Opinioni

Al G20 solo parole, parole, parole contro l'austerity

Una vittoria per Angela Merkel e un pareggio che sa di sconfitta per Jean Claude Juncker. Non che da un G20 ormai antico come formulazione e capacità diplomatica ci si aspettasse di più, però ora abbiamo la certezza che nemmeno i grandi vertici servono a smuovere la Germania dalla sua posizione in Europa. E sappiamo anche che la guerra ai paradisi fiscali rende sempre più inopportuna la posizione di Juncker a capo della commissione, visto che il comunicato finale torna a criticare le entità che permettono il dumping delle tasse alle grandi aziende. Esattamente come il Lussemburgo. Dal quale si tornano a promettere i famosi 300 miliardi di fondi per gli investimenti in Europa, stavolta via lettera al presidente del Consiglio Europeo in carica Matteo Renzi e al presidente dell’Europarlamento Schultz. Ma chi ci crede, senza l’ok della Merkel?
 
PAROLE, PAROLE, PAROLE
Si chiude così un G20 fatto solo di parole. Nel comunicato finale le promesse sono tante. Le ricorda oggi Federico Rampini su Repubblica:

Il comunicato del G20 annuncia uno sforzo congiunto per accelerare la crescita, i Paesi che rappresentano insieme l’85% del Pil mondiale s’impegnano a realizzare un sovrappiù di sviluppo pari al 2,1%, aggiuntivo rispetto alla tendenza attuale, di qui al 2018. Gli strumenti? Investimenti in infrastrutture, riforme strutturali per la concorrenza e nuove misure per la liberalizzazione degli scambi. «Aumenteremo il Pil mondiale di oltre 2.000 miliardi di dollari, creando milioni di nuovi posti di lavoro», promette l’accordo. Ma gli investimenti infrastrutturali non saranno necessariamente pubblici. Possono essere attivati con capitali privati,attivati grazie alle banche di sviluppo e alle organizzazioni internazionali. C’è posto dunque per il cosiddetto piano Juncker di 300 miliardi d’investimenti europei. Non significa che i Paesi membri abbiano deciso di sforare i vincoli di bilancio, come il 3% di deficit/Pil. Non significa neppure che Berlino abbia deciso di rilanciare la domanda interna con fondi pubblici per le grandi opere.

Traballa invece sempre di più la posizione di Juncker:

Il nome di Juncker aleggia implicitamente nel documento finale dove si parla della «ottimizzazione fiscale delle multinazionali». E’ un eufemismo per descrivere la massiccia elusione d’imposte attraverso accordi sottobanco negoziati coi governi dei paradisi bancari e fiscali come il Lussemburgo. Lo scandalo Luxleaks, che espone le responsabilità di Juncker, ha spinto il G20 a promuovere «la trasparenza contro queste pratiche nefaste». Viene adottata una proposta dell’Ocse, che renderebbe quasi impossibili i comportamenti come quelli del Lussemburgo, costringendo i governi a divulgare alla luce del sole le condizioni di favore pattuite con le multinazionali. Il G20 promette contro l’elusione risultati concreti e definitivi a breve termine, addirittura nel 2015. Il negoziato a Brisbane su questo passaggio del documento sembra sia stato aspro e movimentato .Diverse fonti confermano che lo scandalo Luxleaks ha avuto un peso determinante per portare a una conclusione così precisa e drastica.

Ma il punto è che gli Usa sono insoddisfatti delle nuove misure annunciate dall’UE e le ritengono insufficienti in questa fase della crisi. Il piano da 10 miliardi della Merkel annunciato al G20 è una goccia nel mare del PIL tedesco, e il rischio è che l’UE impegnata nella corsa all’austerity rallenti la ripresa del mondo. E che questo a catena costituisca un danno per gli altri paesi che ancora hanno una fragilità di partenza per la loro ripresa.
 
INTANTO PUTIN…
Nel frattempo Vladimir Putin se n’è andato  da uno dei vertici più tesi degli ultimi tempi in cui Barack Obama e David Cameron, sostenuti dagli alleati occidentali, hanno accusato il presidente russo di aver violato gli accordi di Minsk facendo entrare di nuovo truppe ed equipaggiamento militare russo nell’Ucraina dell’est. Per ora non sono previste nuove sanzioni ma in questo clima da Guerra Fredda tutto può accadere. Come ha detto il premier britannico Cameron, “durante il G20 è arrivato un messaggio molto chiaro dall’Europa e dagli Usa alla Russia sul modo nel quale noi intendiamo affrontare la crisi ucraina nei prossimi mesi e nei prossimi anni”. A partire dalla questione degli accordi di Minsk. Se la Russia continuerà a violarli, ha avvertito Obama, il suo isolamento “continuera’”. “La Russia ha l’opportunità di prendere una strada diversa per risolvere la crisi in Ucraina nel rispetto della sovranita’ e del diritto internazionale – ha aggiunto -. Se lo farà io sarò il primo a eliminare le sanzioni che obiettivamente hanno un effetto devastante sull’economia russa. Se continuera’ a violare il diritto e gli accordi di Minsk, allora continuera’ anche l’isolamento della Russia”. Si tratta di un’apertura di credito ma del tutto condizionata, come altre ne sono state fatte in passato, e che non hanno ottenuto i risultati sperati, spesso facendo il gioco diplomatico-militare del Cremlino. La stessa linea è emersa da un incontro Usa-Ue tutto dedicato all’Ucraina. Il risultato: si deve continuare a spingere per una soluzione politica che passi per l’applicazione dell’intesa di Minsk. Dal canto suo lo ‘zar’ Putin ha mantenuto la solita calma. Almeno nelle dichiarazioni ufficiali, sembra essere stato per lui un vertice “dall’atmosfera costruttiva”. “Effettivamente, alcuni dei nostri punti di vista non coincidono, ma le discussioni sono state complete, costruttive e molto utili”, ha aggiunto. Anche la sua uscita di scena con largo anticipo e’ stata minimizzata. Il viaggio e’ lungo e “preferisco arrivare a casa per poter dormire almeno 4-5 ore prima di tornare al lavoro lunedi’”. Insomma, una questione di sonno. Non se ne e’ andato pero’ senza far sapere cosa pensa della situazione ucraina. Il capo del Cremlino ha affermato che la decisione di Kiev di isolare economicamente l’est separatista e filorusso del Paese e’ un “grave errore”. E di questo ora intende parlare con il presidente ucraino Petro Poroshenko. All’inizio del vertice ben pochi si aspettavano aperture o un dialogo aperto fra Usa-Ue da un lato e Russia dall’altro. Secondo gli osservatori, la scelta da parte di Putin di lasciare in anticipo il G20 a Brisbane si puo’ leggere come un nuovo strappo che potrebbe portare verso un ulteriore irrigidimento delle posizioni di Mosca. Tanto più  se Putin dovesse ancora a lungo ritrovarsi in una posizione che proprio non ama, quella di ‘paria’ della comunità internazionale.