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Genova, la destra equipara fascismo e comunismo. È bufera

La maggioranza di centrodestra approva – con i voti anche di Italia Viva – un Ordine del giorno che propone di istituire un’anagrafe antifascista… ma anche anticomunista. Il Pd si astiene, poi si scusa

Palazzo Tursi Genova

Ci risiamo. Fascismo e comunismo messi sullo stesso piano. Antifascismo e anticomunismo alla pari come valori fondativi della nostra democrazia, come se la Storia di questo Paese si potesse cambiare a piacimento con un tratto di penna. O, almeno, è questo che il centrodestra ha provato a fare nel Consiglio comunale di Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza, attraverso un ordine del giorno a firma del capogruppo di Forza Italia, Mario Mascia – e approvato con i voti della maggioranza e quelli di Italia Viva – che propone di istituire un’anagrafe antifascista… ma anche anticomunista. Una provocazione grave in una città e in un Paese in cui il partito comunista – pur tra inevitabili contraddizioni storiche – ha incarnato, più di ogni altro, il concetto di Resistenza e ha contribuito a costruire l’Italia repubblicana e democratica, così come noi la conosciamo. Eppure, invece di votare contro, il Partito Democratico – così come la lista Crivello collegata all’ex candidato sindaco – ha scelto l’astensione, probabilmente tratti in inganno dal riferimento all’anagrafe antifascista istituito dal comune di Stazzema indicato nelle premesse dell’Odg. Un errore di valutazione che ha scatenato un polverone nel partito anche a livello nazionale, costringendo persino un maggiorente come Gianni Cuperlo a intervenire:

“Non so se lo faranno i consiglieri comunali di lì o il Pd della città di Genova. Lo faccio io per loro: dobbiamo solo chiedere scusa. E sperare che chi sa, chi legge, chi ha una coscienza politica e non solo, quelle scuse le accetti. A volte, sapete, tutto diventa faticoso. Molto” ha commentato amaro su Facebook.
Un appello che ha dato i suoi frutti, se è vero che l’intero Partito Democratico locale – e in particolare i consiglieri astenuti – si sono scusati pubblicamente e in modo accorato per quello che hanno definito “un errore di valutazione”.
Resta l’imbarazzo e la vergogna per l’ennesimo tentativo deliberato – e riuscito – di equiparare nazismo e comunismo, in una riedizione in chiave locale di quello che è avvenuto nel settembre 2019 al Parlamento europeo, dove si è votata a larghissima maggioranza una risoluzione che, di fatto, mette sullo stesso piano i crimini nazisti e quelli comunisti. Ma se quel voto era in parte giustificato dalla vastità dello scenario europeo e dalla complessità di tenere insieme storie ed eredità tra loro molto diverse, da Occidente a Oriente dell’Europa, a Genova, luogo simbolo della Resistenza, in Italia, a cento anni dalla nascita del Partito Comunista (oggetto di un altro Odg con cui la stessa maggioranza ha chiesto lo stop agli stanziamenti del governo per il suo centenario) e a un secolo ormai dalla Marcia su Roma, siamo di fronte alla solita, miserabile, propaganda di una destra incapace di riconoscere la profonda differenza tra una storia di orrore e terrore e una (almeno alle nostre latitudini) di civiltà e progresso.