Le accuse nei confronti di De Giorgi, napoletano 62enne, vanno dall’associazione per delinquere all’abuso d’ufficio fino al traffico di influenze, stessi illeciti contestati a Gianluca Gemelli, compagno della Guidi già inquisito

Alessandro D'Amato

Secondo quanto riportano oggi i quotidiani La Repubblica (nella sua edizione cartacea) e il Corriere della Sera (sul suo sito web), anche il capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato per traffico illecito di rifiuti nell’inchiesta di Potenza che ha già fatto dimettere l’ex ministro dello Sviluppo Federica Guidi. “A settembre scorso è stato notificato un avviso di proroga delle indagini al capo di stato maggiore della Marina, indagato insieme al compagno dell’ex ministro Guidi per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per una storia riguardante l’Autorità portuale di Augusta“, scrive Repubblica. Il quotidiano ricorda come De Giorgi, in scadenza di mandato, sia tra l’altro “l’ideatore di Mare nostrum” e il suo nome “sia circolato negli ultimi mesi per una candidatura al vertice della Protezione civile”. Parlando di accuse che vanno “dall’associazione a delinquere all’abuso d’ufficio”, Repubblica aggiunge che nel registro degli indagati dell’inchiesta di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa è stato iscritto anche un dirigente della Ragioneria della Stato, Valter Pastena.  “Non conosco sulla base di quali fatti il mio nome venga associato a questa vicenda. La cosa mi sorprende e mi amareggia, e tutelerò la mia reputazione nelle sedi opportune”, dice intanto De Giorgi.

L’ammiraglio indagato per traffico illecito di rifiuti

Le accuse nei confronti di De Giorgi, napoletano 62enne, vanno dall’associazione per delinquere all’abuso d’ufficio fino al traffico di influenze, stessi illeciti contestati a Gianluca Gemelli, compagno della Guidi già inquisito. Spiega Repubblica: « il suo incarico scade tra poco più di un mese e le notizie sul coinvolgimento nelle indagini sembrano destinate a segnare la fase finale di una navigazione condotta sempre sfidando le onde. De Giorgi infatti somma l’audacia dei piloti d’aereo all’esperienza del marinaio nel tenere la rotta in ogni situazione, nelle missioni militari come nelle manovre della politica: il mondo a cui ha scelto invece di dedicarsi il figlio Gabriele che, interrompendo la tradizione di famiglia, adesso è nello staff del sottosegretario Domenico Manzione».  Per quanto riguarda l’inchiesta Petrolio, aggiunge il giornale, un nuovo filone dei pm vedrebbe nel mirino il porto di Augusta ed il ruolo avuto dalle lobby. Gli stessi magistrati, per Repubblica, starebbero valutando l’ipotesi di chiamare a rispondere il ministro Boschi e l’ex ministra dello Sviluppo economico Guidi come persone informate sui fatti. Negli ultimi giorni il nome di De Giorgi era stato fatto tra i papabili per la Protezione Civile. Il quotidiano racconta anche dei suoi tentativi di allontanare il prepensionamento:

Sulla scia di questi successi e facendo leva sulla stima conquistata nell’entourage renziano – l’ammiraglio è l’unico alto ufficiale accreditato di un filo diretto con Palazzo Chigi – De Giorgi in questi mesi ha cercato di allontanare il pensionamento. Nonostante i meriti, le ipotesi di un rinnovo dell’incarico hanno incontrato resistenze in tutti gli ambienti della Difesa. D’altronde il suo orgoglio di marinaio non sempre lo ha visto allinearsi con le istanze di integrazione tra forze armate: nella sua visione, la Marina può intervenire autonomamente nello scacchiere mediterraneo grazie alle due portaerei, ai marò del San Marco e agli agguerriti incursori del Comsubin.

Nelle ultime settimane si era anche vociferato di una sua candidatura per il vertice della Protezione civile, proiettando su scala globale l’esperienza di Mare Nostrum. Finché dalla procura di Potenza non è arrivato il siluro dell’indagine. Basterà ad affondare un ufficiale e gentiluomo di lungo corso? Finora le sue frequenti apparizioni mediatiche gli avevano causato gelosie diffuse e qualche scandaletto di poco peso, come la circolare diramata nel 2012 che imponeva la disponibilità quotidiana di “spumante/champagne, biscotti al burro e mandorle tostate” per le esigenze del comandante della flotta. Ma quelle, appunto, erano noccioline rispetto alle contestazioni della magistratura.

Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina

Anche l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd) – ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sulle estrazioni di petrolio in Basilicata – è una “figura centrale” nelle indagini, con “prevaricazioni nei confronti delle imprese” per “rilasciare autorizzazioni in cambio di posti di lavoro”, e “pressioni sui manager per avvantaggiare imprese a lei vicine”, con l’obiettivo del “consenso elettorale”. I magistrati di Potenza lo definiscono senza giri di parole il “sistema Vicino”, un “punto di riferimento” dell’inchiesta. Accanto a lei l’ex vicesindaco, Giambattista Genovese (destinatario di un provvedimento di divieto di dimora). L’ex sindaco non solo usava il cellulare intestato alla Provincia di Potenza (di cui era assessore all’istruzione prima della riforma) per “usi personali”, e l’auto del Comune – una “Panda” – per “ogni esigenza personale” (dall’acquisto del pane, alla spesa al mercato, fino agli appuntamenti dalla parrucchiera), ma soprattutto sfruttava la presenza della Total nel suo “territorio” per “allargare il proprio consenso elettorale” trattando assunzioni e autorizzazioni con imprese e aziende. “Le autorizzazioni sono le nostre armi” per far assumere gente del posto, “e le dobbiamo utilizzare”, secondo quanto emerge dalle intercettazioni che riguardano Vicino, con tanto di “liste” di nominativi predisposte da sindaco e vicesindaco, e con la “minaccia che, in caso contrario, non sarebbe stato più emesso alcun provvedimento dal Comune in favore della Total”. Stesso discorso fatto ai rappresentanti delle aziende che riceveranno gli appalti, e che devono “soddisfare” le richieste dell’ex sindaco in termini di assunzioni, non solo per i lavori di realizzazione del centro oli di “Tempa rossa”, ma anche per le pulizie, il servizio di vigilanza e le mense. La donna, infine, “nell’affannato bisogno di realizzare le sue mire – scrive il gip nell’ordinanza – non disdegnava neppure di imporre agli imprenditori che alcuni lavoratori già assunti venissero ‘levati’ per far posto ai nominativi da lei segnalati”.

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Alessandro D’Amato

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