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Fontana indagato e la storia dei conti in Svizzera

La storia dell’avviso di garanzia al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana per la vicenda dei camici prima acquistati e poi donati da Dama SPA, ditta del cognato Andrea Dini in cui ha una partecipazione anche la moglie Roberta vede scendere in campo il governatore dopo il lungo silenzio mentre il suo avvocato sostiene di non vedere dove sia il reato

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Il giorno dopo è quello della difesa: la storia dell’avviso di garanzia al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana per la vicenda dei camici prima acquistati e poi donati da Dama SPA, ditta del cognato Andrea Dini in cui ha una partecipazione anche la moglie Roberta vede scendere in campo il governatore dopo il lungo silenzio mentre il suo avvocato sostiene di non vedere dove sia il reato nel comportamento del suo assistito, che ha prima ordinato un bonifico da 250mila euro all’azienda e poi, dopo la segnalazione all’Antiriciclaggio, lo ha annullato.

Fontana indagato e la storia dei soldi in Svizzera

Il Corriere della Sera spiega che Fontana vuole affrontare il consiglio regionale per spiegare la situazione e questo potrebbe avvenire già mercoledì:

Nella sua ricostruzione Fontana ricorderà di aver saputo, sì, che l’azienda di suo cognato si era fatta avanti per offrire camici alla Regione, ma di non essersi mai interessato alla procedura. «Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio — ha spiegato ieri l’avvocato Jacopo Pensa —. Non sono in grado di capire dove sia il reato, ma i pm sanno quello che devono fare ed evidentemente sono state fatte indagini che hanno implicato l’iscrizione a garanzia dell’indagato».

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La dichiarazione di Fontana sul sito di Regione Lombardia

Il Corriere spiega che Fontana il 17 maggio (benché poi il 7 giugno all’esplodere del caso dichiari «Non sapevo nulla della procedura», in ciò smentito dal fatto che invece sin dall’inizio sia stato il suo assessore Raffaele Cattaneo a informarlo) pregò il cognato, in un colloquio a voce di cui però esisterebbe un indiretto riferimento scritto, che non si facesse pagare le proprie fatture dalla Regione, in modo da disinnescare sul nascere quelle che Fontana paventava come possibili interpretazioni malevoli del nesso tra parentela e commessa. Poi, di propria iniziativa e all’insaputa del cognato, ordina il famoso bonifico:

Un bonifico che la milanese «Unione Fiduciaria» bloccò perché la somma, l’assenza di una coerente causale, le parti correlate, la qualifica «pep» del cliente (persona esposta politicamente), e la provvista da un conto svizzero dove nel 2015 Fontana dopo la morte della madre aveva «scudato» 5,3 milioni detenuti dal 2005 da «trust» alle Bahamas, erano tutti indici fatti apposta per far «suonare» i protocolli antiriciclaggio della fiduciaria e indurla a inviare una «Sos-segnalazione di operazione sospetta» a Banca d’Italia. Quella che – spiega il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli – mette in moto i pm Furno-Scalas-Filippini.

Fontana indagato per i camici: i sospetti sull’eredità della madre

La Repubblica invece spiega che all’attenzione degli investigatori ci sono i soldi gestiti fino a cinque anni fa tramite “trust” che sarebbero stati aperti nel 2005 alle Bahamas dalla madre allora 82enne e con il figlio beneficiario (quell’anno era presidente del consiglio regionale della Lombardia). Vogliono capire se è vero che quei soldi sono della madre di Fontana, che di professione faceva la dentista:

Dichiarati allo Stato italiano dieci anni dopo, alla morte della signora, quando sono diventati ufficialmente eredità del figlio (all’epoca sindaco di Varese). Un totale di 5,3 milioni di euro scudati tramite “voluntary disclosure” su cui ora i pm vogliono vederci chiaro e per cui hanno ordinato una serie di accertamenti tecnici alla Guardia di Finanza. A partire dal mandato fiduciario, ovvero l’insolito strumento con cui il governatore gestisce tramite una società 4,4 milioni di euro su conti svizzeri. Con un obiettivo principale: osservare eventuali incongruenze nei movimenti e provare a capire se quei soldi fossero davvero della madre di Fontana, come dichiarato nella voluntary, oppure no. Punto su cui la normativa non ammette errori.

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Il Messaggero invece spiega che l’avviso di garanzia è arrivato perché la Dama SPA non completò la fornitura dopo aver scoperto che non sarebbe stata pagata e cercò di vendere un terzo dei camici a una casa di cura lombarda. Nell’occasione Regione Lombardia non si è lamentata di nulla:

È questo passaggio che ha portato i pm milanesi a ipotizzare un nuovo reato nell’indagine sulla fornitura della Dama, azienda del cognato di Attilio Fontana (di cui la moglie del governatore detiene il 10 per cento) e ad iscrivere il nome del presidente della Regione sul registro degli indagati, in concorso con Dini e Filippo Buongiovanni, direttore generale di Aria, e un funzionario della società deputata agli acquisti della Regione. Perché, quando esplode il caso mediatico della fornitura affidata con trattativa diretta alla società del cognato del Governatore, il contratto viene trasformato in donazione,ma la Dana interrompe anche la consegna del materiale. Una violazione rispetto a quanto pattuito che avrebbe previsto un’azione legale da parte della Regione. Invece l’amministrazione non prende alcuna contromisura. Nonostante l’emergenza e la necessità dei camici. Il governo regionale non interviene e non chiede alla Dama alcun danno, come conseguenza della scelta unilaterale.

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