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Esplosione di Quargnento, la confessione di Giovanni Vincenti

quargnento eplosione 5 novembre 2019

Giovanni Vincenti, proprietario della cascina esplosa a Quargnento in provincia di Alessandria dove hanno trovato la morte tre vigili del fuoco, è stato fermato dai carabinieri che lo ritengono “responsabile dei delitti di disastro doloso, omicidio, e lesioni volontarie”. Vincenti nella notte è stato ascoltato per oltre cinque ore accompagnato dalla sua legale, Laura Mazzolini.

EDIT ore 9,30: Il procuratore Cieri fa sapere che il fermato ha confessato: ha fatto saltare in aria la cascina per tentare una frode all’assicurazione. La moglie è indagata a piede libero. Il proprietario della cascina di Quargnento nella cui esplosione sono morti tre vigili del fuoco, poteva evitare la tragedia. Lo spiega il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri. “La notte della tragedia Vincenti è stato informato da un carabiniere che il primo incendio era quasi domato – spiega il magistrato -. Vincenti non ha detto che all’interno della casa c’erano altre cinque bombole che continuavano a far fuoriuscire gas. Era intorno all’1, ci sarebbe stata mezz’ora di tempo per evitare la tragedia”.

Giovanni Vincenti: un fermo per l’esplosione di Quargnento

I carabinieri hanno soltanto comunicato di aver effettuato un fermo di polizia in relazione alle indagini, Repubblica scrive che il fermato è Vincenti. “Ho assistito all’interrogatorio, non posso dire nulla”, ha detto il legale lasciando gli uffici dell’Arma in piazza Vittorio Veneto. L’uomo si trova ancora all’interno della caserma. Il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri, ha lasciato in auto il Comando provinciale dei carabinieri, dove è stato ascoltato per ore Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina di Quargnento in cui sono morti tre vigili del fuoco. Il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti presenti davanti alla caserma di piazza Vittorio Veneto, limitandosi ad un “no” con la mano da dietro al finestrino dell’auto.

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Ieri una folla in lacrime, dentro e fuori la cattedrale di Alessandria, si è presentata lungo tutto il percorso del corteo funebre, per l’ultimo saluto ai tre vigili del fuoco morti nell’esplosione della cascina di Quargnento, Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo. Alle esequie, assieme ai 1500 colleghi delle vittime arrivati da tutta Italia, ha partecipato in carrozzina anche Giuliano Dodero, il capo squadra dei vigili del fuoco rimasto ferito. L’ultimo abbraccio è quello del presidente Giuseppe Conte ai parenti delle vittime. «Coraggio, facciamoci coraggio», ha detto il premier consapevole, come ha poi scritto su Twitter, che «nessun gesto o parola potrà consolare il dolore dei famigliari, intorno ai quali tutta l’Italia si stringe con affetto in un giorno così triste».

Le indagini sullo scoppio della cascina di Quargnento ad Alessandria

Secondo le indagini nell’esplosione programmata che ha ucciso tre vigili del fuoco chi ha innescato principio di incendio e scoppi a Quargnento, «è entrato e uscito senza forzare cancelli e porte blindate» anche se le prime risultanze parlavano di un’effrazione a una delle finestre. Invece chi ha organizzato il «tentato omicidio plurimo», causato dal «crollo doloso» dell’edificio alle porte di Alessandria, sapeva che sul retro c’è un passaggio agevole e che le telecamere di sorveglianza dell’ex maneggio non erano più alimentate dalla corrente elettrica.

TIMER CASCINA QUARGNENTO ALESSANDRIA
Il timer ritrovato nella cascina di Quargnento ad Alessandria

Vincenti, interrogato dai carabinieri nei giorni scorsi, la notte della disgrazia, quando un vicino gli ha telefonato («Gianni, c’è stato uno scoppio in casa tua») lui, al brucio, aveva detto: «Allora mi han fatto un dispetto». Chi? «Negli anni ho subito diversi atti dolosi», ma non era entrato nei dettagli. Le indagini seguivano fino a ieri tre piste: l’ambiente famigliare, diviso da litigi e denunce; quello professionale, legato al commercio di cavalli da concorso; quello di ex dipendenti, artigiani e vicini con cui i proprietari della cascina hanno avuto risse e pesanti controversie legali. In passato Giovanni Vincenti possedeva una pistola e girava armato. Armi e licenza gli sono stati sequestrati dopo la denuncia per stalking del figlio Stefano, che tre anni fa ha abbandonato la villa messa invano in vendita. Confermate le intimidazioni contro i proprietari: tre roghi dolosi, un pestaggio e cani avvelenati. Dietro, cause ricorrenti: liti di vicinato, debiti non pagati, presunte truffe nel commercio dei cavalli.

EDIT:  E’ Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina esplosa di Quargnento, l’uomo fermato la scorsa notte dai carabinieri per la morte dei tre vigili del fuoco. Lo rende noto il procuratore Enrico Cieri in conferenza stampa. C’è una tentata frode all’assicurazione dietro la tragedia di Quargnento per la quale i carabinieri hanno fermato la scorsa notte Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina esplosa in cui sono morti tre vigili del fuoco. Vincenti, ha spiegato il procuratore Cieri, “ha ribadito di avere agito per danneggiare le cose ma ha escluso la volontà omicida”. Il procuratore ha parlato di “confessione esaustiva pienamente”. Il timer era stato settato all’1.30 ma accidentalmente c’era anche un settaggio alla mezzanotte. Questo ha portato alla prima modesta esplosione che ha allertato i vigili del fuoco. L’esplosione doveva essere una sola ma l’errore nella programmazione del timer, collegato alle bombole del gas, ha provocato la tragedia. Giovanni Vincenti e la moglie erano “fortemente indebitati”. “Lo scorso agosto – rivela il magistrato – l’assicurazione dell’edificio era stata estesa al fatto doloso. Il premio massimale era di un milione e mezzo di euro”.

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