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Francesca Mola: la tenente della Marina accusata di truccare gli appalti

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Due ufficiali della Marina e un imprenditore sono stati arrestati ieri in un’indagine per corruzione. Secondo i pm, una gara d’appalto da 11 milioni di euro è stata truccata in cambio di bustarelle. Sono il capitano di vascello Giovanni Di Guardo e la tenente della Marina Francesca Mola, 31 anni, pugliese, tenente di vascello della Marina militare italiana. L’ufficiale è la prima donna soldato a finire in cella. È stata infatti arrestata per turbativa d’asta. Per soldi, o per un contributo nella realizzazione di una villetta in via di costruzione, avrebbe partecipato alla manipolazione di un appalto da 11 milioni, come racconta oggi Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera:

C’è la parola del capitano di vascello Giovanni Di Guardo, della Marina di Taranto, arrestato per corruzione e turbativa d’asta. E ci sono le intercettazioni. L’una e le altre indicano che il tenente di vascello Francesca Mola, per soldi, o per un contributo nella realizzazione di una villetta in via di costruzione, avrebbe partecipato alla manipolazione di una gara d’appalto per servizi di manutenzione e pulizia alla Marina Militare da 11 milioni di euro. E ieri l’hanno arrestata, prima donna soldato nella storia a finire in cella.

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Francesca Mola: foto dal Corriere della Sera (19 settembre 2016)

Servendosi di un virus informatico per «entrare» nell’iPhone degli indagati, gli investigatori della Guardia di Finanza, hanno svolto accertamenti per tre mesi e mezzo anche con la collaborazione del ministero della Difesa. E il 16 settembre scorso hanno effettuato due arresti in flagranza: con Mola è stato fermato anche l’imprenditore Vincenzo Pastore (una condanna in primo grado per abuso d’ufficio) la cui «Teoma srl» aveva scalato i primi posti nella graduatoria grazie a tangenti versate in contanti e alla promessa di successivi vantaggi. E se Di Guardo (con una condanna per truffa militare all’attivo) appare come la mente di questa storia, sarebbe proprio lei, Francesca Mola, ad assumersi le responsabilità operative della turbativa d’asta. Mentre all’imprenditore non resta, secondo le accuse, che guadagnarsi una corsia di favore tramite varie dazioni

Anche Repubblica parla oggi della storia in un articolo a firma di Giuliano Foschini, nel quale si precisano meglio le posizioni dei due arrestati:

L’accordo corruttivo prevedeva una tangente complessiva da 200mila euro e un suv dell’Audi. Ma Di Guardo non poteva fare da solo. «Serve la piccinina», la ragazza. Chi? Francesca Mola, la tenente che Di Guardo aveva portato con sé da Roma per moralizzare. E per questo destinata al delicatissimo ufficio appalti. «Sono tutti convinti che sia la mia amante!» rideva con la fidanzata. «Ma io l’ho presa e l’ho messa là perché ho capito che a questa qua i soldi gli piacciono!». E lei che ci guadagna? domanda la fidanzata. «Quaranta, cinquantamila euro (…). Su quello che guadagna quello (l’imprenditore, ndr) poi dopo facciamo le parti (…), magari le costruiscono una parte di casa invece di dargli i soldi: che so il soggiorno, la cucina, il tinello». Di Guardo aveva invece grande esperienza su come fare circolare il denaro.
Come lui stesso spiega a Pastore: «Ho una fiduciaria a Malta: da lì posso spostare i soldi sul conto corrente della piccina (la fidanzata, ndr) che c’ha in Romania, quindi faccio un’operazione estero su estero. Poi dal suo conto romeno passa i soldi a se stessa su un conto italiano». Chiarissimo. Mola è parte attiva del piano. Tanto che incontra in un appartamento a Taranto Pastore. E spiega, alla presenza di Di Guardo, che la situazione è difficilissima, perché la proposta concorrente è molto migliore. Trova la soluzione: consegna all’imprenditore amico l’altro progetto per copiarlo, apportando alcune modifiche. E poi ci penserà lei ad allegarlo dietro alla vecchia proposta, dove ci sono già le firme del resto della commissione. «Questa è fenomenale!», commentavano, orgogliosi, i commensali.

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