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"Ridevano mentre mi pestavano", un nuovo caso vede coinvolti i fratelli Bianchi (prima dell'uccisione di Willy Monteiro)

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fratelli bianchi

Prima di Willy Monteiro. Prima di quella folle notte tra il 5 e il 6 settembre del 2020 quando colpirono ripetutamente a calci e pugni il giovane di origine capoverdiana fuori da un locale a Colleferro. La fama e la nomea dei fratelli Bianchi (Marco e Gabriele) era nota in tutta la zona di Artena e in alcune città dei Castelli Romani. Una storia fatta di violenza e spaccio che, spesso e volentieri, si concludeva con brutali pestaggi a cui i due fratelli assistevano ridendo, mentre i loro “sodali” facevano il lavoro sporco. Questo è il quadro che emerge dopo la condanna di un giovane che dovrà scontare tre anni di reclusione per lesioni e violenza nei confronti di un altro ragazzo che aveva un debito di “20 euro” con i due “gemelli”.

Fratelli Bianchi, le risate mentre i “sodali” picchiavano i loro debitori

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, la cornice all’interno della quale si muovevano Marco e Gabriele Bianchi si fa sempre più evidente e marcata. Nella sentenza di condanna emessa nei confronti di Andrea Cervoni – un amico dei fratelli – si parla di un episodio in cui la vittima (che aveva maturato un debito di 20 euro con loro per l’acquisto di sostanze stupefacenti) è stata selvaggiamente picchiata. E con lui anche il padre, intervenuto per difenderlo. Il “braccio” di questa azione è stato condannato, ma da lì si era aperta un’altra inchiesta proprio nei confronti dei fratelli Bianchi.

L’episodio citato è accaduto prima dell’aggressione e del pestaggio che hanno provocato la morte di Willy Monteiro. E si è arrivati a una condanna nei confronti di Cervoni solo nei giorni scorsi. E nelle motivazioni si offre un quadro preoccupante di come i fratelli Bianchi gestissero una piazza di spaccio e la conducessero con metodi violenti. Decisivo, ai fini di questa condanna, il racconto del giovane pestato a sangue a Lariano (sui Castelli Romani):

“L’acquisto dai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, o meglio materialmente me la porta Omar Shabani, che voi conoscete bene ed è il suo galoppino, la ordino da lui (Cervoni, ndr) che tutti sanno che poi è un uomo dei Bianchi”.

Poi il debito, le minacce e la missione punitiva nei suoi confronti (per mano di Shabani, che ha patteggiato nel processo sulla morte di Monteiro ed è diventato uno dei testimoni di quel procedimento giudiziario):

“Non sono riuscito a difendermi perché sono due lottatori di MMA e neppure ho provato, temendo un’ulteriore reazione. I fratelli Bianchi erano presenti all’aggressione, li ho visti, erano in disparte, come se controllassero l’esecuzione e ridevano”.

Un episodio che conferma il quadro accusatorio emerso solo nel settembre dello scorso anno, quando il nome dei fratelli Bianchi divenne noto al pubblico per l’omicidio del giovane chef a Colleferro. E le forze dell’ordine erano sulle loro tracce da diverso tempo, proprio perché protagonisti di quello spaccio, di quella violenza e di quel clima di terrore non solo nella loro Artena, ma anche nelle cittadine vicine.