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«Così mi sono fatta rompere le ossa per 500 euro»

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Francesca Calvaruso, 27 anni, è una delle finte vittime che si è procurata una rottura delle ossa per simulare un incidente stradale e truffare le assicurazioni. Lei si è pentita e ha raccontato tutto agli inquirenti che hanno arrestato undici persone, considerate componenti della banda. Tra i capi e gli organizzatori di incidenti e uomini senza scrupoli che fratturavano le ossa c’erano anche un’infermiera dell’ospedale Civico, Antonia Conte, che forniva l’anestetico, e un perito assicurativo, Michele Caltabellotta. Spranghe, dischi di ghisa come quelli utilizzati in palestra e blocchi di cemento venivano utilizzati per provocare le fratture. Cinquanta gli indagati: c’è anche un avvocato. Una quindicina i falsi incidenti ricostruiti. Alcuni sarebbero stati inscenati anche a Milano, Torino, e a Messina. In un’intervista a Repubblica la Calvaruso racconta come sono andate le cose:

«Mi hanno spiegato che se mi facevo procurare delle fratture mi avrebbero dato subito 800 euro, e poi altri 34 mila con il risarcimento dell’assicurazione. Un sogno per me che sono sola e rischio di non vedere più i miei figli. Alla fine ne ho avuti solo 500».

Ci racconta cosa accadde il 4 marzo scorso?
«È il giorno in cui è stato inscenato il mio falso incidente. Mi hanno dato appuntamento alla stazone centrale. In auto siamo andati in un capannone a Bagheria. Un posto dove c’era anche un altro ragazzo e altre tre persone. Mi hanno detto che sarei stata vittima di un incidente insieme con un falso fidanzato. Anche lui era lì e gli hanno fratturato un braccio in quel capannone degli orrori».

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Foto da: Flickr

Poi?
«È stato il mio turno. Scene che non posso dimenticare. Mi hanno fatta distendere. Mocciaro mi ha iniettato per due volte l’anestesia. C’era anche la moglie, infermiera. Un uomo mi ha tappato la bocca, un altro mi ha messo una mano sugli occhi. Mi dicevano di stare tranquilla, io tremavo. Mi hanno fratturato prima il piede perché dicevano che era più doloroso. E infatti così è stato. Ma non dovevo urlare perché c’era il pericolo che qualcuno sentisse. Dopo è stata la volta del braccio».

Cosa hanno utilizzato per provocare le fratture?
«Alcuni dischi di ghisa, come quelli che si usano in palestra, di almeno cinquanta chili. Me li hanno scagliati contro. Mi scendevano le lacrime dagli occhi ma ho resistito per i miei bambini».

Foto copertina da: Pixabay

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