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Gemelli: «Lucia Borsellino andrebbe eliminata»

gianluca gemelli federica guidi

In una delle intercettazioni dell’indagine Tempa Rossa Gianluca Gemelli, compagno della ministra Federica Guidi, viene beccato a insultare Lucia Borsellino, allora assessore alla Salute in Sicilia. La Borsellino è accusata di “fare carriera” con il suo cognome:

Quando Gemelli domanda a quale corrente appartenesse Fava, figlio di un giornalista ucciso da Cosa nostra, Cozzo risponde: «Fava è amico della Chinnici, sono tutti questi dell’Antimafia, il giro quello è…». E Gemelli, non sapendo di essere intercettato, aggiunge: «Ah minchia, l’Antimafia praticamente, perché questi qua… guarda quelli che utilizzano i cognomi dei martiri per fare carriera, fanno ancora più schifo degli altri… lei, la Borsellino, questa è gente che proprio andrebbe eliminata… però dicono sono bravissime persone… e va bè, se lo dite voi…».
«Andrebbe eliminata», dice proprio così Gemelli, riferendosi a Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino (ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992) ed ex assessore regionale alla Salute nell’Isola. Una frase, quella riportata in un rapporto della Questura di Potenza, che conferma come la Borsellino non fosse particolarmente amata dalle lobby siciliane. Ma che rimarca, in particolare, l’insofferenza di Gemelli e della sua combriccola nei confronti dei parenti delle vittime di mafia che fanno politica. Un’insofferenza espressa con parole agghiaccianti.

gianluca gemelli lucia borsellino
Il contesto dell’intercettazione è altrettanto significativo. Gemelli è preoccupato per un’interrogazione parlamentare firmata da Claudio Fava di Sinistra Italiana, figlio di Giuseppe Fava (fondatore de I Siciliani, assassinato dalla mafia nel 1984) sull’attività dell’autorità portuale di Augusta. I due, secondo gli investigatori, hanno un obiettivo comune: quello di mantenere un assetto, al vertice dell’ente, che possa consentire a Gemelli di perseguire i propri interessi in uno dei porti industriali più grandi del Mediterraneo. Quell’atto parlamentare di Fava è indigesto e da qui partono gli insulti a chi utilizza “i cognomi dei martiri” per fare carriera. E detto da uno che utilizzava la carica ministeriale della compagna, è significativo.