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Cinque foreign fighters tornati in Italia

Cinque «foreign fighters» inseriti della lista dei 53 che erano partiti per fronti di guerra islamici sono rientrati in Italia. Questo è il convincimento degli investigatori che lavorano alle indagini sui rischi di attentati terroristici in Italia. E che grazie a un “pentito” ora conoscono molto di più su intenzioni e abitudini degli estremisti.
 
CINQUE FOREIGN FIGHTERS TORNATI IN ITALIA
Tutto parte dal tunisino Jelassi Rihad: lui è stato reclutato e addestrato per diventare un jihadista. Nel 2010, insieme a due connazionali, ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri del Ros. La sua confessione ha consentito di sgominare una cellula in Puglia e ricostruire i legami con altri gruppi a Roma, Milano, Francia e Belgio. Sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini racconta come funzionano le cellule e il loro modus operandi:

Le carte processuali svelano adesso strategie e obiettivi dei fondamentalisti. Dichiara infatti Rihad: «I gruppi da quattro o da sei persone hanno un legame con altri ma non si incontrano così, dodici o venti in un appartamento. Si incontrano in moschea così tanti. Di solito c’è un capo che comanda 4 o 5 gruppi, un capo spirituale». I «reclutatori», come evidenziano i carabinieri, «a differenza dei militanti per così dire addettia compiti più strettamente operativi, non hanno un’estrazione povera e di emarginazione sociale, ma al contrario provengono da contesti socio-familiari agiati ed elitari, hanno una ottima cultura universitaria e spesso esperienze belliche significative».

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Il percorso di allenamento del terrorista provetto prevede la visione di filmati che spiegano la jihad e di guide religiose che raccontano il percorso del terrorista provetto fino al paradiso delle vergini. I pentiti parlano di lavaggio del cervello nei confronti dei giovani che si propongono:

Durante l’addestramento nei Paesi europei dove vivono, generalmente in maniera regolare,imparano anche dove e come colpire. Le indagini hannoaccertato che «il bersaglio civileviene privilegiato dai terroristidi estrazione islamica rispettoa quello militare, e loscopo di seminare il terrorenella popolazione assume unrilievo primario, superiore persinoagli effetti materiali dell’azionemilitare-terroristica insenso stretto».Per farlo «consultano i numerosi siti gestiti da gruppi fondamentalisti, da cui estrapolano documenti (anche audio-video) che hanno ad oggetto le istruzioni per la costruzione di ordigni esplosivi, per l’utilizzo di armi, per l’impiego di tecniche di sabotaggio e di incursione militare». Quando sono pronti vengono mandati all’estero per l’addestramento finale. Racconta Rihad: «Quando uno lascia il lavoro, lascia anche la casa e lascia tutto: è un gesto di essere molto disponibili.Oppure quando uno abbandonala fidanzata e poi ritiratutti i suoi soldi dalla banca è chiaro che questa persona ha intenzione di andare nella terra…per l’addestramento. Frequentando la moschea si conoscono le persone che, diciamo,ti aiutano, che conoscono le vie, si mettono in contatto,cioè, una catena».

Le rotte del jihadismo nei racconti dei pentiti sono tortuose. Da Roma o Milano passano per Peshawar in Pakistan, dove si arriva grazie ai documenti falsi attraverso Francoforte. Ma questo vale naturalmente solo per gli italiani.
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I FOREIGN FIGHTER IN SVEZIA E GERMANIA
Due giovani svedesi di origini somale sono invece morti combattendo in Iraq sotto la bandiera dell’Isis, secondo quanto scrive la stampa svedese. Il presidente dell’Associazione del Corno d’Africa in Svezia, Mahdi Warsama, ha reso noto che i due uomini, entrambi provenienti dalla città di Orebro, sono morti domenica in Iraq dove in passato si erano recati già molte volte. Secondo la fonte, le famiglie hanno a più riprese tentato di fermare i due proprio nel timore che si unissero ai combattenti dello Stato Islamico, ma inutilmente. Il fenomeno delle partenze di cittadini occidentali verso i paesi dove combatte l’Isis – Iraq e Siria – si e’ molto accentuato nell’ultimo anno soprattutto a partire dai paesi scandinavi. Dalla Svezia, secondo le ultime informazioni , sarebbero partiti almeno 300 giovani. Ieri il ministro degli esteri svedese Margot Wallstrom ha annunciato l’invio di militari svedesi in Iraq per addestrare i colleghi iracheni a combattere contro l’Isis in modo da mostrare un’assunzione di responsabilità anche da parte di Stoccolma nella lotta ai fondamentalisti. In Germania invece il governo della cancelliera Angela Merkel ha approvato un disegno di legge che permetterà di confiscare la carta d’identità valida per l’espatrio agli islamisti che si trovano sotto osservazione. Non è un mezzo risolutivo per stessa ammissione dei tedeschi  – anche perché abbiamo parlato di viaggi con documenti falsi – ma la Germania è convinta che sia un deterrente nella costruzione della difesa dal terrorismo. La gran parte dei radicali islamici in possesso di una carta d’identita’ tedesca possono raggiungere facilmente la Turchia, per poi passare senza troppi ostacoli il confine con la Siria. I servizi tedeschi sono a conoscenza di 20 casi negli ultimi tre anni, scrive il quotidiano Die Welt, ma il fenomeno e’ certamente piu’ imponente. Con la nuova legislazione, i sospettati potranno vedersi confiscare anche la carta d’identità, sostituita con un documento provvisorio con esplicito divieto di espatrio. Che tra l’altro i diretti interessati dovranno anche pagare dieci euro. Sono mesi che il governo tedesco sta preparando il giro di vite contro i radicali islamici, non direttamente collegato ai brutali attentati di Parigi. Fino a oggi circa 600 islamisti radicali sono partiti dalla Germania verso la Siria e l’Iraq. Secondo quanto reso noto dallo stesso ministro de Maiziere, scrive l’ANSA, circa 180 jihadisti sarebbero poi tornati. Trenta sono sotto stretta osservazione perché potrebbero colpire.