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Fortuna Loffredo, la donna che «non ha visto» Titò e la bambina

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In un servizio a firma di Gianloreto Carbone Chi l’ha visto? ieri ha raccontato la testimonianza di una vicina di casa della piccola Fortuna Loffredo, per la cui morte è accusato oggi Raimondo Caputo detto Titò, già in carcere per accuse simili. Nel servizio si dice che la signora abita all’ottavo piano del palazzo situato nel parco verde di Caivano. Per portare Fortuna Loffredo sul terrazzo Raimondo Caputo avrebbe dovuto passare davanti la porta di casa sua e lei avrebbe dovuto vederlo. Ma la signora dice di non aver visto nessuno quel giorno. «Questa è la porta di casa sua, quello è l’ingresso del terrazzo ma è sempre chiuso sul catenaccio», sostiene Carbone. «Non è successo da nessuna parte perché qui non è salito nessuno. Che mi portino in galera se l’ho visto. La porta d’estate è sempre aperta, se passava qualcuno lo vedevamo. Fatemi parlare con Titò, con Marianna, con la figlia, portatemi in carcere ma io non ho visto niente», risponde lei.

La testimonianza della vicina di Fortuna… di next-quotidiano
Gli inquirenti sostengono che quel terrazzo era aperto e che da lì sono passati Titò e Fortuna. Intanto la mamma di Antonio, il bambino morto a Caivano nello stesso palazzo in cui è stata uccisa la piccola Fortuna, compagna di Raimondo Caputo, accusato dell’omicidio e dello stupro della bimba, è tornata in carcere. La donna era ai domiciliari con l’accusa di concorso in violenza sessuale ai danni di una delle figlie. A carico della donna i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di aggravamento della custodia cautelare emessa oggi dal gip del Tribunale di Napoli Nord per violazione degli obblighi sulla detenzione domiciliare. La mamma di Antonio ha avuto in questi giorni, secondo i magistrati, contatti con estranei, tra cui giornalisti che si occupano dell’inchiesta sull’omicidio di Fortuna. Da qui la decisione di aggravare la custodia cautelare: la donna è stata prelevata dalla sua abitazione di Caivano e condotta nel carcere femminile di Pozzuoli. Una vicenda dunque non direttamente collegata all’inchiesta, ma che giunge proprio mentre i pm partenopei ribadiscono la volontà di fare piena luce anche sulla sorte di Antonio, morto un anno prima di Fortuna dopo essere precipitato dalla finestra dell’appartamento della nonna al settimo piano del “palazzo degli orrori”, nel Parco Verde a Caivano. L’ufficio inquirente sta valutando di dirottare l’indagine, in cui al momento viene contestato il solo omicidio colposo alla madre del bimbo, alla sezione specializzata guidata da Luigi Frunzio. Intanto il padre di Antonio, i nonni e gli zii, assistiti dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, hanno annunciato la costituzione di parte civile in un eventuale procedimento giudiziario sulla morte del bambino.