeva una misura di custodia cautelare nei suoi confronti. Racconta oggi Il Messaggero:

«Ti ho dato due numeri miei», aveva preso a scrivere, nell’inverno del 2015, il disoccupato invaghito, «Se vuoi te ne posso dare altri. Spiegami. Chiariamoci. Ho visto che mi vuoi fare arrestare».
In realtà, Maria Elena Boschi aveva deciso di denunciare l’ammiratore potenzialmente pericoloso solo quando le invadenze erano diventate sempre più insistenti e farneticanti. «Tu sei il mio fiore. Ti amo», diceva una mail. E subito dopo: «Ma ti devo ammazzare». In tre mesi erano partite più di mille messaggi di questo tenore: quasi mille mail.. Dragone, afflitto da tempo da un disturbo della personalità, che non lo rende incapace di intendere e volere, aveva continuato a scrivere.
Il pm di Roma, Maria Gabriella Fazi e l’aggiunto Maria Monteleone avevano richiesto la misura di divieto di avvicinamento e lo stop assoluto di contatti anche attraverso il web. A novembre, invece, era scattato l’arresto.

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L’uomo, che soffrirebbe tra l’altro di problemi psichici, sarebbe stato sottoposto da tempo alla misura del divieto di avvicinamento verso la ministra e a quella dell’obbligo di dimora nel suo comune di residenza in Campania. Il 44enne però avrebbe violato le restrizioni, spingendo così la procura a chiedere al giudice un aggravamento con gli arresti domiciliari, poi concessi. Sempre secondo quanto emerso, nei giorni scorsi, prima dell’aggravamento della misura, sarebbe stato fermato per un controllo dalle forze dell’ordine anche in provincia di Arezzo.