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La gaffe di Giletti sul diario della prima guerra mondiale di Dostoevskij (che è morto prima)

neXt quotidiano|

Giletti

Un errore bibliografico e anagrafico, nel tentativo di parlare del caso Dostoevskij che ha contraddistinto la scorsa settimana di dibattito in Italia. Il protagonista di questa gaffe è stato Massimo Giletti che, nel corso dell’ultima puntata della sua trasmissione “Non è L’Arena” (andata in onda domenica sera) ha detto – prima di essere corretto e di correggersi – che lo scrittore russo aveva parlato, in un diario, della prima guerra mondiale. Ovviamente non poteva essere così. Questo il video della gaffe (a partire dal minuto 30.30)

Giletti e la gaffe sul diario della prima guerra mondiale di Dostoevskij

Il conduttore di “Non è L’Arena”, con grande sicurezza, dice:

“Poi c’è quello straordinario diario scritto da Dostoevskij sulla prima guerra mondiale, sulle atrocità. Lo ha scritto lui. Cioè, la cultura russa fa parte della cultura europea”.

E se sulla seconda parte del discorso non possiamo che essere d’accordo, la prima frase è figlia di un errore bibliografico e anagrafico. Fedor Dostoevskij, infatti, è nato a Mosca l’11 novembre del 1821 ed è morto a San Pietroburgo all’età di 59 anni. Facendo un rapidissimo calcolo, dunque, lo scrittore russo è morto nel 1881 (il 9 febbraio), molti anni prima rispetto al primo conflitto mondiale. Insomma, non può aver scritto un diario (e non aveva poteri predittivi) su quegli anni che, per la prima volta nella storia, hanno coinvolto Paesi di tutto il mondo in un conflitto bellico.

E tutto ciò, infatti, è stato sottolineato anche dall’ospite in collegamento Massimo Cacciari:

“No, no, no. Scusi se la correggo. Dostoevskij sulla prima guerra mondiale non ha scritto niente, ovviamente, perché è morto prima. Molto prima”.

Giletti allora chiede scusa e dà, ovviamente, ragione a Cacciari su cui fa sponda parlando del famoso “Diario di uno Scrittore” (pubblicato nel 1973) in cui – dice l’ex sindaco di Venezia – c’è “una profezia incredibile sulla catastrofe” che ci sarebbe stata nel giro di pochi anni. Ma, ovviamente, si trattava di un’analisi storico-filosofica di quello status quo che, poi, 40 anni dopo, portò al conflitto mondiale che tutti conosciamo.

(foto e video: da “Non è l’Arena”, La7)