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Il giudice boccia il ricorso sui daini da abbattere alla pineta di Classe

Il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso degli animalisti contro l’abbattimento di 67 daini considerati in esubero nella pineta di Classe, nel ravennate, perché ritenuti pericolosi per la circolazione stradale e dannosi per l’agricoltura. Secondo i giudici è certa la competenza della Provincia di Ravenna, ovvero l’ente che aveva adottato la misura. Inoltre il provvedimento “appare motivato e pienamente sostenuto dagli enti che hanno concorso all’istruttoria” come “il Parco per il Delta del Po e l’Ispra”. Ma soprattutto “non risulta dimostrata l’ applicabilità e l’efficacia delle misure alternative” che potranno però essere “prese in considerazione per risolvere i non secondari problemi che l’intervento programmato lascia aperti”.
 
LA STORIA DEI DAINI NELLA PINETA DI CLASSE
La storia comincia circa un anno fa, quando il tema dei daini e del loro accrescimento esponenziale era considerato dai vertici della Provincia di Ravenna un’emergenza da risolvere mediante l’abbattimento. Decisione approvata dagli uffici competenti ed espressamente deliberata dalla Giunta dell’ente, la quale ha poi fatto retromarcia mostrandosi disponibile a individuare proposte alternative alla soppressione di questi mammiferi della famiglia dei Cervidi. Il dirigente del servizio provinciale aveva formulato la propria relazione tecnica evidenziando interruzioni alla viabilità ferroviaria e incidenti stradali provocati da questi animali durante l’ attraversamento della statale Adriatica e di via dei Lombardi. Ricorda il presidente UDC Giovanni Spadoni: «Di qui la decisione di procedere con la massima urgenza anche alla luce della segnalazione pervenuta dal mondo agricolo, – ma in realtà si trattava unicamente della segnalazione della Legacoop direttamente interessata perché proprietaria di uno dei poderi situati in una traversa della citata via del Lombardi e quindi soggetta all’invasione di campo da parte dei daini in discussione -. Nel mese di novembre 2013, quindi, il presidente della Provincia Claudio Casadio trattando l’argomento parlava di “fase approfondimento”, precisando come la cattura e l’eventuale trasferimento non fossero possibili prima della primavera. Ma a quale primavera si riferisse il presidente non è molto chiaro. A tutt’oggi, infatti, non vi sono delibere o provvedimenti al riguardo, e tra l’altro il previsto contatto con Safari Ravenna e Alfa 3000 teso a seguire un percorso alternativo all’abbattimento selettivo dei 236 capi censiti, resta solo una buona intenzione senza atti concreti. Tale situazione, oltretutto gestita con carattere d’urgenza dall’ente di piazza Caduti già da oltre un anno, fa emergere la necessità di realizzare interventi preventivi tesi a tenere continuamente sotto controllo la situazione con monitoraggi e mediante la realizzazione di barriere fisse o mobili antiattraversamento. Tali sistemi, oltre a tutelare le colture ed evitare pericoli per i mezzi in transito sulle strade, impedirebbero alla Provincia di spendere oneri elevati e di affrontare contenziosi giuridici con relativi indennizzi ai danneggiati a titolo risarcitorio, così come avviene per problemi analoghi provocati dagli ungulati nelle nostre zone collinari faentine”.
 
L’ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Nell’ordinanza si chiarisce che “il sopravvenire della scadenza del 15 marzo come necessario termine per lo svolgimento dell’attività venatoria, vanificherebbe del tutto le finalità di interesse pubblico che si intendono perseguire”. Il 9 febbraio sempre il Consiglio di Stato, con apposito decreto, aveva sospeso l’ordinanza della Provincia romagnola in attesa di entrare nel merito del ricorso presentato dalle associazioni animaliste “Vittime della Caccia”, “Earth” e “Animal Liberation” contro la Provincia stessa e il Cab (comprensorio cervese cooperativa agricola braccianti) ribaltando in quell’occasione l’ordinanza con la quale il 14 gennaio il Tar dell’Emilia-Romagna aveva invece bocciato analoga richiesta. Il ministero della Salute aveva poi fatto arrivare un parere all’ente ravennate nel quale si chiedeva di prendere in considerazione la proposta di un’animalista tedesca disposta ad ospitare i daini in esubero nella sua proprietà pagando spese di cattura e di mantenimento. Più di recente gli agricoltori hanno citato Provincia e Regione per oltre mezzo milione di euro di danni presumibilmente legati ai daini.