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Gina Cetrone: chi è l’ex Fratelli d’Italia e PdL arrestata oggi

Eletta con il PDL e la Polverini, candidata con la Meloni nel 2013, poi vicina a Forza Italia: una carriera tutta interna al centrodestra laziale fino agli arresti di oggi

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Una carriera politica tutta nel centrodestra laziale fino agli arresti di oggi. Gina Cetrone, nata nel 1971, per anni si dedica all’azienda di famiglia che produce olio extravergine. Negli anni ’90 si avvicina alle idee di Silvio Berlusconi con Forza Italia e successivamente con il PDL, ma l’esordio delle urne è nel 2009, alle Provinciali di Latina, con il Pdl Armando Cusani, che gli conferirà poi la delega alla valorizzazione dei prodotti locali, marketing e promozione territoriale.

Gina Cetrone: chi è l’ex Fratelli d’Italia e PdL arrestata oggi

Nel 2010 è inserita nel ‘listino’ della candidata governatrice di centrodestra Renata Polverini, e con lei entra nell’Aula della Pisana, per poi aderire al gruppo del Pdl; sarà anche vicepresidente della commissione regionale Commercio. Nel 2013 il passaggio a Fratelli d’Italia, partito con il quale si ricandida alle Regionali del 2013. Non viene eletta, ma ottiene circa 4mila preferenze. Nel 2015 lancia la sua candidatura a sindaca della ‘sua’ Terracina, con la lista ‘Si cambia’ ma qualche mese dopo deciderà di appoggiare il candidato sindaco di Forza Italia. Si tratta della tornata elettorale di cui si parla nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip. Negli ultimi mesi si era avvicinata a ‘Cambiamo’, il movimento del governatore della Liguria Giovanni Toti. Sulla stampa locale Cetrone è più d’una volta citata, e sono riportate sue dichiarazioni, come coordinatrice regionale del nuovo soggetto politico. Il comitato promotore regionale di ‘Cambiamo’ però puntualizza: “Non ha mai ricoperto incarichi nazionali e regionali ma ha semplicemente fornito la propria disponibilità a collaborare sul territorio provinciale di Latina: cosa evidentemente non possibile dopo i fatti contestati alla Cetroni, accaduti nel 2016 e di cui ‘Cambiamo’ non era a conoscenza”.

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Poi l’arresto di oggi insieme ad altre quattro persone (Armando detto Lalla’, Gianluca e Samuele Di Silvio e poi Umberto Pagliaroli) con le accuse, a vario titolo, di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso. I fatti si riferiscono al periodo maggio-giugno 2016. Ma di cosa è accusata Gina Cetrone? La storia è collegata ad Agostino Riccardo, il pentito della “mafia sinti” che ha raccontato in tribunale gli aiuti elettorali dei clan a FdI e Lega a Latina. In quelle testimonianze lui, ex esponente del clan dei Di Silvio (imparentati con i Casamonica), arrestato nel 2018 nell’ambito dell’inchiesta Alba Pontina sulla mafia sinti di Latina, aveva raccontato – secondo quanto ricostruito da L’Espresso – che 500 voti provenienti dalla curva del Latina Calcio erano stati “dirottati”- su richiesta dell’allora patron Pasquale Maietta – sull’ex PdL e ora senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini. Quei voti, secondo la ricostruzione del pentito, sarebbero dovuti andare a Gina Cetrone, ma Maietta decise di spostarli su Calandrini.

Di cosa è accusata Gina Cetrone

Secondo l’accusa nell’aprile del 2016, Cetrone Gina e Pagliaroli Umberto, quali creditori nei confronti di un imprenditore di origini abruzzesi, in relazione a pregresse forniture di vetro effettuate dalla società Vetritalia SRL, a loro riconducibile, richiedevano l’intervento di Di Silvio Samuele, Di Silvio Gianluca e Riccardo Agostino per la riscossione del credito in questione, previa autorizzazione di Di Silvio Armando detto “Lallà”, capo dell’associazione di stampo mafioso a lui riconducibile. Gina Cetrone e Umberto Pagliaroli dopo avere convocato il l’imprenditore presso la loro abitazione, gli richiedevano il pagamento immediato della somma dovuta, impedendogli di andare via a bordo della sua macchina. In tale contesto, Cetrone e Pagliaroli lo costringevano ad attendere Riccardo Agostino, Di Silvio Samuele e Di Silvio Gianluca, i quali, una volta giunti, lo minacciavano, prospettando implicitamente conseguenze e ritorsioni violente nei confronti della sua persona o dei suoi beni. In tal modo, gli stessi costringevano l’imprenditore a recarsi il giorno dopo in banca, sotto la stretta sorveglianza di Riccardo Agostino, Di Silvio Samuele, Di Silvio Gianluca e Pagliaroli Umberto che lo attendevano fuori dall’istituto bancario, e ad effettuare un bonifico di 15.000 euro a favore della società Vetritalia SRL, nonché a consegnare a loro “per il disturbo” la somma di 600 euro.

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Ci sono poi gli illeciti connessi a competizioni elettorali nella provincia di Latina. In dettaglio, Riccardo Agostino e Pugliese Renato, proprio su determinazione di Cetrone Gina e Pagliaroli Umberto, costringevano addetti al servizio di affissione dei manifesti elettorali di altri candidati alle elezioni comunali di Terracina del Giugno 2016, ad omettere la copertura dei manifesti della candidata Gina Cetrone, costringendoli ad affiggere i propri manifesti solo in spazi e luoghi determinati, in modo che i manifesti di quest’ultima fossero più visibili degli altri, conclude la Questura di Latina. Agostino e Pugliese, su indicazione della Cetrone e del marito, avrebbero poi costretto addetti al servizio di affissione dei manifesti elettorali di altri candidati alle elezioni comunali di Terracina del giugno 2016 ad omettere la copertura dei manifesti della stessa Cetrone costringendoli ad affiggere i propri manifesti solo in spazi e luoghi determinati in modo che i suoi manifesti fossero più visibili. L’ex consigliere regionale Pdl e il marito, come riportato nell’ordinanza, avevano allacciato un accordo con il clan Di Silvio che, in cambio di un contributo di 25mila euro, si sarebbe attivato affinché la candidatura della donna a sindaco di Terracina (con la lista ‘Sì, cambia’) avesse il massimo della visibilità alle elezioni. Visibilità da ottenere “tramite affissione anche abusiva” dei manifesti elettorali di Cetrone “a scapito di quelli degli altri candidati”. Nel provvedimento cautelare si fa riferimento all’episodio di violenza messo in atto ai danni di addetti al servizio di affissione. “Fateve il lavoro vostro e noi ci famo il nostro… non mi coprite Gina Cetrone sennò succede un casino“, è la frase di Riccardo Agostino, poi collaboratore di giustizia, confermata in un interrogatorio del 16 luglio 2018.

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