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Ma cosa voleva dire Giorgia Meloni quando ha detto che l'Italia non fece come la Bulgaria contro il nazismo?

@neXt quotidiano|

Giorgia Meloni

I rapporti con la storia, tra quelle ideologie che hanno devastato la prima metà del Secolo scorso. Rapporti tra gli estremismi rappresentati da nazismo e fascismo che hanno portato al secondo conflitto mondiale e a una lunga serie di crimini di guerra, anche oltre la guerra. Una lotta interna ed esterna: Italia e Germania, in quel periodo storico, erano seduti dalla parte sbagliata (quella più crudele) della storia del mondo. Unite, a braccetto, dietro la guida di Benito Mussolini e Adolf Hitler e dei deliri culminati nella stesura e approvazione unilaterale di leggi discriminatorie. Combattuti all’interno e all’esterno, ma per Giorgia Meloni – almeno in Italia – nessuno combatté realmente il nazismo.

Giorgia Meloni e l’Italia che “non fece nulla per opporsi al nazismo”

Nel corso della presentazione del libro del giornalista Virman Cusenza – che racconta proprio la storia di un avvocato anti-fascista che difese un giornalista vicinissimo a Mussolini -, la leader di Fratelli d’Italia ha provato a rivendicare un ideale anti-razzista del suo partito (e anche non anti-semita) sostenendo che i suoi iscritti difendano il principio di Nazione per cittadinanza (e allora perché avere paura dello ius soli?) e non per etnia. E tra i temi affrontati, inevitabilmente vista la trama del libro presentato a Roma, si è parlato anche del passato del nostro Paese. E, a un certo punto, Giorgia Meloni ha pronunciato questa frase:

“Io penso che chi sostiene che l’Italia non aveva le forze di opporsi ai nazisti dice il falso, la Bulgaria lo fece, si poteva fare e non si è fatto”.

Sintetizzando: l’Italia poteva opporsi al nazismo, ma non lo fece. L’Italia, quella guidata da Benito Mussolini che andò a braccetto (insieme a tutti i fascisti) con il nazista Adolf Hitler, non si oppose e non lottò contro il nazismo. E non lo fece – limitandoci alle politiche attive – proprio perché c’era il fascismo di Benito Mussolini. Insomma, seguendo alla lettera le parole di Giorgia Meloni appare evidente un controsenso.

Perché gli anti-fascisti (quelli che spesso vengono strumentalizzati dalla stessa leader di Fratelli d’Italia nelle polemiche, come quelle in risposta dei manifesti del coordinatore Sergio Rastrelli a Napoli, con tanto di saluto romano) hanno lottato contro il fascismo e contro il nazismo. Ed è anche grazie a loro che dopo anni di buio sono state sconfitte quelle due dottrine ideologiche e politiche che hanno devastato Italia e Germania provocando persecuzioni, deportazioni (per religione, politica e orientamento sessuale) morti, distruzioni e una guerra sanguinosa per tutti.

L’esempio fuori contesto della Bulgaria

In quel suo pensiero, inoltre, Giorgia Meloni ha fatto riferimento anche alla Bulgaria. Ma in che senso? Probabilmente la leader di Fratelli d’Italia fa riferimento a quel che accadde a Sofia nel 1943, quando Dimitar Peshev, vicepresidente del parlamento bulgaro, si oppose alla deportazione dei quasi 50mila ebrei bulgari. Un gesto coraggioso che viene ricordato ogni anno (e siamo proprio in quello stesso periodo dell’anno, dato che il tutto avvenne nel marzo del 1943) che salvò la vita a migliaia di cittadini che non furono mai consegnati alla Germania e condotti nei campi di concentramento. Ma si tratta di un paragone che lascia il tempo che trova. In Italia c’era una dittatura. Il Parlamento era inesistente e inconsistente. L’uomo solo al comando, Benito Mussolini, si era unito anima e mente alle follie di Hitler. E così fascismo e nazismo andarono a braccetto. E furono combattuti e battuti sul campo. Dagli anti-fascisti, in Italia.

(Foto IPP/Fabio Cimaglia/POOL/Bloomberg)