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Gabriella Mereu e il grande ritorno del rito della medaglietta nella vagina

Gabriella Mereu è viva e lotta insieme a noi. Mentre attende l’esito del ricorso che potrebbe confermare o annullare la sua radiazione dall’Ordine dei Medici la Mereu non ha certo smesso di diffondere il suo sapere nell’Interwebs e in affollatissime conferenze dove insegna ai suoi adepti i rudimenti della Terapia Verbale, il metodo terapeutico inventato dalla Mereu per curare qualsiasi malattia e riparare gli elettrodomestici che non funzionano.
gabriella mereu medaglietta nella vagina - 1

I sintomi della madre ricadono sui figli!1

Una delle pratiche magiche che hanno reso la Mereu famosa in ogni dove è il rito della medaglietta della madonna nella vagina. Si tratta di un vero e proprio rito al quale le malate devono sottoporsi per poter guarire dalla cistite. Il procedimento è molto semplice ma, come tutti i riti magici, deve essere seguito alla lettera altrimenti non funzionerà. La paziente dovrà infilarsi una medaglia della Madonna nella vagina e dopo averlo fatto correre a messa per poter ascoltare la parola del Signore. Con questa semplice, gratuita e religiosissima terapia la guarigione dalla cistite è garantita. La Mereu spiegò questo rito magico durante una serata organizzata in Provincia di Vicenza che all’epoca fece parecchio scalpore. Come spesso succede sul gruppo degli Amici di Gabriella Mereu la dottoressa racconta come è arrivata a sviluppare la terapia dei casi che le vengono sottoposti via mail, messaggio o anche al telefono (più rare sono le visite di persona). Di recente la Mereu ha raccontato il caso di una madre di quarant’anni il cui figlio è affetto da un tic molto particolare «batte le mani e scrolla le spalle come faceva Celentano quando cantava “24mila baci”». Nel mondo della Mereu questo tic non è altro che il manifestarsi di un sintomo della madre (la pelle secca delle mani) e del fratellino (anche lui soffre di pelle secca). Ma cosa c’entra Celentano? Semplice, nel ragionamento analogico della Mereu quei ventiquattromila baci sono il segnale di una carenza d’affetto che il bambino avrebbe “pescato” dall’inconscio collettivo (del resto Celentano non è che spopoli tra i giovanissimi). La Mereu costruisce così un mondo magico dove ogni gesto, ogni “sintomo” ha un rimando con una realtà che esiste soprattutto nella mente della “terapeuta” che è incaricata di trovare analogie tra la situazione del paziente e un vissuto individuale e collettivo.
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Ma al termine di questo tortuoso ragionamento la soluzione è sempre la stessa: la Mereu infatti prescrive sempre dei rimedi omeopatici (anche qui il rimedio viene consigliato “secondo analogia”), rimedi che risultano essere validi per molte malattie diverse, indipendentemente dalla loro genesi (che la Mereu cerca sempre di ricondurre ad una crisi tra maschile e femminile) e dalla loro eziologia. Ed è per questo che la dottoressa può permettersi di curare i pazienti anche al telefono o via Internet, quello che conta non è tanto quello che le raccontano ma quello che la Mereu sa già di dover rispondere secondo uno schema codificato. È la medicina alternativa, bellezza.