Fatti

Flavio Tosi a un passo dall'addio a Salvini

«Se il consiglio federale mantiene il commissariamento della Liga Veneta potrei dimettermi da sindaco e candidarmi a governatore contro Zaia»: Flavio Tosi è raramente stato più chiaro di così, e ora il guanto della sfida a Matteo Salvini è ufficialmente lanciato. Tosi ha parlato a Radio24 proprio mentre Salvini diceva a SkyTg24 e a Radio Padania che non aveva alcuna intenzione di convocare di nuovo il consiglio federale, e quindi Tosi adesso dovrebbe trarne le conseguenze e scegliere la via dell’addio al Carroccio.
 
TOSI A UN PASSO DALL’ADDIO A SALVINI
«Se il Consiglio federale della Lega mantenesse la posizione del commissariamento valuterei le dimissioni da segretario della Liga Veneta. Poi a quel punto liberi tutti», ha detto Tosi sulla radio di confindustria. «Spero che loro rivedano questa decisione presa, una decisione sbagliata», ha aggiunto. E alla domanda se possa addirittura candidarsi a governare il Veneto il sindaco di Verona ha risposto: «Io sono stato da sempre fin troppo leale e corretto, quindi ho sempre sostenuto la candidatura di Zaia. L’ho fatto anche lunedì scorso, salvo poi essere commissariato. Ora, se ci fosse una frattura ognuno poi deciderebbe liberamente. Ma se così fosse non avremmo certo provocato noi la situazione, noi abbiamo chiesto solo un diritto scritto nell’art. 39 dello Statuto della Lega, cioè fare le liste. Se loro portano avanti questa frattura, allora ognuno può fare quel che vuole. Posso rimanere sindaco, ritirarmi in seminario o anche candidarmi a governatore». Tosi ha spiegato le ragioni per cui ieri la Liga Veneta ha respinto il commissariamento: «Abbiamo deciso così a maggioranza per due motivi: uno è tecnico, perché serve un voto del Consiglio federale con maggioranza di tre quinti. Il problema sostanziale è il secondo: non è mai successo che la Liga Veneta venga commissariata a due mesi dal voto solo per fare le liste. E’ un atteggiamento irrispettoso, tanto vale che le realtà regionali vengano chiuse e si decide tutto a Milano. E’ una cosa profondamente scorretta». Infine, chiesto un parere dei suoi spesso burrascosi rapporti con i segretari federali (prima Bossi, ora Salvini), Tosi ha detto: «Io sono un uomo libero e diversamente da tanti altri antepongo la coerenza e la dignità a qualsiasi altra cosa».
 
E SALVINI RISPONDE
«Basta liti, chi sceglie questa via si mette automaticamente fuori. Quello che mi interessa è che i veneti rieleggano Luca Zaia, perché è bravo», ha invece risposto indirettamente Salvini. E ancora: «Basta tira e molla – ha detto il leader leghista, che ieri ha incontrato il sindaco di Verona per tentare una ricomposizione – ho fatto tutto quel che potevo fare, per quanto mi riguarda si lavora con Luca Zaia. Io ho finito di parlare di questioni interne – ha aggiunto – ci sono migliaia di aziende da sostenere, i sindaci abbandonati a se stessi… Ultima delle mie preoccupazioni sono le questioni interne al partito, io lavoro con Luca Zaia».  Tutta questa storia nasce quando Matteo Salvini viene eletto segretario della Lega Nord. All’epoca, afferma Tosi, si decide che sarebbe stato il sindaco di Verona il candidato premier della Lega Nord alle prossime elezioni. D’altro canto la scadenza della legislatura e la fine del suo secondo mandato a Verona più o meno combaciano. E Tosi è stato anche il secondo più votato in Veneto alle elezioni europee del 2014, contribuendo così alla vittoria di Salvini. E all’epoca aveva anche criticato la linea politica del segretario, in particolare sull’euro. L’ambizione di Tosi è quella di raccogliere altre forze intorno alla Lega Nord, e non nasconde una simpatia per Corrado Passera e Italia Unica, oltre che una sintonia con il Nuovo Centrodestra di Alfano. Un moderatismo che non gli appartiene, a guardare la sua storia politica, così come ancor meno dovrebbe appartenergli l’antipatia per i fascisti, visto che Umberto Bossi lo accusava di portarli nella Lega fino a qualche tempo fa. Eppure adesso proprio Tosi attacca Salvini per l’apertura a Casapound.
 
LA DERIVA A DESTRA
E non è un caso che Luca Baggio, presidente della Liga Veneta, batta proprio su quel tasto per rimarcare la differenza che ha portato oggi alla nascita del gruppo consiliare Impegno Veneto: «La deriva a destra di Salvini non mi piace. Il consiglio nazionale dovrà ribadire l’autonomia delle scelte così come prevede lo statuto federale della Lega Nord e l’autonomia della Liga Veneta», ha scandito Baggio.  «Sono con Tosi in segreteria nazionale e condivido le sue posizioni, è un amico. Tanti moderati non voterebbero Lega soprattutto dopo la svolta a destra», ha aggiunto l’altro fuoriuscito leghista, Toscani, secondo cui il Carroccio di Salvini è diverso da quello a cui si iscrisse nel 1987, che “aveva valori diametralmente opposti a quelli di oggi e a quelli che abbiamo visto sabato nel corso della manifestazione a Roma. E che ci deve fare riflettere, al di là di Zaia e Tosi“. Non è un caso che il terzo componente del gruppo sia Francesco Piccolo, eletto nelle fila del Pdl ma, una volta entrato in Consiglio l’anno scorso, subentrando all’ex assessore Renato Chisso dopo l’arresto e le dimissioni, iscrittosi al misto. Con il gruppo ci si può presentare alle elezioni senza l’obbligo di raccogliere le firme. E così potrebbe nascere quella lista di disturbo alla Lega che servirebbe a Tosi per contare i suoi. Ma su questo spetterà a lui decidere, anche perché Zaia è un leader potente e popolare e il rischio di figuraccia è dietro l’angolo.